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Patuelli verso il terzo mandato alla guida dell’Abi

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Patuelli verso il terzo mandato alla guida dell’Abi

In una fase che si preannuncia ancora complessa per il sistema bancario italiano, i vertici degli istituti grandi e piccoli puntano sulla stabilità alla guida dell'Associazione Bancaria Italiana e si apprestano a chiedere, all’unanimità, al presidente Antonio Patuelli di proseguire il suo incarico per un altro mandato. L’indicazione, raccolta da Il Sole24 Ore presso varie fonti bancarie rappresentate nell’esecutivo Abi, è frutto di una serie di consultazioni informali tra le grandi e medio-piccole banche e non ha ancora il crisma dell’ufficialità. E resta da vedere se vi sarà la disponibilità del presidente uscente, che ieri non è stato possibile rintracciare per un commento.

Per poter procedere alla nomina, servirà un’assemblea straordinaria dell’Abi che cambi lo statuto che attualmente prevede per la presidenza la durata massima di due mandati. La scadenza del secondo mandato di Patuelli è fissata a giugno 2018.

Patuelli era stato nominato alla presidenza alla fine del gennaio 2013 in sostituzione di Giuseppe Mussari, costretto a lasciare dopo l’esplodere del caso Monte dei Paschi. La scelta di Patuelli, che era ed è presidente della Cassa di Risparmio di Ravenna, era avvenuta su designazione delle banche piccole, secondo la regola dell’alternanza con le grandi che disciplina il governo dell’Abi. Alla scadenza del primo mandato a metà 2016 erano state le grandi banche, soddisfatte dell’operato del presidente, a proporre il rinnovo di Patuelli. Che ora si potrebbe, se troveranno conferma ufficiale le indiscrezioni raccolte da Il Sole, al terzo mandato su richiesta unanime del sistema bancario.

Tra i meriti riconosciuti dal sistema a Patuelli, insieme alla struttura dell’Abi guidata dal direttore generale Giovanni Sabatini, c’è soprattutto l’accresciuto ruolo politico dell’associazione sia in Italia che, soprattutto, in Europa. Oltre alla battaglia combattuta per arrivare a un esito più morbido di quello iniziale per le nuove regole di Basilea4, particolarmente apprezzata è stata l’azione di lobbying condotta per stoppare il cosiddetto Addendum sugli Npl della Vigilanza Bce. Partendo da un apparente isolamento italiano, l’Abi è riuscita a ottenere il pieno consenso della Federazione bancaria europea, oltreché di importanti associazioni bancarie estere come ad esempio quella francese.

Lo stop all’ossessiva problematica degli Npl da parte della Vigilanza della Banca centrale europea è il frutto di un lavoro di squadra italiana giocato dall’Abi in stretto raccordo con Roberto Gualtieri (presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo) e, pur nell’ambito del suo ruolo istituzionale, grazie al deciso intervento del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

L’idea di fondo che sembra circolare in questi giorni tra i banchieri italiani è che, trovandosi tuttora in una difficile fase di rimodulazione delle regole europee sulle banche, sarebbe rischioso privarsi dell’esperienza e del network politico in Italia e in Europa di Patuelli.

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