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Borsa, prima settimana in rosso nel 2018. Pesano il tonfo di Wall…

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la giornata dei mercati

Borsa, prima settimana in rosso nel 2018. Pesano il tonfo di Wall Street, oil e realizzi

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Le prese di beneficio dopo un gennaio brillante, le vendite su petrolio e materie prime scattate parallelamente al rafforzamento del dollaro e il tonfo di Deutsche Bank a Francoforte hanno piegato le Borse europee, mentre Wall Street vive la peggiore settimana degli ultimi due anni.

Il sell-off a Wall Street è peggiorato ulteriormente a un’ora dalla chiusura con il Dow Jones Industrial Average arrivato a cedere nel finale ben 665 punti (-2,54% a 25520,96 punti; -2,12% lo S&P500 e -1,96% il Nasdaq). L’impennata dei rendimenti dei Treasuries e timori di rialzi dei tassi più numerosi del previsto da parte della Federal Reserve nel 2018 e il caos politico a Washington hanno pesato sull'umore degli investitori, che hanno puntato sulle vendite dopo avere vissuto da inizio anno un poderoso rally (il Dow ha chiuso con gennaio il mese migliore dal marzo 2016). Una serie di trimestrali deludenti come quella di Apple pesano ulteriormente.

C’è stato poi un ottimo rapporto sull'occupazione Usa a gennaio: un balzo dei salari che fa temere agli investitori una fiammata dell'inflazione e dunque una Fed più falco.

Inoltre, i trader non hanno voluto esporsi a una potenziale crisi istituzionale legata alla pubblicazione di un controverso memo non più segreto con cui i repubblicani - che controllano non solo la Casa Bianca ma anche il Congresso - accusano funzionari di alto livello all'Fbi e del dipartimento di Giustizia di essere stati di parte e di avere abusato della loro autorità sin dalle prime fasi dell'inchiesta sul Russiagate, volta a gettare luce sulla presunta interferenza di Mosca nelle elezioni presidenziali Usa del novembre 2016 e sulla potenziale collusione tra la campagna di Trump e il Cremlino.

Piazza Affari (il Ftse Mib a gennaio è salito del 7,5%) ha completato la prima settimana in calo del 2018 accusando un -1,44% nel FTSE MIB oggi e un complessivo -2,7%.

In fondo al paniere delle big Tenaris (-3,1%), penalizzata come gli altri petroliferi (-2% Saipem e -1,6% Eni) dalla netta correzione dei prezzi del greggio (-1,8% il Wti a 64,4 dollari al barile, -2,2% il Brent a 68,11 dollari). Male St (-3%) e Moncler (-2,7%). Prese di beneficio su Cnh (-2,4%), giù Fiat Chrysler (-2,3%) sulle statistiche di vendita di gennaio in Italia e negli Usa.

Si salvano Mediobanca (+0,6%), con il via libera Bce ai modelli interni utilizzati nella gestione del rischio di credito, e Ferrari (+0,6%) all'indomani della trimestrale. Seduta volatile sul fronte valutario complici i dati sul mercato del lavoro Usa che hanno mostrato un incremento oltre le attese di nuovi posti e salari: l'euro/dollaro che in mattinata era arrivato fino a 1,2518 è arretrato fino a 1,2409 per poi chiudere a 1,2449.

Cade Deutsche Bank: perdite per oltre 500 milioni nel 2017

A Francoforte ha perso oltre il 5% Deutsche Bank. Nel 2017 l'istituto ha realizzato una perdita netta di 512 milioni di euro a fronte di un effetto fiscale negativo, dei costi di ristrutturazione e del calo dei ricavi, scesi appunto del 12% a 26,4 miliardi, ma il risultato al lordo delle imposte, per la prima volta dal 2014, è tato positivo per 1,3 miliardi di euro. Tuttavia, Deutsche Bank ha registrato un brusco calo nell'ultimo trimestre dell'anno, che si e' concluso con una perdita netta di 2,2 miliardi, dovuta principalmente a un onere contabile di 1,4 miliardi di euro relativo alla riforma fiscale degli Stati Uniti. La banca ritiene comunque che la riforma, che prevede tra le altre cose un abbassamento dell'aliquota corporate dal 35 al 21%, avrà un impatto positivo sull'utile netto. A mettere sotto pressione il titolo e' il fatto che il rosso del 2017 è stato superiore a quanto atteso dagli analisti, che parlavano di 290 milioni di euro.

