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Elliott rafforza la presa su Tim: sale all’8,8% e punta a…

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LA SFIDA DELLE TLC

Elliott rafforza la presa su Tim: sale all’8,8% e punta a raddoppiare il valore del titolo

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Il fondo americano Elliott detiene l'8,8% del capitale ordinario di Telecom Italia. È quanto precisa il fondo in una comunicazione alla Sec, la Consob americana. Elliott avrebbe inoltre opzioni put e call su un altro 4,93% del capitale del gruppo di tlc: la partecipazione potenziale complessiva sarebbe quindi pari al 13,73%. La comunicazione alla Sec indica anche l'ammontare dell'investimento di Elliott in azioni di risparmio Tim, pari al 2,8% del capitale di risparmio.

La comunicazione alla Sec è stata effettuata congiuntamente da Elliott, Elliott International ed Eica. Nel dettaglio, Elliott controlla direttamente il 2,8% delle azioni ordinarie Tim, mentre il restante 6% è in capo a Eica, in qualità di gestore di Elliott International. Quanto alle azioni di risparmio, lo 0,9% è in mano a Elliott, mentre l'1,9% è detenuto da Elliott International. Agli stessi due soggetti, infine, fanno capo opzioni put e call rispettivamente sull'1,58% e sul 3,35% del capitale. Le call hanno uno strike price di 0,89586 euro per azione, mentre per le put il prezzo di esercizio è di 0,81054 euro. Le opzioni hanno scadenze variabili tra il 5 febbraio e il 6 giugno 2019 e la controparte è la filiale londinese di JpMorgan Chase.

«Noi non stiamo cercando di ottenere il controllo del cda» di Telecom, ma «vogliamo liberarlo» dal «regno di Vivendi» che ha portato alla «distruzione del valore». Lo scrive Elliott nella sua presentazione agli investitori in vista dell'assemblea del 24 aprile di Telecom Italia. Il fondo ribadisce anche che, qualora il cda fosse reintegrato il 24 aprile, «non ci dovrebbe essere un'altra assemblea degli azionisti il 4 maggio». Elliott comunque appoggia il management attuale di Tim, incluso l'amministratore delegato Amos Genish, che «sosterrà all'assemblea del 24 aprile».

Secondo Elliott il modo in cui gli asset di Telecom Italia sono presentati oggi al mercato «influisce sulla loro valutazione». Separarli (cioè Netco, la società della rete, Sparkle e Service co) consente, secondo Elliott, di «sbloccare fino a 7 miliardi di euro (41% della capitalizzazione di mercato) di valore nascosto».

Elliott ha pubblicato ieri sul sito www.transformingtim.com il suo programma d'azione, nel quale sostiene che “liberando” Telecom dalla gestione conflittuale di Vivendi e dotandola di un board indipendente che faccia l'interesse di tutti gli stakeholder, nel giro di due anni il valore del titolo può raddoppiare a 1,6 euro. Se fosse così, converrebbe anche a Vivendi aderire, visto che il suo prezzo di carico - 1,07 euro per azione - è ancora ben distante dalle quotazioni di Borsa attuali che, pur mosse dal fermento del momento, si sono attestate intorno a 0,85 euro.

La separazione della rete di Telecom Italia, prosegue il fondo Usa, consentirebbe di dimezzare il debito da 25 a 12 miliardi di euro, consentendo anche di «distribuire un dividendo stabile agli azionisti ordinari». Elliott stima che Tim sarebbe «in grado di distribuire nel 2019 1,2 miliardi di euro di dividendo».

Intanto si delineano le posizioni in vista dell’assemblea.

Il proxy advisor Iss raccomanda di votare per i candidati al cda Telecom Italia proposti dal fondo Elliott. «A questo punto Vivendi rappresenta più una passività che un asset per Tim», scrivono gli esperti di Iss, sottolineando che Vivendi non ha portato stabilità alla governance dell'operatore italiano che ha avuto «tre Ceo in due anni e problemi con i regolatori». Inoltre, «la relazione in peggioramento con il governo italiano e il sempre presente conflitto d'interessi e il fatto di avere una media company come azionista di controllo di fatto ha apparentemente ristretto le alternative strategiche di Tim, tutto questo va a favore di un sostegno dei candidati di Elliott», spiega Iss. Su queste basi, il proxy advisor «raccomanda di votare a favore della rimozione di sei attuali consiglieri e la nomina dei sei candidati di Elliott».

Anche Frontis Governance si schiera a favore di Elliott nel voto per il cda, raccomandando di votare per i candidati del fondo attivista. Frontis «condivide le preoccupazioni di Elliott Advisors riguardo ai potenziali conflitti d'interesse di Vivendi come maggiore azionista di controllo del consiglio di amministrazione».

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