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Quando l’eccesso di dividendi fa male al risparmiatore

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Quando l’eccesso di dividendi fa male al risparmiatore

(Marka)
(Marka)

Nell’ultimo triennio l’investimento in azioni europee high dividend non ha ripagato se consideriamo il prelievo fiscale che colpisce i proventi. Questo vale sia per i fondi attivi che per gli Etf e l’assenza di risultati positivi si è vista anche nell’azionario europeo preso nel suo complesso.
Nell’ormai consueto appuntamento con l’analisi del peso dei costi che i risparmiatori devono considerare quando investono in fondi comuni ed Etf (questo è solo l’antipasto dell’analisi pubblicata domani su Plus24, come ogni 4° sabato del mese) la società di consulenza indipendente Norisk ha analizzato la categoria dei fondi Azionari Europa Reddito.

Dallo studio emerge che sull’arco temporale di tre anni solo pochi fondi comuni della categoria sono stati in grado di fare meglio dell’Etf confrontabile. E ancora meno quelli capace di spuntare rendimenti di segno positivo, obiettivo che peraltro è stato mancato anche dal “clone”. In questa categoria ci sono 62 fondi comuni a dispozione degli investitori italiani, una volta che sono stati rimossi i fondi con meno di 3 anni di storia e quelli che richiedono al sottoscrittore un investimento minimo di 10mila euro.

Gestori alla prova del mercato laterale
Dopo aver raggiunto il massimo nell’aprile del 2015, il mercato azionario europeo ha registrato un deciso calo per poi ripartire all’inizio di quest’anno ma senza riuscire a ritornare al di sopra del livello toccato in precedenza.
Durante un periodo così altalenante sono state quindi testate le capacità dei gestori attivi, ma solo 5 fondi sono riusciti a spuntare un incremento positivo.
Solo gli stessi che sono risultati “vincenti” dal confronto rispetto alla strategia in Etf. In un mercato caratterizzato da ampie oscillazioni, il peso delle commissioni prelevate dalle Sgr ha contribuito a peggiorare l’esito dell’investimento in quest’ulitmo triennio.

Le cedole non sostenibili
Tra i 62 fondi analizzati, circa la metà (34) distribuiscono cedole periodiche, mentre gli altri reinvestono i proventi che incassano. E in particolare negli ultimi 12 mesi i fondi che staccano cedole hanno mediamente distribuito dividendi per il 3,7%, mentre l’Etf si è avvicinato al 5%. Qualche fondo ha anche corrisposto più del 7% del prezzo, ma sono tra quelli che hanno ottenuto le performance peggiori considerando sia le variazioni di prezzo che i proventi pagati. Il gestore del fondo, quindi, in questi casi distribuisce in realta anche il capitale investito dai sottoscrittori, oltre agli incrementi patrimoniali, per attirarli .

Per completezza di analisi occorre anche ricordare che la tassazione delle cedole, che è pari al 26% dell’ammontare del flusso distribuito, può ulteriormente compromettere l’esito dell’investimento. L’investore è costretto a pagare le tasse anche se il suo investimento alla fine si chiude in perdita.

I rendimenti e l’algebra dei costi
Ma quanto hanno inciso i costi nell’esito di un investimento nei fondi Azionari Europa Reddito ? Su un ipotetico impiego di 1.000 euro tre anni fa, considerando nel computo le spese correnti e le commissioni di entrata, i sottoscrittori avrebbero perso in media 91 euro, rispetto ai 17 euro che avrebbero perso optando per l’Etf.

Per i gestori e per coloro che collocano i fondi, invece, è andata decisamente meglio, visto che nell’arco della durata dell’investimento hanno guadagnato in media 97 euro.

CHI GUADAGNA DI PIÙ
Su un'ipotesi di investimento di 1.000 euro tre anni fa


La classe non è acqua

Un singolo fondo può essere commercializzato secondo diverse classi caratterizzate da aspetti tecnici (distribuzione o accumulazione dei proventi) oppure differenziati per canale distributivo e in genere presentano livelli commissionali differenti. Anche senza considerare le classi più economiche destinate agli investitori istituzionali
Per esempio Schroder Europe Dividend Maximiser presenta nella versione ad accumulazione ben tre classi che si differenziano per i soli costi. Il più “economico” è 1,87%, per passare a 2,37% e, infine, a 2,47%. Se il vostro consulente vi ha consigliato la versione sbagliata, quella che presenta il costo massimo, significa aver raddoppiato la perdita. Sicuramente non ha agito nel vostro interesse.

LE DIFFERENZE DI CLASSE
Su un'ipotesi di investimento di 1.000 euro tre anni fa

Non è un caso episodico visto che pure Blackrock presenta per lo stesso fondo due classi che si differenziano per gli oneri addebitati ai risparmiatori (1,82% e 2,32%).
Anche Invesco Pan European Equity presenta 3 versioni dello stesso fondo: una molto onerosa (2,29%), una rientrante nella media (1,69%) e una versione molto economica (0,94%). È interessante notare come questa categoria non sia sottoscrivibile nemmeno con i supermercati di sottoscrizione online dei fondi come Fundstore, OnlineSim e FondiOnline. Tutti i fondi offrono quindi solo classi i cui costi vanno a remunerare perlopiù il consulente bancario per la consulenza che dovrebbe prestare ai clienti.

Commissioni a perdere
Il fondo Aberdeen Global Europe Equity Dividend si è contraddistinto per essere quello che è costato al risparmiatore in tre anni circa 120 euro ogni 1000 euro investiti, grazie a una commissione di entrata “monstre” pari al 6,38% oltre a spese correnti pari al 2,14%. Ricordiamo che il “pedaggio d’entrata” viene incamerato dall’intermediario e dal suo personale commerciale e può essere oggetto di trattativa, ovviamente se il risparmiatore è a conoscenza del salasso.
In compenso il risparmiatore è stato “remunerato” con una perdita di 184 euro ogni 1000 euro investiti. Appare evidente chi abbia fatto l’affare.

L'AFFARE UNIDIREZIONALE
Su un'ipotesi di investimento di 1.000 euro realizzato tre anni fa

L'analisi completa
Per leggere l’analisi completa l'appuntamento è per sabato, 24 marzo 2018, con Plus24 in edicola con Il Sole 24 Ore. Sul giornale l’analisi non si sofferma solo sui costi ma valuta anche le performance dei fondi della categoria, sempre confrontandoli con un Etf paragonabile che rappresenta una reale alternativa investibile.

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