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Buona la terza per i fratelli conservatori

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Buona la terza per i fratelli conservatori

new york

Dark Money. Denaro oscuro. È il titolo del libro che l’anno scorso Jane Mayer ha dedicato alla saga, finanziaria e politica, dei fratelli David e Charles Koch. Cominciata con il padre Fred, tra raffinerie costruite nella Germania nazista e nella Russia stalinista e un debole per ideologie oltranziste - fu fondatore della John Birch Society dedita a un ruolo ultra-limitato del governo, schierata contro i diritti civili e che considerava persino Dwight Eisenhower comunista. Una fortuna accresciuta poi dagli eredi, che hanno eretto la Koch Industries in uno dei più grandi imperi aziendali non quotati, con oltre cento miliardi di dollari di entrate e attività dalla chimica alle miniere e ora nei media. Che hanno anche trasformato un’ideologia conservatrice radicale, quella dei libertari di destra americani, in un’influente armata intellettuale fatta di reti di think tank, dal Cato Institute alla Heritage Foundation, e di sostegno a cause e candidati conservatori a ogni livello, locale e nazionale.

Quel libro - e quel titolo - hanno scatenato controversie. Ma controverso è il ruolo dei Koch nella politica e nella società americane, un ruolo che adesso scrive un inedito capitolo con la cruciale partecipazione nel passaggio di mano di Time Inc e nella potenziale accelerazione di un rassetto mediatico nell’era della presidenza di Donald Trump. Con Trump i fratelli hanno un rapporto ambiguo, presidente detestato forse tuttora personalmente ma amato per le crociate vicine al loro credo su deregulation e tagli della tasse. Una delle riforme care ai conservatori è proprio la spinta a rivedere le regole nel settore “caldo” di media vecchi e nuovi, esemplificata dall’allentamento delle norme su proprietà e concentrazione e dalla proposta abolizione della net-neutrality, l’Internet aperto, che potrebbero incentivare consolidamenti. Un incoraggiamento particolare, temono però alcuni, potrebbe anzitutto arrivare a offensive del mondo conservatrice, sostenuto dalla virulenza della Casa Bianca contro le “fake news”, l’etichetta di “notizie false” affibbiata a tutti i critici dell'amministrazione. La scommessa riuscita del gruppo Meredith sostenuta dai Koch su Time Inc suscita oggi scalpore per questo: nonostante l’impegno a non influenzare la linea editoriale, la storia dei fratelli non è quella di tradizionali investitori passivi. In passato avevano preso di mira senza risultato anche altre testate di prestigio come il Los Angels Times e il Chicago Tribune. E il loro network di istituti avrebbe speso quasi 900 milioni di dollari in campagne politiche tra il 2009 e il 2016.

Time - reduce da screzi con Trump compresi i criteri di scelta del personaggio dell’anno - non è oltretutto un caso isolato. Un’altra operazione meno appariscente allerta sul rischio di due pesi e due misure e politicizzazione di merger e antitrust: il leader delle stazioni televisive Sinclair, da sempre su barricate conservatrici, procede in un deal da 4 miliardi per le tv di Tribune che le farà raggiungere il 72% del territorio nazionale. Questo mentre l’amministrazione ha deciso al contrario di opporsi alla combinazione AT&T-Time Warner, casa madre dell’odiata Cnn: ha citato danni ai consumatori e alla concorrenza, un’obiezione rara a merger verticali - cioè tra piattaforme di distribuzione e produttori di contenuto.

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