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Barclays chiude caso subprime in Usa con multa da 2 miliardi $

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Barclays chiude caso subprime in Usa con multa da 2 miliardi $

A quasi dieci anni di distanza dallo scoppio della crisi finanziaria nel 2008, Barclays chiude il capitolo che la vedeva accusaao di aver venduto agli investitori miliardi di cartolarizzazioni di mutui di dubbia qualità provocando gravi perdite fra gli investitori. Il gruppo britannico ha infatti accettato la proposta del dipartimento di Giustizia di chiudere la vertenza in via extragiudiziale mediante il pagamento di una multa da 2 miliardi di dollari, una sanzione che il ceo di Barclays, Jes Staley, ha definito “giusta e proporzionata”.

A Barclays del resto è andata bene considerato che, a paragone, nel gennaio di 2 anni fa Goldman Sachs ha pagato 5,1 miliardi per mettere fine a una vertenza analoga mentre JpMorgan Chase ha accettato di versare nelle casse federali ben 13 miliardi di dollari. In realtà il medesimo destino sarebbe dovuto toccare anche al gruppo britannico ma la decisione del management di opporre resistenza alle richieste iniziali del dipartimento di Giustizia ha pagato profumatamente. La multa chiesta dal governo Usa era infatti inizialmente di 5 miliardi di dollari, la medesima somma chiesta e ottenuta da Goldman Sachs. In genere gli istituti preferiscono negoziare in tempi rapidi un accordo extragiudiziale anziché rischiare un contenzioso in aula che rischia di protrarsi a lungo e avere ricadute fortemente negative in termini di immagine. Invece nel 2016 Barclays ha deciso di rimandare al mittente la proposta originale inducendo il dipartimento di giustizia a citare in giudizio il gruppo negli ultimi giorni dell’amministrazione Obama. L’accordo annunciato oggi prevede anche che Paul Menefee e John Carroll, due ex dirigenti del gruppo ai tempi responsabili della divisione mutui subprime, paghino complessivamente 2 milioni di dollari di multa. Il gruppo era accusato di diversi capi di truffa per aver venduto tra il 2005 e il 2007 oltre 31 miliardi di dollari in cartolarizzazioni di mutui fornendo agli investitori – secondo le accuse del governo americano – informazioni inaccurate “in maniera sistematica e intenzionale” sulla qualità di questi mutui. Oltre la metà di questi 31 miliardi di dollari di cartolarizzazioni finirono poi per far default. La causa era stata avviata nel 2016 dal dipartimento di giustizia sulla base di una legge del 1989 chiamata Financial Institutions Reform, Recovery, and Enforcement Act. "La multa sostanziale che Barclays e I suoi dirigenti hanno accettato di pagare – ha dichiarato oggi il procuratore federale di Brooklyn, New York, Richard Donoghue – rappresenta un passo importante nel riconoscere il danno causato all’economia nazionale e ai suoi investitori”. Da parte sua, Barclays ha reso noto che l’accordo mette fine a tutti gli elementi di contenzioso aperti dall’azione legale del dipartimento del Commercio nel 2016 per quanto riguarda il ruolo svolto dalla banca nella vendita delle cartolarizzazioni di mutui dieci anni prima. Alla luce di questo accordo che elimina un’importante incognita legale dall’orizzonte del gruppo e in virtù del processo di riorganizzazione varato nel 2017, il ceo Staley ritiene che il gruppo sia ora “ben posizionato” per accelerare la sua generazione di profitti e restituire una porzione maggiore degli utili ai suoi azionisti non dovendo più accantonare fondi per contenziosi legali.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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