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«Mani della politica sulla fondazione Mps»

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l’accusa di guzzetti

«Mani della politica sulla fondazione Mps»

Il presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti torna a puntare l’indice sull’ingerenza della politica nella Fondazione Mps e dunque sulla banca stessa. Un fenomeno che storicamente è stato sempre presente nella banca senese, ma che anche in queste settimane sta tornando di attualità. Guzzetti è stato sollecitato dai giornalisti durante la conferenza stampa per la presentazione dell’indagine gli Italiani e il Risparmio, a proposito della dichiarazione del procuratore di Milano, Francesco Greco, a proposito di fondazione bancarie come volano della politica nelle banche. «Questo non è vero - è sbottato Guzzetti -. Non mi pare che nella crisi della banche venete abbiano avuto un ruolo le fondazioni. Nel caso Mps sì, ma sono anni che denuncio l’anomalia dello statuto di quella fondazione, che non rispetta la legge Ciampi e dà troppi rappresentanti» alla politica locale negli organi collegiali della fondazione. Guzzetti ha denunciato il fatto che ancora in questi giorni la politica «sta cercando di mettere le mani sulla fondazione». Il presidente Acri ha difeso l’operato di Marcello Clarich, presidente della fondazione nonostante il fatot che questa oggi abbia una quota molto limitata nella banca. E ha denunciato il tentativo di destituirlo anzitempo per il parere chiesto al ministero dell’Economia, che ha il compito di vigilare sulle fondazioni, il quale ha ribadito l’indipendenza dei 4 membri della deputazione generale della fondazione indicati dal comune di Siena. «Il parere ha dato quattro ceffoni al sindaco», ha chiosato. Guzzetti ha poi parlato della nomina del governatore della Banca d’Italia. «Prendo atto con soddisfazione della conferma del governatore Visco - ha detto -. Evita un conflitto istituzionale ed era necessaria per evitare l’acutizzarsi dello scontro politico».

Guzzetti si è soffermato anche sul possibile trasferimento di partecipazioni di società quotate controllate dal ministero dell’Economia alla Cdp, di cui le fondazioni bancarie sono azioniste. Tra queste in pole position c’è l’Enav, la cui quota di controllo dovebbe essere ceduta nell’ambito delle privatizzazioni. «È un’operazione interessante per Cdp perchè Enav è una società che distribuisce dividendi», ha detto.

Altra cosa è invece il progetto di trasferimento delle quote di controllo di tutte le società quotate oggi controllate dal Mef, con l’obiettivo di rafforzare il patrimonio della Cdp. Il passaggio, in questo caso avverrebbe a titolo gratuito, con un aumento di capitale che diluirebbe la quota dei soci di minoranza della Cassa. «Ci hanno assicurato che un’ipotesi di questo tipo non è più allo studio - ha detto Guzzetti -. Se al di là della logica organizzativa che guiderebbe questo progetto ci fosse l’obiettivo di ridurre la partecipazione delle Fondazioni noi saremo sempre contrari. Per fare un’operazione del genere ci vorrebbe una maggioranza qualificata e lo statuto di Cdp ci riconosce un diritto di veto».

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