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Debutta in Cina il «petro-yuan», lancia la sfida a Londra e…

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future sul petrolio in valuta cinese

Debutta in Cina il «petro-yuan», lancia la sfida a Londra e New York

Il giorno tanto atteso è arrivato e il sogno coltivato dalla Cina per un quarto di secolo si è avverato: ha debuttato oggi a Shanghai il future sul petrolio in yuan, una sorta di «petro-yuan». Obiettivo della Cina, ormai primo importatore di oro nero, è scuotere il duopolio mondiale degli attuali barometri di riferimento, il Wti, quotato a New York e il Brent, a Londra, che servono come riferimenti al commercio mondiale e determinano i prezzi internazionali. Ma la scommessa sembra complicata e soprattutto, è la voce unanime degli analisti, richiederà parecchio tempo. Ma, soprattutto, scalfire la leadership del Wti, e anche del Brent, è un'impresa. Al momento «c'è più curiosità che appetito» commentano. Certo, come numeri il risultato del debutto è di tutto rispetto. Il trading di questi contratti, denominati in yuan e accessibili agli investitori stranieri, ha debuttato nello Shanghai International Energy Exchange, una divisione della Borsa di Shanghai. Il contratto future più negoziato, la scadenza a settembre, ha chiuso in rialzo del 3,3% a 429,9 yuan (68,22 dollari) al barile dopo aver aperto in progresso di oltre il 6% da un riferimento iniziale di 416 yuan.

Più di 42.000 lotti, vale a dire oltre 21 milioni di barili per un valore di 18,3 miliardi di yuan (2,9 miliardi di dollari) sono stati scambiati, secondo i dati di Wind Information Co. Per la stessa scadenza a settembre, il Wti quotava 64 dollari e il Brent scambia a 68,21 dollari. Grandi scambi da investitori del Paese, con 150 istituzioni cinesi attive, sottolineano i broker che sono divisi, invece, sull'interesse degli stranieri. L'iniziativa cinese ha, infatti, stuzzicato la curiosità degli investitori occidentali, che annoverano nomi importanti come Glencore e Trafigura, ma senza davvero convincere: sono 19 i broker stranieri che si sono registrati per partecipare agli scambi e molti con sede a Hong Kong.

L'ambizione cinese risale al 1993

Il debutto dei future cinesi è l'approdo di una ambizione del Paese che dura da anni e risale al 1993. Nelle intenzioni di Pechino, avido consumatore di idrocarburi, lanciare il proprio mercato petrolifero ha l'obiettivo di pesare di più sui mercati dell'energia e fornire un prezzo del petrolio maggiormente allineato alle condizioni di domanda e offerta interne. Nonostante la sostenuta domanda al debutto, gli analisti concordano che ci vorrà del tempo, se mai ci riuscirà, per scalfire il consolidato duopolio Brent-Wti e alcuni analisti sostengono che il numero di restrizioni alle negoziazioni e le paure di possibili interventi regolamentari sul mercato potrebbero col tempo limitare l'interesse anche degli investitori domestici.

Analisti divisi sull'attrattività per gli stranieri

Mentre sull'attrattività per gli investitori stranieri, gli analisti sono divisi. Per alcuni le norme sul controllo dei capitali ancora troppo rigorose e l'interventismo endemico delle autorità sui mercati oltre al fatto che i future sono denominati in yuan, valuta di cui Pechino controlla le fluttuazioni, possono essere ostacoli nel rendere questo strumento un benchmark internazionale nel giro di poco tempo. Un'altra complicazione è che le ore di commercio di Shanghai non corrispondono alle ore diurne in Occidente, «il che non è l'ideale». Per altri, invece, il petro-yuan sarà un successo ma certo ci vorrà del tempo prima che gli investitori stranieri acquisiscano familiarità con i nuovi future petroliferi, che sono stati progettati in linea con i contratti cinesi esistenti.
In ogni caso, gli analisti monitoreranno attentamente il nuovo contratto, che, dicono, probabilmente sarà destinato a diventare un indicatore della domanda cinese, pur non riuscendo a detronizzare il duopolio Wti-Brent. Ne è convinto Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. «Lo scenario mondiale è cambiato, ora gli Usa sono il primo produttore e la Cina il primo importatore ed è la Cina che ha più bisogno di prezzi trasparenti ed efficienza informatica. Il future in yuan è un tentativo ma non dobbiamo dimenticare che ce ne sono stati vari nella storia degli ultimi anni ma il dominio del Wti non si scalfisce».

Per Tabarelli «lì c'è la cultura della finanza, degli hedge fund. In Cina l'economia di libero mercato è formale mentre i future sono l'espressione pratica e anche scolastica di un mercato libero. Anche quando nel 1983 fu lanciato il Brent, il nuovo contratto ha fatto fatica ad imporsi e non è comunque riuscito a scalzare il Wti. Comunque vedremo come evolverà».
(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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