Finanza & Mercati

Intesa, due anni per riportare in utile gli asset veneti

  • Abbonati
  • Accedi
Il riassetto del mercato

Intesa, due anni per riportare in utile gli asset veneti

Il primo responso è arrivato l’altroieri notte tempo da Standard & Poor’s: l’offerta di Intesa Sanpaolo sulle due ex popolari venete, se verrà accolta così come costruita, non avrà alcun effetto sul rating di Ca’ de Sass, attualmente BBB- (allineato a quello dello Stato). In pratica, gli analisti ritengono realistiche le promesse formulate da Carlo Messina: in fatto di capitale, destinato a rimanere all’attuale 12,8% di Cet1, ma anche di «politica dei dividendi». Una presa di posizione che arriva dopo quella del mercato, che da quando ha conosciuto i termini della «disponibilità» di Intesa ha premiato il titolo più degli altri bancari, ma che ora sposta la palla nel campo della banca. Che dovrà dimostrare, con i fatti, di essere in grado di estrarre valore da due banche che dal 2014 in avanti hanno sempre chiuso in rosso; alleggerendo la struttura (con il contributo dello Stato) e agganciando alla rete di filiali il business per lo più commissionale - wealth management, assicurazione, crediti - che finora ha consentito a Intesa Sanpaolo di distribuire 6,6 miliardi di dividendi negli ultimi tre anni.

Da domani mattina, se tutto va come dovrebbe andare, i clienti “buoni” di Popolare Vicenza e Veneto Banca diventeranno clienti di Intesa Sanpaolo. Che così inizierà la settimana da leader di mercato in Veneto, scavalcando in un colpo solo UniCredit e BancoBpm. Da quel momento sportelli e masse saranno annegati in quelli del gruppo, ma la sfida sarà quella di riportare in utile il perimetro appena acquisito: un traguardo che secondo gli analisti potrebbe essere raggiunto ragionevolmente nello spazio di due anni. Ma, come ha fatto Ubi nella recente acquisizione delle good banks, i conti ha senso farli in un orizzonte triennale, ed è così che nel 2020 - con l’integrazione a regime - gli asset in via di acquisizione potrebbero generare un contributo all’utile di gruppo pari a 389 milioni, secondo le stime di un accurato report elaborato da Equita Sim.

Secondo il team guidato da Giovanni Razzoli, nel 2018 l’impatto dell’acquisizione sarà negativo per 114 milioni sull’ultima riga del bilancio: l’utile netto di gruppo, così, potrebbe scendere dai 3,39 miliardi attualmente previsti a quota 3,27, scontando un impatto di 33 punt base sul RoTE. I primi effetti positivi potrebbero invece registrarsi nel 2019: 116 milioni il contributo all’utile dei nuovi asset (pari a 33 punti base in più di RoTE), che consentirebbero al gruppo di sfondare quota 4 miliardi. Nel 2020, si diceva, l’apporto dovrebbe salire a quota 389 milioni, per un RoTE di gruppo pari al 13%, di cui 108 punti base riconducibili agli asset veneti in fase di acquisizione. A regime, Equita calcola in 690 milioni le sinergie complessive, di cui 312 milioni riconducibili al taglio dei costi (strutture centrali e, soprattutto, esuberi): di qui l’importanza della trattativa condotta fino all’ultimo con il Tesoro e la Commissione europea sui contributi pubblici, destinati - in base alle ricostruzioni di queste ore - ad accompagnare all’uscita oltre 4mila persone, tra personale delle ex popolari venete e di Intesa Sanpaolo. Più del doppio di quanto previsto negli attuali piani di uscite anticipate formulati dai tre istituti: a Vicenza il piano al 2019 prevedeva circa 700 uscite, con 575 lavoratori potenzialmente prepensionabili con fondo esuberi, secondo la stima del sindacato dei bancari Fabi; a Montebelluna le uscite nel piano al 2020 erano 180, mentre Intesa Sanpaolo - che oggi conta oltre 89.100 dipendenti in Italia e estero - contempla circa mille uscite previste nel piano al 2020 e 332 lavoratori prepensionabili con fondo esuberi.

A conti fatti, la nuova realtà vedrà oltre 100 mila posti di lavoro e 6mila sportelli. Inevitabili, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, alcuni alleggerimenti per rispettare la soglia Antitrust che prevede una concentrazione massima del 30% delle masse in capo a un solo operatore. Un parametro che la nuova Intesa rischia di superare senz’altro in alcune aree del Veneto, Padova e Rovigo in testa, dove la presenza era già storicamente radicata: oltre alla chiusura di filiali ci sarà anche da mettere in conto qualche cessione, probabilmente, ma anche su questo versante la banca avrebbe chiesto di poter operare in tempi ragionevoli.

I NUMERI SUL TAVOLO
Principali indicatori di bilancio e di struttura di Intesa e delle due ex popolari venete. Al 31 dicembre 2016. In milioni di euro (Fonte: Elaborazione su dati di bilancio)

© Riproduzione riservata