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Guadagnano più i fondi attivi o gli Etf? Tutti i risultati della sfida

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Guadagnano più i fondi attivi o gli Etf? Tutti i risultati della sfida

(Reuters)
(Reuters)

Guadagnano più i fondi attivi o gli Etf? La sfida tra le due filosofie di investimento (commissioni incluse) si arricchisce di un nuovo studio di Euclidea sim, che mette a confronto i risultati di tutti i fondi Ucits con quelli degli Etf più rappresentativi nelle nove asset class maggiormente rilevanti. I fondi Ucits, lo ricordiamo, sono quelli regolamentati dall’Unione europea, e in genere investono in asset quotati su Borse pubbliche.

La sfida declinata su nove asset class. Ecco i nove terreni di battaglia analizzati da Euclidea sim, con tra parentesi l’Etf scelto per il confronto: azionario Europa (iShares Stoxx Europe 600); azionario Stati Uniti (iShares Core S&P500 Etf); bond High Yield Euro (iShares High Yield Corp Bond Etf); bond Emerging in valuta forte (db Emerging Market Liquid Eurobond Etf); bond corporate Euro (iShares Core Corporate Bond Etf); bond Euro (iShares Euro Aggregate Bond Etf); azionario globale (iShares Core Msci World Etf); azionario emergente globale (Oicvm di Amundi Etf Msci Emerging Markets); bond Governativi Ue (iShares Core Govt Bond Ucits Etf). Gli analisti di Euclidea sim hanno confrontato questi Etf con tutti i fondi Ucits attivi di ciascuna asset class, includendo anche le commissioni di gestione - molto basse per i fondi passivi - e tenendo conto delle eventuali discrepanze strutturali tra l’Etf e l’indice che cerca di replicare.

Retail e istituzionali. Per ogni fondo attivo l’analisi prende in considerazione due share class, una istituzionale e una retail, a meno che il fondo abbia una classe unica (in quel caso è considerata sia istituzionale che retail). Lo scopo è quello di selezionare sistematicamente una classe retail e istituzionale per ogni fondo con ragionevole certezza. Inoltre, per la parte riguardante l’azionario, sono stati esclusi dal campione i fondi attivi con uno stile particolare dichiarato (valore, crescita, reddito e così via).

I risultati per l’azionario. È in particolare sull’equity che i fondi attivi escono con le ossa rotte dal confronto con gli Etf: questo ultimi vincono la sfida nell’87% dei casi, sul fronte retail. Ma vediamo meglio i risultati nelle singole asset class. Negli ultimi cinque anni solo il 3,9% dei fondi attivi retail che investono sull’azionario statunitense ha fatto meglio dell’Etf iShares Core S&P500, percentuale che sale all’8,2% per i fondi attivi istituzionali. E' andata meglio sull’azionario europeo, dove il 32,1% dei fondi attivi retail ha battuto l’Amundi Etf Msci Emerging Markets (il 39,3% nel caso dei fondi riservati agli istituzionali). Ma le performance della gestione attiva tornano a essere assai deludenti anche sull’azionario globale (solo il 9,3% di quelli retail sovraperformano l’Etf), e su quello emergente (con appena il 20% dei fondi retail che battono il “clone”).

I risultati per l’obbligazionario. Se passiamo invece sul terreno dei bond, scopriamo che i fondi attivi mostrano risultati migliori rispetto all’azionario, pur continuando in generale a sottoperformare le gestioni passive. Negli ultimi cinque anni, solo il 27% dei fondi attivi obbligazionari retail ha battuto gli omologhi Etf contro il 13% degli azionari (percentuali che salgono rispettivamente a 40% e 23% per i fondi destinati agli istituzionali). Bene in particolare i fondi high yield obbligazionari europei, che nel caso della clientela retail battono l’Etf nel 54% dei casi (percentuale che sale al 75% per gli istituzionali). In ogni caso nel passaggio da classi istituzionali a classi retail, la percentuale di overperformance di queste ultime ha un calo molto più accentuato nei fondi obbligazionari che in quelli azionari: «il fenomeno è dovuto al fatto che le commissioni aumentano, nei fondi obbligazionari, in proporzione maggiore rispetto alla volatilità tipica dell’asset class», spiegano gli analisti di Euclidea.

Perché i fondi reggono meglio sul pianeta bond? Se sull’obbligazionario le gestioni attive si difendono meglio dallo strapotere degli Etf qualche ragione c’è. In primo luogo, i fondi possono beneficiare di emissioni primarie, spesso a sconto, mentre i bond di nuova emissione di solito sono inclusi nell’indice (e quindi nell’Etf) molti giorni dopo, tipicamente alla fine del mese. In secondo luogo, i “cloni” tendono a replicare gli indici col più basso numero di strumenti possibile, per evitare di incorrere in costi troppo alti: questo riduce ulteriormente il loro universo di investimento alle emissioni più rappresentative. Ancora: gli indici obbligazionari hanno dei vincoli in termini di rating, quindi se un emittente viene escluso o incluso nell’indice a causa di un downgrade o di un upgrade, i fondi passivi saranno costretti a fare lo stesso, mentre i manager attivi no. «I fondi obbligazionari operano su una superficie ruvida - riassumono gli analisti di Euclidea sim - con molte increspature dove possono annidarsi ritorni che sono difficilmente raggiungibili da un fondo passivo. I fondi azionari operano invece su una superficie molto più liscia, dove i ritorni non si possono “nascondere” tra pieghe strutturali». Ma la morale non cambia: in generale, conclude lo studio, una gestione attiva non vale le commissioni pagate rispetto a quelle “low cost” di un Etf.

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