Vendite su minerari e chimica
Madrid (-1,8%) e Francoforte (-1,68%) sono state le peggiori tra le piazze principali europee nella seduta odierna mentre a livello settoriale sono stati in primo luogo i minerari (-2,7% l'indice Stoxx600 del comparto) e la chimica (con Johnson Matthey e Basf tra i più penalizzati) a essere oggetto delle vendite che comunque hanno interessato in modo rilevante anche i retailer, le auto e il comparto viaggio&tempo libero. A Parigi, dove il Cac40 è arretrato dell'1,1%, male Airbus (-3,5% complice una valutazione in peggioramento da parte degli analisti di Credit Suisse). Pesante ko da Helsinki del gruppo dei pneumatici Nokian (-7%) colpito dalle prese di beneficio dopo un 2017 chiuso con ricavi in crescita del 13% a 1,57 miliardi di euro ma con profitti in discesa del 12% rispetto a un anno fa 221 milioni.

Ferrari la migliore della settimana, per Leonardo ko da -13,5%

Nell'ottava, tutte in netta correzione le Borse del Vecchio Continente: oltre a Milano, Francoforte ha perso oltre il 4%, Madrid il 3,6%, Parigi e Londra il 2,9%.
Con la performance odierna, il saldo di Piazza Affari da inizio 2018 scende a +6,2%. Nella settimana il miglior titolo tra i 40 big del listino milanese è stato senza dubbio Ferrari (+7,7%) grazie ai conti e alle indicazioni sul 2018 che lo hanno riportato alle soglie del record storico. Pesante la performance complessiva di Leonardo (-13,5%) causata dalla fredda accoglienza degli investitori al piano 2018-22 presentato martedì dal gruppo aerospaziale.

Euro-dollaro, altalena in area 1,24
Sul mercato valutario è stato il dollaro il protagonista del pomeriggio (segui qui i principali cambi): il biglietto verde è tornato a quota 1,24 per un euro, ha superato quota 110 yen e ha riportato a 1,41 il rapporto di cambio con la sterlina. L'apprezzamento della moneta americana ha fatto scattare le prese di beneficio sul petrolio(segui qui Brent e Wti). Giù anche l'oro e i metalli industriali. Infine rimane schiacciato in area 124 punti lo spread italiano dopo il forte calo della vigilia. In serata, dopo la chiusura di Wall Street, l’euro ha però ripreso quota, a 1,2459.

Trimestrali: scatta l'ora dei conti per le big del credito
Meno movimentato rispetto all'ottava precedente il mercato valutario: il dollaro, che comunque ha perso un altro 0,3% su euro e sterlina, si è nel complesso mantenuto stabile rispetto al paniere delle principali valute. In chiusura di settimana, il biglietto verde è scambiato a 110,14 yen e a 1,4157 dollari per una sterlina, mentre il cambio euro/yen si attesta 137,3.
Nella prossima settimana saranno gli istituti bancari a essere sotto i riflettori in Europa: molti big del credito (in Italia Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca, in Europa Bnp e SocGen) pubblicheranno i conti trimestrali e lo stesso faranno gli assicurativi, con Generali e Unipol a Milano. Meno vivace il calendario macroeconomico: l'indice Ism dell'attività dei servizi negli Usa sarà il dato principalmente atteso. Sul fronte delle banche centrali, focus giovedì sul bollettino Bce e sul rapporto della Banca di Inghilterra sull'inflazione.

Negli Usa creati a gennaio 200mila posti, disoccupazione stabile al 4,1%

Sul fronte macroeconomico americano, il dato sull'occupazione è stato migliore delle aspettative. In gennaio sono stati creati 200mila posti di lavoro, oltre i 177mila attesi dagli analisti. Il tasso di disoccupazione è invece rimasto fermo al 4,1%, come previsto, il minimo da dicembre 2000. Il rapporto ha evidenziato un'accelerata della crescita dei salari, con i compensi medi orari aumentati dello 0,34% in gennaio e del 2,9% nell'ultimo anno, al massimo da giugno 2009.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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