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Crack Deiulemar, maxi sequestro a Malta per la «Parmalat del mare»

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A CARICO DI BANK OF VALLETTA

Crack Deiulemar, maxi sequestro a Malta per la «Parmalat del mare»

A quasi sei anni dal crack Deiulemar (13mila investitori per 800 milioni di buco) si è giunti a un primo risultato di rilievo. Il maxisequestro conservativo in corso di causa deciso dal Tribunale civile di Torre Annunziata per 363 milioni di euro a carico di Bank of Valletta, pur se suscettibile di reclamo da parte della banca maltese, segna un punto importante per i curatori fallimentari della compagnia di navigazione Deiulemar Società di fatto, Giuseppe Castellano, Massimo Di Pietro e Antonio Denotaristefani di Vastogirardi.

Un punto, oltretutto, segnato fuori casa. Il sequestro, deciso dal giudice Valentina Vitulano, dopo un’importante sentenza delle Sezioni unite della Cassazione sul regolamento di giurisdizione (che ha ritenuto competente a decidere il Tribunale campano) rappresenta, pur nella sua provvisorietà, la conferma della validità delle tesi della curatela: sarebbe stato proprio grazie alle strutture operative della banca maltese che sarebbero stati costituiti i tre trust (Giano, Capital e Gilda) all’interno dei quali sarebbe confluito il grosso della liquidità proveniente dai sottoscrittori dei bond emessi dalla società delle famiglie Lembo Della Gatta e Iuliano.

Risultato positivo per gli avvocati Monica Ceravolo e Livio Persico che in tempi diversi hanno seguito e stanno seguendo la causa per conto della curatela. Soddisfatta anche l’avvocato Monica Cirillo, che per conto dell’Adusbef, l’Associazione utenti servizi bancari e finanziari, siede nel Comitato dei creditori dell’altra società fallita: la Deiulemar Compagnia di navigazione. Cirillo ricorda come la Bank of Valletta «non risulta avere accantonato alcuna cifra in bilancio in previsione di eventuali risarcimenti - e aggiunge - ed essendo banca vigilata dalla Bce sarebbe interessante capire se anche da quel fronte non possano giungere delle novità». Ma il capitolo delle cause civili nei confronti del sistema bancario non si esaurisce a Malta. Sono molte, infatti, le banche italiane coinvolte in procedimenti civili collegati al maxicrack del mare: in particolare su sei di queste banche e su conti personali accesi da un solo amministratore, dal 2005 al 2012 sono state registrate 61.700 operazioni per oltre 445 milioni in avere e per oltre 450 milioni in dare. Un fiume di denaro che non sembra avere dato luogo ad alcuna Segnalazione di operazioni sospette all’Unità di informazione finanziaria, preposta all’analisi e alla decrittazione di dati e transazioni finanziarie poco chiare.

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