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Tutti lo vogliono, ma a cosa serve?

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Tutti lo vogliono, ma a cosa serve?

  • –Pierangelo Soldavini

Con un valore moltiplicato di 50 volte in tre anni, la valuta che era nata come strumento di pagamento si è ormai imposta prevalentemente come mezzo di investimento ad altissimo rendimento - e altissimo rischio - per capitali in libertà alla ricerca di rendimenti in un mondo a tassi zero. Il bitcoin ha garantito finora grandi soddisfazioni come asset class, costringendo la grande finanza di Wall Street a rincorrere un mercato per sua natura al di fuori delle regole. Anche il Nasdaq e il broker Cantor Fitzgerald, secondo il Wall Street Journal, stanno valutando il lancio di contratti future sulla criptovaluta, sulle orme del Chicago Mercantile Exchange che entro fine anno aprirà le contrattazioni ai derivati che permetteranno di ridurre il rischio, con contratti regolati del tutto per contanti, per evitare ai grandi player l’imbarazzo di presentarsi su mercati non regolamentati. In Italia sono ormai stimati in 15-20mila i conti aperti in bitcoin.

Il surriscaldamento delle quotazioni ha fatto passare in secondo piano il ruolo primario di una valuta, quello di essere uno strumento di pagamento. Lo stesso meccanismo delle criptovalute, basato sulla certificazione decentrata da parte dei miners per ogni singola transazione, ha dato vita a un sistema macchinoso e lento: la trasparenza e la sicurezza della blockchain hanno come contropartita tempistiche che mal si conciliano con un denaro digitale che si muove in tempo reale. Dai Microsoft per i suoi games ai viaggi spaziali di Virgin Galactic crescono le aziende che accettano i bitcoin.

Ma la rivalutazione fino a oltre quota 11mila dollari ha confortato i teorici che indicano nella riserva di valore il vero ruolo del bitcoin: uno strumento che si propone come “oro digitale”, alla portata domani anche delle Banche centrali. Non c’è dubbio che da questo punto di vista nei primi anni abbia funzionato in maniera egregia, mettendo al riparo più che abbondantemente da un’inflazione inesistente. Come l’oro diventa quindi un bene rifugio, adatto per i momenti di crisi: non è un caso che tensioni internazionali come quella coreana coincidano con accelerazioni delle quotazioni.

Allo stesso tempo questo ruolo è sottolineato dall’uso sempre più frequente per le rimesse dei migranti in patria, soprattutto laddove il valore della moneta locale è minato da iperinflazione o sistemi bancari traballanti. Ne è un esempio lo Zimbabwe. Ma in tutta l’Africa ci sono più cellulari che conti correnti. E per trasferire il bitcoin non serve nulla di più di uno smartphone e della connessione internet. In Cina la criptovaluta sarebbe stata utilizzata a piene mani per esportare capitali, provocando il bando decretato da Pechino. Così come dietro l’anonimato (o meglio lo pseudonimato) che copre il bitcoin si nascondono attività illecite che vanno dai traffici illegali nel deep web alle richieste di riscatto degli hacker informatici fino al sospetto di riciclaggio di montagne di denaro da parte delle grandi organizzazioni criminali.

Le criptovalute sono anche alla base delle Ico, le offerte iniziali di valute che hanno spopolato quest’anno con oltre 3 miliardi di dollari raccolti: il lancio di nuove criptovalute è utilizzato per finanziare progetti e startup garantendo l’accesso a servizi, prodotti o a partecipazioni societarie. Pur in un clima opaco che rischia di favorire vere e proprie truffe.

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