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La corsa dell'euro pesa sulle Borse. Giù petroliferi e Mediaset

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la giornata dei mercati

La corsa dell'euro pesa sulle Borse. Giù petroliferi e Mediaset

Andamento titoli
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La corsa dell'euro, arrivato fino a 1,1960 dollari sulle maggiori chance di una «Grande coalizione» in Germania, ha penalizzato per tutta la seduta i listini azionari europei che, dopo una settimana di generale recupero, hanno quasi tutti segnato una correzione: Piazza Affari ha chiuso vicina ai minimi di giornata con una flessione dell'1,07% nel Ftse Mib mentre Francoforte e Parigi hanno ceduto mezzo punto percentuale. In calo anche Londra. Le performance più pesanti nel paniere dei big di Milano sono state quelle di Bper (-3,3%) e di Banco Bpm (-2,8%) ma a pesare sull'indice sono stati anche i petroliferi (-2,4% Tenaris, -2,2% Saipem, -1% Eni), visto il dietrofront del greggio a tre giorni dal vertice Opec di Vienna, e le quotazioni delle società più esposte verso gli Stati Uniti come Buzzi (-2,2%), Cnh (-1,9%), St(-1,9%). In pausa Telecom Italia (-1,9%) e Mediaset (-1,6%) dopo che il cfo Giordani ha raffreddato la speculazione su accordi imminenti con Vivendi. In altalena Fiat Chrysler (-0,9% in chiusura) spinta questa mattina dai progetti di scorporo di Magneti Marelli e poi frenata sia dal fattore dollaro sia dalle indiscrezioni della stampa francese sull'inchiesta dieselgate in Francia.

Intanto a Wall Street si apre piatta una settimana chiave per il destino della riforma fiscale dell'amministrazione Trump sottoposta al voto del Senato Usa mentre domani si apriranno le audizioni al Senato per la conferma di Jerome Powell come prossimo presidente della Federal Reserve.

Fca sull'ottovolante per ipotesi spin off e rischio multa in Francia

Seduta sull'ottovolante per Fca. In mattinata il titolo è scattato sulla scia delle nuove indiscrezioni riportate sabato dal Sole 24 Ore in merito allo spin off della componentistica. Il progetto, già confermato dallo stesso a.d. Sergio Marchionne, dovrebbe vedere la luce nel primo semestre del 2018. Secondo quanto riportato dal Sole, Fca non ha ancora deciso se l'operazione riguarderà solamente Magneti Marelli o anche Comau, mentre l'esito dovrebbe essere il collocamento in Borsa del 50% della nuova entità, mentre il restante 50% sarebbe redistribuito direttamente agli azionisti del Lingotto. Il quotidiano parla di una valutazione compresa tra i 4 e i 6 miliardi, che contribuirebbe all'azzeramento del debito Fca alla fine del 2018. «Tornare a parlare del deal alimenta l'appeal speculativo, ma a livello quantitativo avrebbe effetto solamente in caso di valutazioni intorno all'estremo superiore del range ipotizzato», commentano gli analisti di Equita, che notano inoltre che se l'operazione prenderà corpo come ipotizzato dal Sole, Exor «riceverebbe circa il 14,6% della nuova entità (pari al 3-5% del Nav)» e che quindi «anche ipotizzando il voto doppio per gli azionisti di lungo termine la nuova entità sarebbe scalabile».

Le quotazioni hanno poi tuttavia subito una brusca frenata a in scia al rischio «dieselgate» in Francia. Secondo le indicazioni riportate da Le Monde, che cita il procedimento d'infrazione aperto dalla Direzione generale della concorrenza, consumo e repressione delle frodi (Dgccrf) trasmesso nel marzo scorso all'autorità giudiziaria, Fca rischia una sanzione da 9,62 miliardi e quindi superiore anche ai 5 miliardi che potrebbero essere comminati al gruppo francese Psa (Peugeot e Citroen). «La cifra figura nero su bianco sul verbale d'infrazione che sintetizza i fatti contestati a Fca», scrive Le Monde. Da parte sua, Fca France sottolinea che «Fca non è stata accusata di alcun reato in questa vicenda» e ribadisce che «sebbene non informata dei fatti riportati, sta collaborando con l'autorità giudiziaria francese». Fca France è convinta che «le accuse riportate dalla stampa siano prive di fondamento e deplora il fatto che informazioni relative alle indagini siano rese di dominio pubblico ancor prima che Fca abbia avuto l'opportunità di accedere ai documenti». Fca quindi «si riserva tutte le azioni appropriate per proteggere i propri diritti nel caso» e si dice fiduciosa «che la questione sarà chiarita a tempo debito».

