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Nuovi risparmiatori in mano a Facebook, Apple e Amazon

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Nuovi risparmiatori in mano a Facebook, Apple e Amazon

(Marka)
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Gli under 35, nati tra gli anni ‘80 e il 2001, rappresentano il 40% della popolazione mondiale, il 25% di quella Europea. Cresciuti con internet, nell’era della globalizzazione, sono oggi molto istruiti e super tecnologici. Spopolano sui social network e passano più di 24 ore alla settimana sullo smartphone. I più “anziani” hanno visto i loro genitori leccarsi le ferite con lo scoppio della bolla internet e tutti si sono appena lasciati alle spalle una delle più longeve crisi economiche e finanziare della storia. Nonostante queste difficoltà hanno voglia e bisogno di risparmiare, ma si fidano poco delle banche. Sanno che non avranno una pensione garantita, sono rassegnati all’idea di non avere un posto fisso e di dover cambiare lavoro più spesso dei loro genitori. Hanno l’esigenza di costruire la propria ricchezza. Con attenzione cercano di pianificare le spese e valutare le proprie capacità di investimento. A prima vista si tratterebbe di un cliente ideale per l’industria del risparmio. Solo negli Stati Uniti, secondo una ricerca di Bank of America, il 16% dei Millennial già possiede più di 100mila dollari di risparmi. Ma nonostante questa fotografia, come dimostra l’inchiesta di Plus24, l’industria del risparmio italiana sembra per ora snobbarli.

Eppure, come ricorda EY, i millennial sono oggi più che mai un target interessante: chi ha già un’occupazione, sta per entrare nella fase dei primi guadagni e, quindi, dei primi investimenti. Erediteranno i patrimoni dai loro genitori e molti puntano all’auto-imprenditorialità trovandosi così a dover gestire capitali complessi.

«Data la componente fortemente tecnologica – dice Giovanni Daprà fondatore di Moneyfarm - in un primo momento pensavamo che la nostra piattaforma di investimento online fosse più adatta a un pubblico giovane e per definizione estraneo al mondo delle banche e dei promotori. Al contrario, il cliente tipo in Italia di Moneyfarm ha tra i 40 e i 50 anni». Perché questa assimetria? «Nel Regno Unito – spiega Daprà - vediamo che i nostri clienti giovani hanno più capacità salariale dei coetanei italiani e sono anche più avvezzi all'investimento. In Uk il 51% dei nostri clienti appartiene a questa generazione. L'approccio al risparmio è lo stesso ma le capacità salariali sono maggiori: l'investimento dei Millennial in Uk vale il 70% dell'investimento medio, mentre in Italia circa il 25%».Assogestioni ricorda che i giovani investitori hanno bisogno di una guida che li porti ad avere una nuova consapevolezza del valore del risparmio per i loro progetti futuri.

Oltre il 70% degli under-35 detiene un solo fondo italiano mentre circa uno su quattro si spinge ad investire in due o più fondi. La quota di giovani tra i 26 e i 35 anni che investono in fondi comuni è scesa dall'11% al 6,7% tra il 2007 e il 2015 e in Italia i Millennial oggi prediligono liquidità e strumenti azionari (il 6% contro una media del mercato del 4,7%). I Millennial si spingono anche su investimenti più rischiosi, come i bitcoin. La società di venture capital Blockchain Capital ha pubblicato i risultati di un sondaggio che mostra che l'interesse per i bitcoin sia maggiore tra i 18-34enni, in particolare uomini. Il 27% del campione (composto da oltre 2mila soggetti) ha preferito i bitcoin alle azioni, il 30% ai titoli di Stato, il 22% a un investimento in immobili e il 19% ha scelto la più famosa criptovaluta al posto dell'oro. Il Politecnico di Milano ha calcolato che l'anno scorso un Millennial su tre ha utilizzato soluzioni fintech. Un mercato in evoluzione che attrae nuovi player come Apple, Facebook e Amazon. Interessante sarà ora capire che strategie sapranno mettere in campo i tradizionali operatori del risparmio, visto l'arrivo sul mercato degli investimenti e dei sistemi di pagamento dei colossi del web.
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