Finanza & Mercati

Kiko dei Percassi al riassetto del debito

  • Abbonati
  • Accedi
In primo piano

Kiko dei Percassi al riassetto del debito

  • –Carlo Festa

Kiko, leader italiano del retail della cosmetica con mille negozi in 21 Paesi del mondo, gruppo della famiglia Percassi, avvia il riassetto del debito.

È una fase complessa, quella che sta attraversando il gruppo della cosmetica retail posseduto dalla famiglia di imprenditori e immobiliaristi bergamaschi, proprietari dell’Atalanta. Fino a qualche tempo fa Kiko era un caso di successo e di grande crescita: ora è alle prese con un riassetto del debito bancario, che ammonta a circa 200 milioni di euro con 50 milioni di linea disponibile non ancora utilizzata. Allo studio ci sarebbe un riscadenziamento.Circa 100 milioni di questa esposizione fa capo a Generali tramite un bond sottoscritto dalla compagnia triestina, mentre la quota restante è costituita da prestiti di un pool di istituti tra i quali Bnp Paribas, Unicredit e in minore misura altre banche.

Kiko è stato uno dei casi imprenditoriali degli ultimi anni. Il gruppo ha proseguito con una crescita a due cifre fino a raggiungere nel 2014 circa 70 milioni di margine operativo lordo. Tanto da essere corteggiata dalle banche per una Ipo con mega-valutazione. Negli anni successivi arriva la lenta discesa della redditività: prima a 65 milioni di Mol per arrivare infine a meno di 30 milioni. Il calo porta alla rottura dei covenant con le banche. Nel luglio 2017 arriva però Cristina Scocchia, da L’Oreal: il primo semestre 2017 è negativo, ma nel secondo c’è un recupero. I ricavi finali arrivano a 610 milioni. A gennaio 2018 la crescita è del 10% superiore alle stime. L’azienda decide di investire 90 milioni nei prossimi tre anni.

Intanto inizia il processo che porta alla nomina di Bain come advisor sul debito. Le banche nominano Lazard, mentre Generali incarica Mediobanca di seguire il bond subordinato.

Ma bisogna tornare indietro di venti anni per capire il caso Kiko. La nascita di questa società sarebbe singolare e, per alcuni versi, fortuita. In ambienti finanziari si narra - non si sa quanto sia attribuibile a leggende metropolitane - che Stefano Percassi, figlio del fondatore del gruppo Antonio, fosse da giovane poco attratto dal settore immobiliare dove operava la famiglia e più affascinato dal glamour della moda.

Il padre Antonio, che ha sei figli, è infatti presidente della holding Odissea Srl di cui fanno parte marchi importanti, numerosi centri commerciali ma anche la società calcistica Atalanta, nella quale ha militato con un passato di buon difensore. Tanto che, dopo la morte del presidente Cesare Bortolotti, nella stagione 1990-91, assume la presidenza del club nerazzurro.

Nel 1997, così, Stefano decide di lanciare una nuova catena di cosmetici, Kiko, in un’area attigua al fashion. Il settore attrae attenzione e belle donne. Chiede il permesso al padre che gli concede una somma per l’investimento. L’inizio però non è dei migliori: viene decisa una fascia di prezzo alta e i prodotti restano invenduti. Dopo alcuni mesi Antonio Percassi consiglia al figlio di lasciar perdere l’esperimento: bella avventura, ma poco redditizia.

Allora viene deciso di svendere tutto a basso prezzo, utilizzando uno spazio in uno dei centri commerciali dei Percassi. E lì succede il boom: tutti i prodotti di Kiko vengono venduti nel giro di due giorni e i Percassi si rendono conto di avere tra le mani una macchina perfetta. Viene dunque individuato il corretto modello di business e inizia la crescita impetuosa che continua fino al 2014. Nel frattempo Stefano Percassi continua a investire in iniziative glamour assieme a Flavio Briatore nella Billionaire Italian Couture.

Ma la crescita a un certo punto si arresta e iniziano i primi problemi di Kiko, complice anche l’espansione estera. L’azienda apre punti vendita in Germania e soprattutto negli Stati Uniti. Proprio Oltreoceano le difficoltà sono evidenti e i Percassi decidono di chiudere gran parte dei negozi americani di Kiko a New York, Miami, Los Angeles e Las Vegas: ora, notizia di qualche settimana fa, è stata avviata sulla controllata Usa una procedura concorsuale (Chapter 11) volta a ripagare tutti i creditori.

© RIPRODUZIONE RISERVATA