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Al via il nuovo Montepaschi di Stato

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La questione bancaria

Al via il nuovo Montepaschi di Stato

(marka)
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Una donna alla presidenza del Monte dei Paschi. Una prima volta per Siena con l’elezione di Stefania Bariatti, già in consiglio da oltre due anni, scelta domenica sera dal ministro dell’Economia Padoan dopo il passo indietro del presidente uscente, e candidato in pectore per un nuovo mandato, Alessandro Falciai. Stefano Turicchi, capo della direzione finanza e privatizzazioni del Mef, occupa la vicepresidenza.

Questo il responso dell’assemblea della banca, la prima con la presenza del Tesoro azionista di maggioranza con il 68,2% del capitale. L’assemblea ha varato un cda allargato a 14 membri, con l’aggiunta dei tre rappresentanti indicati dalle Generali. Un’assemblea ancora una volta fiume, caratterizzata dal «realismo e non dal pessimismo» dell’ad Marco Morelli che ha delineato le difficoltà della sfida del piano al 2021.

«Io non faccio il pifferaio magico e non ho mai promesso nulla» ha detto Morelli in assemblea rammaricandosi per la lunghezza dell’iter della ricapitalizzazione: quasi un anno esatto dalla richiesta di intervento pubblico, il 23 dicembre 2016, fino al rinnovo degli organi di oggi. «In questi 12 mesi la banca non ha potuto marciare in un regime normale – ha detto Morelli - e solo da oggi può dedicarsi a tempo pieno al recupero industriale e commerciale». Nell’operazione-verità, l’ad ha voluto rimarcare che il tema è il recupero dei ricavi, problema che riguarda tutto il settore. Mps «deve recuperare anni di assoluta inattività commerciale» e lo deve fare con un braccio legato dietro la schiena: ossia i paletti imposti da Bruxelles che limitano, tra l’altro, gli investimenti.

A dare manforte al realismo di Morelli è lo stesso Padoan, che nell’audizione di ieri alla commissione banche si è detto «convinto» del fatto che il salvataggio pubblico si tradurrà «in un affare per lo Stato». Certo, spiega Padoan, l’investimento non va giudicato «in base al valore di oggi», perché le somme andranno tirate entro il 2021, data di uscita del Tesoro dal capitale del Monte. Ma per recuperare i 3,9 miliardi (e gli 1,53 destinati ai rimborsi dei risparmiatori colpiti dal burden sharing), il titolo del Monte dovrà correre: ieri ha chiuso a 3,84, mettendo a segno un +3,33% nel giorno dell’assemblea, ma resta a livelli lontanissimi dai 6,49 euro per azione pagati (a sconto) dal Tesoro.

Per Morelli non ha più senso lamentarsi delle condizioni imposte dal piano, con obiettivi «che nello scenario macro di oggi sono ancora realistici» nonostante i possibili effetti dell’addendum Bce sulle nuove sofferenze. Il recupero non sarà operazione da poco: «Se qualcuno pensa che in pochi mesi si possa tornare alla posizione di qualche anno fa si sbaglia, il percorso di recupero dei ricavi durerà tantissimo tempo».

Il Monte ha perso masse per 40 miliardi negli anni della crisi, di cui 12 miliardi di impeghi. Morelli davanti ai soci ha ribadito l’importanza dello sforzo degli oltre 24mila dipendenti. Il top manager ha rivelato che nelle trattative non è riuscito a ottenere un piano di incentivazione «per i dipendenti presenti sul territorio», e ha risposto alla polemica dei sindacati per la nomina di 49 dirigenti, ricordando di avere pochissimi strumenti per dare un riconoscimento per l’impegno totale assicurato nell’ultimo difficile anno. Il costo per queste nomine è ampiamente coperto nel 2018, ha sottolineato il top manager della banca, «dal taglio dei miei emolumenti per la carica di dg da 1,4 milioni a 460 mila euro».

Il Monte intanto si avvia a chiudere un anno con una perdita superiore alle aspettative dopo aver registrato 2,5 miliardi di rosso nei nove mesi portate a riduzione del capitale assieme alle perdite del 2016. Sull’andamento della banca, Morelli si è limitato a ribadire i segnali di miglioramento già evidenziati a inizio novembre e ad annunciare una migrazione di 500mila clienti sulla piattaforma di Widiba per migliorare la marginalità della banca.

Breve il congedo di Falciai in assemblea che ha ribadito la sua scelta autonoma di non ricandidarsi dopo la notizia dell’indagine a suo carico della magistratura per la società Mondomarine di cui è azionista. La scelta di Falciai dimostra «un esemplare senso istituzionale» ha commentato in assemblea Marcello Clarich, presidente della Fondazione Mps presente in assise per rimarcare il legame storico dell’ente ormai solo socio simbolico di Rocca Salimbeni.

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