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Perché le banche too big to fail ingrassano invece che dimagrire

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a 10 anni dalla grande crisi

Perché le banche too big to fail ingrassano invece che dimagrire

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Nella sua recente audizione al Senato americano il presidente in pectore della Fed Jerome Powell ha dichiarato che le banche americane non sono più «troppo grandi per fallire». Powell si è inoltre espresso a favore della revisione della regolamentazione del settore finanziario proposta dall’amministrazione Trump allo scopo di “rendere più efficienti” le regole adottate dopo la crisi finanziaria per prevenire salvataggi bancari a spese dei contribuenti.

La normativa adottata sia in Europa sia negli Stati Uniti ha indubbiamente rafforzato il settore bancario. Calcola S&P Market Intelligence che in 10 anni le 30 maggiori banche mondiali abbiano raccolto capitale per ben 1500 miliardi di dollari e oggi abbiano asset liquidabili di alta qualità il cui controvalore è 10 volte superiore ai livelli pre-crisi. Allo stesso tempo le grandi banche non hanno fatto però alcuno sforzo per risolvere uno dei grandi problemi emersi con la crisi: quello della dimensione.

La maggior parte dei 30 istituti di impatto sistemico individuati ogni anno dal Financial Stability Board (qui l’aggiornamento 2017) hanno oggi dimensioni significativamente superiori rispetto ai livelli pre-crisi. La prima banca americana per asset in gestione, Jp Morgan, oggi ha un bilancio da 2560 miliardi di dollari. Due volte tanto i livelli pre-crisi. La crescita di Bank of America è stata del 50% mentre i duemila miliardi di asset di Wells Fargo equivalgono al 300% in più rispetto ai livelli pre-crisi. In Europa la musica non cambia. Il colosso britannico Hsbc aveva 1860 miliardi alla fine del 2006 e oggi ha asset per 2490 miliardi.

La crescita maggiore in ogni caso si è registrata nelle quattro grandi banche cinesi che in media hanno triplicato i loro asset in 10 anni. La Industrial and Commercial Bank of China Limited aveva 1136 miliardi di asset alla fine del 2006 oggi ne ha per 3898. Più della Bce e poco meno della Bank of Japan.

Solo poche delle grandi banche di interesse sistemico si sono ridotte di dimensioni. Una di queste è Royal Bank of Scotland. Nel 2007 Rbs arrivò a diventare la quinta banca al mondo con oltre 3600 miliardi di dollari di asset in bilancio. La crisi e la nazionalizzazione gli hanno imposto tuttavia una drastica cura dimagrante a seguito della quale il totale degli attivi si è drasticamente ridotto attestandosi a quota mille miliardi di dollari a settembre di quest’anno.

L’unica banca italiana che fa parte dell’elenco delle banche di interesse sistemico è Unicredit il cui livello di attivi in questi anni è rimasto sostanzialmente stabile. Al 30 settembre di quest’anno Unicredit aveva 827 miliardi di asset a bilancio. Pochi di più rispetto a quelli registrati nel bilancio 2006.

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