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«Vitrociset in vendita ma non a Di Murro»

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«Vitrociset in vendita ma non a Di Murro»

  • –Angelo Mincuzzi

L’accordo per la vendita di Vitrociset con l’imprenditore abruzzese Antonio Di Murro è stato davvero firmato ma non ha avuto effetto perché l’ex manager di Avezzano non ha versato neppure un euro di quanto pattuito e il contratto è decaduto. La proprietà di Vitrociset - spiega Camilla Crociani de Bourbon, figlia di Edoarda e dell’ex presidente di Finmeccanica, Camillo Crociani, resta nelle mani della famiglia, anche se la decisione di vendere è ormai presa.

Nei giorni scorsi c'è stata un po' di confusione sulla proprietà della società. Chi è oggi l'azionista di controllo di Vitrociset?

Sono io stessa.

Antonio Di Murro, però, sostiene di aver acquisito dalla Croci International Bv il pacchetto di controllo della Ciset. Che tipo di accordi sono stati raggiunti con Di Murro?

È totalmente falso. Di Murro non ha comprato assolutamente nulla. Azionista di Ciset è la società olandese Croci Bv. La vicenda è estremamente fastidiosa e possiamo solo pensare sia tenuta in vita ad arte per danneggiare, temo, Vitrociset. Nel mese di agosto lo studio Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners ha avuto contatti con Di Murro, che sono poi sfociati nella firma di un accordo per la cessione di Ciset. Di Murro è risultato inadempiente e quindi l’accordo si è risolto automaticamente.

Di Murro avrebbe però inviato al governo la comunicazione per il “golden power”.

Lo abbiamo appreso dalla stampa. Ripeto, Di Murro non ha acquisito né Vitrociset né Ciset, quindi non so proprio - se è vera la notizia - che tipo di comunicazione si possa fare. Non è nostra intenzione intrattenere per il futuro alcun tipo di interlocuzione con questa persona. E l’azienda sta valutando l’opportunità di agire per le vie legali per tutelarsi a fronte di atti o dichiarazioni che possano recare danno diretto o indiretto all’azienda e alla sua immagine. Ritengo doveroso intervenire a tutela di Vitrociset che da 40 anni appartiene alla mia famiglia, e dei quasi 800 dipendenti.

Conosceva Di Murro?

Ho conosciuto varie controparti interessate a Vitrociset. Di Murro è uno di questi e, prima, non lo conoscevo. Si è presentato inizialmente in azienda. Era interessato anche alla parte immobiliare, allo stabilimento di via Tiburtina e a quello di via Salaria, che sono stati scorporati da Vitrociset.

La cessione di Vitrociset è ancora all'ordine del giorno?

Dopo 40 anni si è deciso di vendere l’azienda anche per questioni di priorità che a un certo punto prevalgono sul senso di attaccamento. Sono raramente in Italia e tenuto conto dei miei impegni non sono assolutamente in grado di dedicare a Vitrociset il tempo e le energie che meriterebbe per poter continuare a crescere anche con il sostegno attivo dell’azionista.

Quindi valuterete nuove offerte?

Abbiamo conferito un mandato in tal senso a primari advisor. Ferma restando la volontà di cedere, l’intenzione è di accettare un’offerta che valorizzi adeguatamente la società ma che nello stesso tempo sia proposta da soggetti che possano assicurare crescita e successo almeno eguali a quelli di questi anni.

Ci sono già state proposte?

Nel passato varie controparti hanno manifestato un interesse concreto per Vitrociset, dalla multinazionale Atos a imprenditori individuali sino a fondi d’investimento come Armonia. L'enterprise value della società è di circa 120 milioni di euro. Ma per diverse ragioni non si è arrivati ad accordi di cessione. La procedura è quindi ancora aperta e ci sono una serie di controparti interessate ad analizzare il dossier e che stanno avendo accesso ai dati.

Ma perché la catena di controllo di Vitrociset è così articolata e ha il suo punto di partenza a Curacao?

Non credo onestamente sia così complicata. Ho lasciato l’Italia nel 1976 e, rientrata in Europa nel 1992, vivo ormai tra Parigi e Monaco. La catena di controllo è coerente con la mia personale situazione e tiene conto di tutti gli elementi essenziali, come gli attivi detenuti e la mia residenza.

La sentenza della Corte di Jersey sostiene che gli asset conferiti nel Grand Trust, di cui siete beneficiarie lei e sua sorella Cristiana, sono il lascito di suo padre e non degli investimenti realizzati da sua madre Edoarda...

Mia madre non condivide assolutamente quanto si sostiene in merito agli attivi conferiti nel trust: sono attivi creati da mia madre. La Corte si è dimostrata assai più retriva di noi italiani perché di fatto conclude che non è concepibile pensare che una donna, grazie al suo impegno, sia riuscita a creare una realtà economica importante.

Eppure il ricordo dello scandalo Lockheed che coinvolse suo padre è ancora vivo in Italia.

Quando si parla di Vitrociset spesso si inizia parlando dell’affare Lockheed. È una vicenda di più di 40 anni fa di cui noi stessi abbiamo sofferto le conseguenze e, mi permetta di dissentire, è noto e vivo solo tra gli addetti ai lavori. Parliamo invece di Vitrociset e delle 800 famiglie legate a questa azienda, dei tecnici e ingegneri che per essa lavorano in Sardegna piuttosto che a Roma, in Belgio o a Kourou. Anziché immancabilmente ricordar loro l’affare Lockheed, andrebbero ringraziati perché l’azienda - anche per il loro contributo - si è potuta imporre tra tanti competitors in gare di rilevanza internazionale.

E adesso?

Spero solo che dopo questa tempesta “mediatica” il management di Vitrociset possa continuare a perseguire quel cammino di crescita previsto anche nel business plan. Sono già stati raggiunti risultati di grande rilievo, come la vincita della gara europea per la gestione del programma Galileo, che si aggiunge alla collaborazione con il Cnes relativamente alla base di Kourou in Guyana francese. E poi, il ruolo di fornitore dell’Esa sia in Olanda sia in Belgio, l’attività relativa alla piattaforma logistica digitale e i servizi connessi alla carta d’identità elettronica portata avanti dal Poligrafico dello Stato.

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