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Vivendi crea il trust per Persidera

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Vivendi crea il trust per Persidera

  • –Antonella Olivieri

Vivendi si porta avanti, con la costituzione di un trust, sul dossier Persidera, che questa mattina arriverà sul tavolo del board Telecom per una prima disamina, ma non ancora per deliberare sulla cessione della società dei mux (i canali per il digitale terrestre). Per avere dalla Ue l’ok al controllo di fatto su Tim, che si è materializzato con la nomina del board a maggioranza Vivendi, il gruppo presieduto da Vincent Bolloré aveva infatti preso l’impegno a intervenire sul punto critico individuato dall’istruttoria antitrust che riguardava appunto la sovrapposizione nel mercato dei mux di Telecom e Mediaset, facendo sì che Telecom ceda la quota in Persidera (80%, il restante 20% è in mano a Gedi). Un impegno inoltrato il giorno dell’assemblea che ha rinnovato il consiglio e, secondo quanto denunciato dalla società telefonica, al di sopra della sua testa. Cosa che aveva sollecitato l’interessamento della Consob.

A fine maggio la Ue ha comunque accettato l’impegno che prevede, trascorso un determinato periodo senza che si sia conclusa la vendita, il trasferimento della partecipazione in Persidera a un trust che dovrebbe occuparsene direttamente. In data 23 giugno, quindi, l’Antitrust europeo ha approvato la designazione, fatta da Vivendi, della società anomina parigina Advolis come “monitoring trustee”, col compito appunto di monitorare il rispetto dell’impegno preso.

Nella delibera della direzione concorrenza della Ue - un documento di 33 pagine firmato dal commissario Margrethe Vestager - si spiega che mentre è riconosciuto il controllo di fatto dei francesi su Tim, Vivendi non è invece ritenuta al controllo di Mediaset, nè solitario, nè congiunto, dato che la società televisiva è controllata da Fininvest con la quale oltretutto è aperto un contenzioso. Tuttavia la Dg Comp ha giudicato che anche con una quota di minoranza può esserci potenzialmente un effetto sulla concorrenza, con l’avvertenza che «ogni sviluppo che desse a Vivendi la possibilità di esercitare un’influenza rilevante (“decisive”) su Mediaset», dovrebbe essere oggetto di un distinto esame antitrust a livello europeo o nazionale, a seconda delle competenze. Analogamente - si legge nel documento - «la Commissione verificherà se la quota di minoranza di Vivendi in Mediaset possa influenzare le motivazioni di Tim nei mercati in cui compete o abbia “relazioni verticali” con Mediaset».

Curioso che tra le argomentazioni portate dai francesi in sede di istruttoria Ue ci sia il fatto che Vivendi dichiari che, per rispettare la delibera Agcom del 18 aprile scorso (dove si diceva,in sostanza, che non è possibile mantenere più del 10% sia in Telecom, sia in Mediaset), «la partecipazione in Mediaset dovrà essere interamente o in buona parte ceduta entro 12 mesi». E che la Dg Comp non abbia considerato valida l’obiezione, ricordando come Vivendi abbia fatto ricorso contro la delibera dell’Agcom e che comunque la decisione dell’Authority italiana «non impone «specificamente l’obbligo di disinvestire come unico rimedio alla violazione».

Oggi dunque al board Telecom ci sarà un’informativa sull’intricata vicenda, ma è già chiaro che all’operazione Persidera - come sollecitato dalla Consob - dovrà essere applicata una procedura di garanzia particolare sulla falsariga di quanto fatto per Tim Brasil, ai tempi in cui si sospettava che eventuali offerte d’acquisto potessero far gioco all’azionista Telefonica.

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