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Snam guarda oltre l’Europa: esportare know-how anche in Cina

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Snam guarda oltre l’Europa: esportare know-how anche in Cina

Il gas come fonte del futuro, la più indicata per accompagnare le rinnovabili nella transizione energetica, ma anche come un volano per le imprese italiane, pronte a mettere in gioco la propria competenza ed esperienza nel settore per conquistare il mondo. Il compleanno di Snam, che ha festeggiato 75 anni di storia con un convegno al Museo della scienza di Milano, è stato l’occasione per fare il punto sulle prospettive del settore e dei suoi protagonisti.

Nella convinzione che per vincere non basta più l’orizzonte italiano e probabilmente nemmeno quello europeo. «Esporteremo il know-how italiano all’estero –promette Marco Alverà, ceo del colosso dei gasdotti – E quando parlo di estero intendo un estero nuovo, Paesi come la Cina e gli Stati Uniti, che non hanno una Snam».

Per crescere oltre confine si punta a fare sistema, con collaborazioni che qualche volta hanno il sapore di un ritorno al passato, come quella appena inaugurata con Saipem, che era nata negli anni ’50 proprio da una costola di Snam.

Le due società questa settimana hanno firmato un memorandum d’intesa per esplorare insieme opportunità nell’intera filiera delle infrastrutture del gas – dal trasporto allo stoccaggio, agli impianti di Gnl – con l’intento dichiarato di«rafforzare il posizionamento di entrambe le società come partner di riferimento per il mercato mondiale»

«Questo accordo – ha spiegato ieri Stefano Cao, ceo di Saipem – ci permetterà di conoscere meglio le esigenze del mercato. Noi potremmo essere per Snam il motore per trovare soluzioni ai problemi».

Il Vecchio continente, almeno nel breve, resta comunque prioritario per Snam: «La nostra vocazione è continuare a rafforzare la leadership europea», precisa Alverà, confermando che la gara per la privatizzazione della greca Desfa «sta andando avanti e Snam è in corsa, abbiamo un concorrente».

Snam guarda «a tanti Paesi», prosegue il ceo. «Ma questo non vuol dire necessariamente acquisizioni. Per noi il miglior modo per crescere sono sempre progetti come il Tap, dove entriamo e poi investiamo e cresciamo investendo».

La storia di Snam si intreccia anche con quella di Italgas. Con lo scorporo e la quotazione di quest’ultima, circa un anno fa, «è stato creato circa un miliardo di valore per gli azionisti», ricorda Claudio Costamagna, presidente di Cassa depositi e prestiti. Entrambe le società possono ora «focalizzarsi sul proprio core-business». Nel caso di Italgas il presidente di Cdp intravvede «opportunità di sviluppo» nelle gare per le concessioni gas e un ruolo futuro come «polo aggregatore nel business della distribuzione del gas e potenzialmente dell’acqua».

Nel settore dell’energia la strada non è tutta in discesa. Nell’Oil & Gas in particolare tre anni di crisi hanno provocato un drammatico crollo degli investimenti, anche se si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel.

Fino al 2014, ricorda Cao di Saipem, «c’erano prezzi che giustificavano qualsiasi investimento pur di produrre un barile di petrolio o un metro cubo di gas in più». Questo approccio «ha causato danni alla funzionalità e alla struttura dell’industria. Ora la grande scommessa è ricostruire il rapporto coi clienti, diventando fornitori di soluzioni, più efficaci e più efficienti».

Il mercato del gas offre comunque prospettive interessanti: «praterie di crescita», le chiama Alverà, sottolineando che i conti di Snam «stanno andando bene, aiutati dalla crescita dei consumi di gas sia dall’elettrico che dall’industria» (il ceo conferma la guidance per 900-950 milioni di euro di utili netti nell’esercizio 2017).

«I prossimi dieci anni possono essere ottimi per il gas», concorda Jonathan Stern dell’Oxford Institute for Energy Studies, uno dei maggiori esperti mondiali del settore, intervenuto allo Snam 75 Partners’ Day. Anche se fino al 2030 la domanda in Europa si profila «stabile o in lieve declino», spiega lo studioso, dovremo comunque importare di più a causa del calo della produzione domestica. Inoltre «in molte altre aree del mondo, tra cui la Cina, la domanda di gas continuerà a crescere almeno fino al 2040, anche con la decarbonizzazione».

Il gas peraltro «è tra le soluzioni cruciali per la transizione energetica», ricorda Luigi Ferraris, ceo di Terna, invitando a pianificare con attenzione gli investimenti necessari ad accompagnare l’ulteriore crescita delle rinnovabili: «Bisogna trovare risposte come sistema», attraverso «un buon coordinamento e un’azione in sintonia su più tavoli».

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