Vendite su Mediaset, si raffredda speculazione su Vivendi
Oggi sono scattati i realizzi su Mediaset dopo che venerdì le azioni avevano guadagnato oltre il 4% sulla scia dell'attesa per un accordo commerciale sui contenuti televisivi con la joint venture Tim-Canal Plus e grazie alle nuove voci di pace in arrivo con i francesi di Vivendi (dallo scorso 10 novembre il titolo ha guadagnato il 12,5%) . E proprio il raffreddarsi della speculazione su questo secondo punto avrebbe dato il via alle vendite in Borsa, visto che proprio venerdì lo stesso cfo di Mediaset Marco Giordani ha lasciando intendere che un accordo con Vivendi non appare ancora imminente. Le parole di Giordani, che ha ammesso che il cda di Mediaset non ha ancora ricevuto alcuna proposta dai francesi «sembrano ancora una volta raffreddare le indiscrezioni su un imminente accordo con Vivendi», confermano gli analisti di una sim milanese.

Ferragamo e Terna a galla sul Ftse Mibi. Diritti Carige a picco

Pochi i titoli rimasti a galla sul Ftse Mib: solo Terna (+0,7%) e Salvatore Ferragamo (+0,68%) hanno viaggiato controtendenza, mentre Atlantia e Recordati sono stati tra i pochi a chiudere in parità. Fuori dal gruppo delle 40 big del listino milanese, è caduta di un altro 7% Astaldi che a metà dicembre sottoporrà agli azionisti l'operazione di aumento di capitale per massimi 35,7 milioni di euro con esclusione del diritto di opzione ai soci. Seduta pesante per i titoli Carige nella seconda settimana dell'aumento di capitale: i diritti di opzione per poter partecipare all'aumento, che sono negoziabili fino al 30 novembre, sono caduti del 61% a 0,0148 euro mentre le azioni sono scese del 2,83%. Dall'inizio dell'aumento, i diritti hanno perso l'88%. Le azioni hanno lasciato sul terreno il 15% circa.
Quanto agli altri indici, Parigi ha terminato le contrattazioni con un calo dello 0,56% mentre Francoforte ha ceduto lo 0,43% nel Dax30. Il Ftse 100 di Londra e' arretrato dello 0,25% guidato dal +1,8% di GlaxoSmithKline: un rimbalzo per il gruppo farmaceutico, tornato in Borsa di recente ai minimi da due anni, legato alla raccomandazione positiva emessa da Ubs ("buy"). Acquisti in tutta Europa sui titoli del settore aereo: oltre a Lufhtansa, tra i migliori a Francoforte, hanno
guadagnato Easyhet (+1,8%) e Iag (+1,3%).

Vola Time a Wall Street dopo l'accordo con Meredith

A Wall Street viaggia a vele spiegate il titolo di Time Inc. A spingere le azioni è l'accordo raggiunto con la conglomerata dei media Meredith, che rileverà l'editore newyorkese che pubblica il magazine omonimo e altri periodici come Fortune, People e Sports Illustrated, per 2,8 miliardi, debito incluso. Come si legge in una nota, Meredith, che controlla Better Homes & Gardens e Allrecipes, pagherà 1,85 miliardi di dollari in contanti, ovvero 18,50 dollari per azione, cifra che supera del 46% il prezzo di chiusura del 15 novembre, prima che iniziassero a circolare indiscrezioni sull'accordo.

Euro ai massimi da due mesi, spread con Bund chiude a 144 punti

Sul fronte dei cambi l'euro/dollaro si attesta a 1,1922 ai massimi da circa due mesi. Sul mercato valutario, anche lo yen giapponese è stato uno dei protagonisti della giornata: la valuta nipponica ha recuperato lo 0,8% nei confronti dell'euro (a 132,14 yen per un euro) e oltre mezzo punto percentuale nei confronti del dollaro (a 111,01 yen per un dollaro). Quest'ultimo valore e'
il minimo da meta' settembre.

Il petrolio Wti gennaio ha corretto anche sotto quota 58 dollari al barile, mentre il Brent a Londra è tornato in area 63,5 dollari al barile.. Titoli di stato tutti in progresso sul secondario telematico con rendimenti flettenti. I decennali italiani scambiati sul mercato Mts chiudono pressochè invariati rispetto all'avvio anche se il miglioramento dei corsi dei Bund, consolidato nel corso della giornata, ha portato nel finale ad una marginale riapertura dello spread. Il differenziale di rendimento tra il decennale italiano benchmark (Isin IT0005274805) e il pari scadenza tedesco si attesta così a 144 punti base dai 143 punti dell'apertura (149 finale di venerdì). Il rendimento dei decennali italiani si conferma in calo all'1,79%, stesso livello dell'avvio (1,86% alla fine della scorsa settimana). I Bonos spagnoli con un rendimento dell'1,48% hanno un differenziale con i Bund di 113 punti.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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