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dopo lo scandalo delle molestie

Weinstein, c’è la richiesta di fallimento: asset al fondo Lantern

Harvey Weinstein (Afp)
Harvey Weinstein (Afp)

Weinstein Company non è riuscita a evitare la bancarotta. La casa di distribuzione e produzione cinematografica messa in ginocchio dallo scandalo che lo scorso ottobre ha travolto il cofondatore Harvey Weinstein, accusato di molestie sessuali da oltre cento donne, ha fatto ricorso al Chapter 11. Il ricorso all’amministrazione controllata che dà all’azienda tempo di ristrutturarsi è avvenuto su richiesta di Lantern Capital, società di investimento texana che ha siglato un accordo per comprare asset dell’azienda.

L’intesa deve essere approvata da un giudice e non esclude che offerte più alte possano essere presentate nel tribunale fallimentare competente. In una nota, Weinstein Company ha detto che Lantern è stato scelto per via del suo «impegno» a tenere conto degli asset e dei dipendenti dell’azienda. In aggiunta, lo studio cinematografico ha spiegato di avere messo fine a tutti gli accordi confindenziali che il signor Weinstein aveva apparentemente usato come arma segreta per fare tacere le sue vittime. «Con effetto immediato, quegli accordi giungono a termine», ha dichiarato l’azienda dando di fatto il via libera alle persone «che hanno sofferto o testimoniato ogni forma di cattiva condotta sessuale da parte di Harvey Weinstein» di esprimersi.

Il Sole 24 Ore Radiocor Plus

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