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Todini: «Puntiamo a impianti per 110 mw»

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Todini: «Puntiamo a impianti per 110 mw»

  • –Laura Serafini

«In Italia c’è un bacino potenziale di 18 gigawatt di impianti fotovoltaici per un controvalore di 60 miliardi di euro ai quali la boutique Green Arrow Capital può guardare per le acquisizioni. Attraverso il fondo Radiant abbiamo già rilevato 19 megawatt istallati: il fondo è in grado, attraverso le efficienze, di ottenere un upside sul rendimento almeno del 2% da questi impianti. Con le nuove regole emanate quest’anno dal Gse, che consentono il revamping (cioè la ristrutturazione degli impianti, ndr), potremo ottenere un rendimento ancora maggiore. Riteniamo che entro un anno e mezzo saremo in grado raddoppiare gli asset del fondo e raggiungere il target della raccolta, pari a 150 milioni (oggi è a circa 80 milioni). Abbiamo già fatto due diligence su altri impianti, per 110 megawatt di potenza, sui quali concentrarci per acquisizioni ».

Luisa Todini ha lasciato la presidenza di Poste Italiane solo da qualche mese, ma ha già ha trovato il modo di investire tempo e attività su una nuova iniziativa sfidante. La manager, attraverso Todini finanziaria, è entrata con una quota del 10% nel capitale della boutique di investimento in fonti di energia rinnovabile e efficientamento energetico Green Arrow (di cui sono partner e fondatori Eugenio de Blasio e Daniele Camponeschi, oltre a Stefano Russo, Alessandro Di Michele e Francesco Maria Giovannini), conferendo le sue attività nelle rinnovabili iniziate 10 anni fa con Ecos. «Stiamo lavorando a un’importante acquisizione in Italia, con un altro partner, mentre stiamo partecipando a un’asta in Polonia - rivela Todini -. Per il secondo anno consecutivo Gac, che ha iniziato a operare nel 2012, ha distribuito ai soci un dividendo del 10% e con le nuove potenzialità legate al revamping degli impianti fotovoltaici il fondo Radiant potrà migliorare la sua performance». Nel giro di pochi giorni il fondo potrebbe aggiudicarsi nuovi asset per 5-10 megawatt di potenza.

La marcia in più che contraddistingue l’operatività del fondo Radiant rispetto ad altri fondi fa perno su un software tagliato su misura, che consente di monitorare in tempo reale gli impianti e verificare il buon funzionamento degli inverter e dei pannelli, per poter attivare interventi di manutenzione tempestivi. «Il fondo fa cherry picking - osserva Todini -. Facciamo shopping selettivo, ma questo ci ha comunque consentito di mettere assieme un portafoglio di tutto rispetto: gli impianti nel mirino sono incentivati con i conti energia e hanno una vita residua di 15 anni». Dal 2012 Gac ha mobilitato investimenti per 2,5 miliardi.

Nel frattempo la boutique sta preparando il lancio di un nuovo fondo, Clean Energy, per operare nell’efficienza energetica attraverso la Esco conferita da Todini Finanziaria. Target di raccolta 150 milioni e un rendimento atteso tra il 7 e il 9 per cento. «Stiamo ragionando con istituti di credito e istituzioni, come può essere la Bei, che ha lanciato un programma per investimenti nel settore - racconta la manager -. L’Italia ha un posizione di leadership nel settore delle energie rinnovabili e dello sviluppo sostenibile. In questo senso va sottolineato l’operato del Gse, che negli ultimi anni sta sostenendo il comparto con scelte lungimiranti. Serve, però, uno sforzo in più. Penso all’approccio che spesso gli istituto di credito in Italia ha nei confronti del piano per il quale una Esco chiede il finanziamento. Sono attività capital intensive (anche se con un ritorno rapido in tre anni) per le quali è necessario andare oltre il rating, e considerare l’effetto sul miglioramento della produttività dell’imprenditore presso il quale si programma l’efficienza e anche dell’impatto ambientale. Va in ogni caso riconosciuto a Intesa e a UniCredit, i maggiori istituti di credito del paese, di aver compiuto importanti passi avanti anche per acquisire competenze speficiche interne per valutare al meglio il settore e sostenere la crescita di questa eccellenza italiana».

Luisa Todini è anche presidente di Todini costruzioni (uscita dal perimetro di Salini-Impregilo oltre un anno fa), oggi controllata da un azionista kazako, Prime Holding, e un fatturato di 150 milioni. «Prime Holding ha investito sulla storia e sul brand - continua la manager -. Siamo forti nelle infrastrutture ferroviarie, soprattutto nel centro Asia. Ma puntiamo a crescere in Africa e nei paesi del Golfo. Ritengo che potremo raggiungere un portafoglio ordini per 400-500 milioni entro fine anno».

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