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Fondi comuni, se le commissioni abbattono il rendimento

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il costo degli investimenti

Fondi comuni, se le commissioni abbattono il rendimento

Quante volte come investitori vi siete sentiti dire che in finanza non esistono pasti gratis? Soprattutto negli ultimi anni, con i tassi di interesse ridotti ai minimi termini e con la necessità di prendere dei rischi per portarsi a casa un po’ di rendimento. Ma la proverbiale frase, coniata negli anni ’70 dal premio Nobel Milton Friedman, in qualche occasione - sempre più frequente - andrebbe girata anche ai gestori dei fondi comuni, quando esagerano oltremisura con i costi a carico dei sottoscrittori. Non di rado gli investitori sono stati costretti (anche a loro insaputa) a riconoscere il “premio” al gestore nonostante le perdite registrate con il loro investimento.

La ricognizione periodica
Per far emergere le esagerazioni dei gestori, quando incassano commissioni gonfiate rispetto al valore aggiunto creato con l’attività di gestione, ogni mese Il Sole 24 Ore, con l’aiuto della società di consulenza Norisk, accende i riflettori su una categoria di fondi comuni. Dalle analisi spesso risulta che gestori e distributori di fondi incamerano provvigioni superiori ai guadagni riconosciuti ai clienti. Non fanno eccezione questo mese i money manager dei fondi specializzati nei bond societari dell’Eurozona.

Nell’ultimo triennio gli oltre 20o fondi appartenenti alla categoria sotto esame, su mille euro investiti, avrebbero “offerto” al sottoscrittore in media una perdita di 12 euro al netto dei costi , comprese le commissioni di ingresso eventualmente corrisposte. Versando una media di oneri di sottoscrizione del 2,93%, infatti, il guadagno ottenuto dalla variazione positiva dei fondi sarebbe stato eroso interamente. Le società di gestione, invece, avrebbero incassato in media 65 euro senza peraltro considerare le eventuali commissioni di performance prelevate nel periodo, di cui non ci sono dati.

Il confronto con l’Etf
Rispetto a molte altre categorie analizzate in precedenza, i fondi della categoria obbligazionari corporate euro non escono comunque con le ossa rotte dal raffronto con l’Etf comparabile, costituito dall’Amundi Euro Corporate. I prodotti che hanno superato la prova del benchmark sono 87 (43%).
A fine periodo, mille euro investiti tre anni fa nell’Etf di Amundi sarebbero diventati 1.019 euro, al netto delle tasse e dei costi di intermediazione. Puntando sui fondi il risultato sarebbe simile, 1.018 euro, ma senza considerare le commissioni di ingresso che non sono conteggiate nel valore delle quote, perché pagate in anticipo direttamente dall’investitore al collocatore: commissioni che, va ricordato, possono essere oggetto di trattativa tra l’investitore e l’intermediario, in base al potere contrattuale di cui dispone. Per l’Etf, invece, sono stati considerati i costi di intermediazione, nonché lo spread denaro/lettera. In questo caso rispetto ai 19 euro incassati dal risparmiatore, l’emittente dell’Etf avrebbe incassato meno di 5 euro in tre anni, lo 0,16% del capitale investito. Una bella differenza rispetto ai 65 euro che avrebbero incassato i gestori dei fondi.

L’INFLUENZA DEI COSTI
1.000 euro investiti tre anni fa ...

Quando il fondo perde…ma la SGR guadagna comunque
«In un arco temporale complessivamente positivo per il mercato, 24 fondi dei 202 analizzati hanno ottenuto nell’ultimo triennio performance negative -afferma Marcello Rubiu, partner di Norisk -. Tra i fondi più rilevanti in termini di dimensioni spiccano in negativo Deutsche Invest Euro Corporate Bonds (-12 euro) e Invesco Euro Corporate Bond (da -6 euro a -17 euro a seconda della classe). Ma è il fondo Pictet-Eur Corporate Bonds che si distingue per la maggior sproporzione tra i guadagni incassati dalla società di gestione e dai distributori rispetto a quelli riconosciuti al risparmiatore: il fondo della casa di investimento elvetica, infatti, ha registrato una variazione negativa di 17 euro e, aggiungendo le commissioni d’ingresso (max 5%), l’investitore avrebbe subito una perdita di 66 euro. La casa di gestione e i collocatori, invece, avrebbero incassato 88 euro». Una differenza di circa 154 euro, quindi, tra il risultato conseguito da chi ha rischiato il capitale, perdendone una parte, e chi lo ha gestito.

LA SPROPORZIONE
Investimento di 1.000 euro tre anni fa...

La sfida casalinga
Il colosso transalpino Amundi, oltre a distribuire l’Etf utilizzato come benchmark nell’analisi, presenta anche tre fondi all’interno della categoria Morningstar Obbligazionari Corporate Eur:
• Amundi Bond Euro Corporate AE (LU0119099819), 67 milioni di euro di masse gestite, spese correnti 1,34%, fee di ingresso max 4,5%;

•Amundi Obbligazionario Euro Corporate Etico B (IT0004814213), 109 milioni di euro di masse gestite, spese correnti 1,43%, no spese fee di ingresso;

•Amundi Pioneer Euro Corporate Bond E (LU0133660638), 766milioni di euro di masse gestite, spese correnti 1%, fee di ingresso max 2,5%;

«Il primo fondo - spiega Rubiu - è quello che ha ottenuto performance migliori: +25 euro nei tre anni sui mille investiti. L’impatto delle ingenti commissioni di ingresso, però, ha causato una perdita di 21 euro per l’investitore. Del fondo Amundi Bond Euro Corporate ci sono comunque altre classi che, a fronte di spese correnti superiori, prelevano commissioni di ingresso minori, o viceversa. Le classi FE (spese correnti 1,74%, ingresso 0%) e ME (0,84% e 2,5%) avrebbero fatto conseguire al risparmiatore un guadagno, rispettivamente di 18 euro e 9 euro. La classe SE (1.54% e 3%), invece, avrebbe causato una perdita di 9 euro».

Per gli altri due fondi (Amundi Obbligazionario Euro Corporate Etico e Amundi Pioneer Euro Corporate Bond) anche le classi senza commissioni di ingresso avrebbero causato perdite per gli sfortunati investitori.

IL DERBY TRANSALPINO
1.000 euro investiti tre anni fa...

Le eccellenze di categoria
Come detto, ben 87 fondi su 202 hanno evidenziato rendimenti superiori a quelli dell’Etf. Tra i fondi migliori della categoria emergono tre prodotti che, pur con profili di rischio differenti, hanno consentito ai risparmiatori di ottenere guadagni consistenti:
•Nordea European Financial Debt Fund BP (LU0772944145), guadagni sottoscrittore 96 euro;

•New Millennium Augustum Corporate Bond A (LU0163796203), guadagni sottoscrittore 53 euro;

•Schroder Euro Corporate Bond B (LU0113257934), guadagni sottoscrittore 51 euro.

I FONDI CHE EMERGONO IN POSITIVO
1.000 euro investiti tre anni fa

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