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I miliardi dei Paperoni saranno gestiti da Apple, Google e Facebook?

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tecnologia e finanza

I miliardi dei Paperoni saranno gestiti da Apple, Google e Facebook?

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In pochi l’hanno notato, ma l’ultima edizione fresca di stampa del rapporto sulla ricchezza mondiale redatto ogni anno da Capgemini (il World Wealth Report 2017) contiene al suo interno una chicca in grado potenzialmente di cambiare volto all’industria mondiale del private banking.

Al suo campione di oltre 2500 milionari sparsi tra America, Europa e Asia, la società di consulenza francese ha infatti rivolto la seguente domanda: «Se una società tecnologica come Google, Apple, Facebook o Amazon offrisse servizi finanziari di gestione del patrimonio, potrebbe considerarvi suo cliente»? A sorpresa il 56,2% del campione ha risposto “sì”. Oltre la metà degli high-net-worth individuals, ossia coloro che hanno un patrimonio investibile di almeno un milione di dollari, si dichiara pronto ad affidarlo a società che di mestiere costruiscono smartphone o gestiscono social network.

È un atto di fede sorprendente nei quattro colossi dell’hi-tech mondiale. Ma Brian Sullivan, global head of financial services market intelligence di Capgemini, non è poi così sorpreso: le società tecnologiche possono sfruttare «agilità, velocità, trasparenza, ma anche l’abilità nel raccogliere e analizzare dati personalizzandoli», spiega, aree dove la tradizionale consulenza patrimoniale non brilla. «È poco probabile che Big Tech diventi un competitor diretto dei grandi brand del private banking, ma è verosimile uno scenario in cui si moltiplicheranno partnership e collaborazioni», conclude Sullivan.

Del resto, da tempo i colossi di Wall Street sono diventati delle specie di holding finanziarie. Una recente inchiesta del Financial Times condotta su dati della Sec (la Consob statunitense) ha scoperto che trenta multinazionali americane hanno in portafoglio qualcosa come 1,2 trilioni di dollari di attività finanziarie tra azioni, obbligazioni e liquidità. Tra loro ci sono Apple, Microsoft e Amazon, ma anche General Electric e Ford. In pratica, la Wall Street che conta con una mano si indebita (corporate bond) ma con l’altra acquista allegramente svariati asset finanziari, concentrandosi sulla loro qualità. E naturalmente le maggiori holding finanziarie sono proprio le regine dell’hi-tech, che traboccano di liquidità, in gran parte parcheggiata all'estero.

Altro che smartphone, motori di ricerca e social network, ormai Big Tech si è insomma trasformata in un colossale gestore del proprio risparmio. Con la particolarità di una grande attenzione al controllo del rischio, che a volte manca negli aggressivi hedge funds tradizionali. Forse i ricchi, che si ricordano bene la sberla di Lehman Brothers, hanno ragione: in futuro Cupertino e Palo Alto potrebbero rivelarsi degli ottimi asset manager. Innovativi e saggi allo stesso tempo.

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