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Tim, addio a Cattaneo con il no di fondi e sindaci

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IL RIASSETTO DI TELECOM ITALIA

Tim, addio a Cattaneo con il no di fondi e sindaci

(Reuters)
(Reuters)

L’era di Flavio Cattaneo in Telecom Italia si conclude con una buonuscita milionaria: 22,9 milioni «a titolo di transazione», spiega una nota della società, riferiti ai compensi dovuti sulla base del suo contratto d’ingaggio, «considerati in particolare il cosiddetto special award e l’Mbo, in relazione all’attività già resa come amministratore e al valore che risulta creato sulla base dei dati oggi disponibili». L’accordo inoltre prevede la corresponsione all’ad uscente di altri 2,1 milioni per il «patto di non concorrenza, di non sollecitazione e non storno della durata di un anno nei confronti dei principali concorrenti di Tim in Italia e in Brasile, soggetto a claw-back in caso di violazione di tali obblighi». Cattaneo quindi lascia con 25 milioni (lordi) di viatico, la metà di quello che gli sarebbe spettato secondo i conteggi iniziali relativi alle sue spettanze complessive. E con un pacchetto da 1,5 milioni di azioni ordinarie Telecom, del valore di mercato attuale di 1,26 milioni.

L’uscita anticipata del manager - che ha ricevuto i ringraziamenti di rito dalla società che lo ha liquidato - ha provocato però, come previsto, una spaccatura in seno al cda e tra gli organi sociali. In consiglio, assente giustificato solo Cattaneo, i cinque rappresentanti dei fondi avrebbero votato compatti per il no. Nella lista Vivendi - presente fisicamente anche l’ex presidente Franco Bernabè - non si sono invece registrate defezioni sulla linea tracciata dall’azionista di maggioranza che dovrebbe portare già al consiglio, convocato giovedì per la semestrale, a incoronare il nuovo team di vertice, senza lungaggini. Lo schema è quello di un triumvirato con il ceo di Vivendi Arnaud de Puyfontaine che resta presidente esecutivo, il vice-presidente Giuseppe Recchi che diventerà ad (di certo con le deleghe su Sparkle e la sicurezza, e probabilmente anche sul Brasile) e il chief convergence officer della media company transalpina, Amos Genish, direttore generale, che per il patto di non concorrenza che ancora lo vincola sul Brasile, non potrà toccare palla nel Paese Sudamericano fino a tutto il 2018.

Ma appunto, la spaccatura c’è stata anche tra organi sociali, con il collegio sindacale che ha dato parere negativo. Un no pesante, per quanto non vincolante, considerato che è in corso un’indagine Consob (che esercita la sorveglianza sui sindaci) per appurare la reale natura dell’influenza di Vivendi sul gruppo. È la seconda frizione nel giro di pochi mesi tra cda e sindaci che avevano sollecitato l’adozione di una procedura parti correlate per tutta la sfera Bollorè, sovrastante Vivendi. La posizione dei sindaci, dalla quale il precedente cda si era dissociato con l’astensione di Lucia Calvosa e Francesca Cornelli (riconfermate nel board per i fondi), ha prodotto poi l’adozione di una procedura volontaria per operazioni al di sopra di un certo importo.

Ora, primo atto del nuovo corso sarà una proposta di joint venture con Canal plus, la pay-tv del gruppo francese che ha chiuso il 2016 in rosso per quasi 400 milioni, che potrebbe arrivare sul tavolo del consiglio Telecom già giovedì, quando Cattaneo presenterà la sua semestrale e poi si allontanerà per lasciare che il board deliberi sulla sua successione. Cattaneo manterrà la carica di ad fino a venerdì, quando presenterà i conti agli analisti in conference call, e la carica di direttore generale fino a fine mese.

La motivazione del divorzio consensuale, riassunta nella nota Tim, è la seguente: «Dopo l’esecuzione dell’importante e straordinaria fase di turnaround aziendale (fatta da tutti i trimestri positivi in ogni linea che dimostrano un importante lavoro di riorganizzazione dei processi interni, piano di efficienza sui costi no core, piano dei ricavi che ha portato la società a incrementare i clienti e i ricavi come mai raggiunti negli ultimi dieci anni, incrementare gli investimenti core portando la società a recuperare la leadership nel mobile e coprire circa il 70% del Paese con la fibra)», Telecom «darà vita a una seconda fase del piano di rilancio aziendale di tipo ordinario che prosegua verso gli obliettivi fissati dal dott.Flavio Cattaneo, primo fra tutti il piano fibra». Logico, no?

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