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Alphabet-Google: bilancio sopra le attese, profitti per 9,4…

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La prima trimestrale del 2018

Alphabet-Google: bilancio sopra le attese, profitti per 9,4 miliardi di dollari

Alphabet inaugura le trimestrali hi-tech e Internet americane sollevando il sipario su un bilancio in crescita e superiore alle attese. Ma i conti non riescono a cancellare le incognite che oggi gravano sul re della pubblicità online: l'impatto di strette di regolamentazione e gli incrementi nei costi.

I profitti del gruppo guidato dal co-fondatore Larry Page, nel primo trimestre dell'anno, sono lievitati del 73% a 9,4 miliardi di dollari, evidenziando l'impennata più significativa dal quarto trimestre del 2009. Gli utili per azione sono stati pari a 9,93 dollari contro i 9,28 dollari previsti. Le entrate sono state al contempo di 31,15 miliardi, in aumento del 26% al confronto con lo stesso periodo del 2017 e superiori ai 30,29 miliardi pronosticati alla vigilia. I profitti operativi sono stati di 7 miliardi, in aumento dai 6,6 miliardi dell'anno scorso.

La sua principale attività - il motore di ricerca Google che comprende anche YouTube e Gmail - ha visto le revenues trainate da una raccolta pubblicitaria cresciuta del 24% a 26,64 miliardi. Il gruppo mantiene qui una posizione di leadership globale nel digitale: quest'anno dovrebbe controllare ancora il 31% del mercato delle inserzioni rispetto al 31,7% del 2017. Il business contenuto nelle “Other Revenues” di Google ha contribuito 4,3 miliardi rispetto ai 3,2 miliardi di un anno fa.

Questa volta, accanto ai servizi cloud, ha inglobato Nest, l'attivita' legata alle tecnologie di smart-home rilevata nel 2014. La separata divisione di Alphabet “Other Bets”, che riunisce le scommesse più rischiose e futuribili e in passato comprendeva Nest, ha invece riportato entrate per 150 milioni e perdite per 571 milioni. Oggi la divisione vanta i progetti di auto self driving di Waymo.

I conti trimestrali di Alphabet sono stati aiutati da una rivalutazione delle quote accumulate in preziose start up a cominciare da Uber - nella quale ha investito nel 2013 - che hanno aggiunto oltre tre miliardi ai profitti. I risultati sono stati però frenati dai costi, lievitati a causa degli investimenti e delle spese più ingenti sostenute in 14 anni di storia da azienda quotata. I cosiddetti Tac, i traffic acquisition costs versati a siti e società terze che dirigono traffico a suo vantaggio, sono balzati del 35% a 6,3 miliardi. Le spese di capitale sono inoltre triplicate a 7,3 miliardi rispetto all'anno scorso, a causa dell'acquisto di un palazzo a New York, il Chelsea Market, come dello sviluppo di infrastrutture Internet quali data centers e reti di cavi sottomarini.

Proprio i costi, assieme alle polemiche sulla privacy, hanno imbrigliato il titolo a Wall Street. Dopo un iniziale rialzo di quasi il 5%, nel dopo mercato è tornato a oscillare attorno a valori invariati rivelando cautela da parte degli investitori. Il clima è segnato dal dibattito sull'inadeguata protezione dei consumatori e dei loro dati da parte dei protagonisti di web e social media: in Europa stanno per entrare in vigore nuove normative più rigide, che prevedono sanzioni fino al 4% delle entrate in caso di violazioni.

Il chief executive di Google, Sundar Pichai, ha risposto al nervosismo assicurando che l'azienda ha dedicato un anno per prepararsi a simili riforme. Il direttore finanziario Ruth Porat ha da parte sua espresso generale ottimismo sulla posizione e le prospettive di Alphabet: “Abbiamo un chiaro ventaglio di opportunità davanti a noi, e la nostra forte crescita ci consente di investire in esse con fiducia”.

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