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Gli affari di Bolloré in Camerun e Gabon tra porti, treni e tabacco

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il finanziere sotto inchiesta

Gli affari di Bolloré in Camerun e Gabon tra porti, treni e tabacco

Vincent Bollorè (Ansa)
Vincent Bollorè (Ansa)

Le mani di Bollorè sull’Africa Occidentale e Centrale: Togo, Guinea ma anche la Costa d’Avorio, fino al Camerun e al Gabon. Negli ultimi venti anni l’uomo d’affari francese ha costruito una posizione quasi monopolistica in molti Paesi dell’area, una vera «cash machine» capace di generare tra 700 e 900 milioni di euro di ricavi annuali: ma non ci sono soltanto le concessioni nei porti. La passione di Bollorè per l’Africa ha radici ben più lontane. All’inizio degli anni 90, il finanziere possedeva infatti un redditizio business del tabacco nei Paesi francofoni dell’Africa occidentale e Centrale.

Si deve arretrare nel tempo di quasi trent’anni. Nel 1990 Bollorè raggiunge un accordo con Seita, la compagnia di Stato francese del tabacco, per creare Coralma International, controllata al 60% da Bollorè e al 40% da Seita.

Ma il vero spartiacque c’è nel 1995: quando viene privatizzata Seita e tra i ministri a favorire questa decisione c’è Nicolas Sarkozy, a quel tempo ministro del bilancio.

Sarkozy, futuro presidente, è amico di Bollorè e sarebbe stato tra i promotori della privatizzazione di Seita. In ogni caso Bollorè sfrutta la possibilità di acquistare la quota di Seita in Coralma e ottiene il controllo assoluto sul tabacco dell’Africa francofona. Infine Bollorè cede le sue attività nel tabacco a Imperial Tobacco, guadagando centinaia di milioni di euro di profitti.

Negli anni successivi il nuovo fronte di conquista sono i trasporti e le ferrovie. Le partecipazioni societarie africane sono oggi raggruppate in Bollorè Transport and Logistics. Creata nel 2016, questa filiale riunisce le precedenti attività di Bolloré Energie, Sdv e Bollore Africa Logistics. Oggi, l’entità societaria ha un fatturato di 2,5 miliardi e impiega 25mila persone.

C’è da dire che, dopo la fase di conquista nel periodo tra il 2000 e il 2015, Bollorè ha iniziato ad avere problemi in Africa. A creare problemi non sono state soltanto le inchieste della magistratura francese, scesa in campo nell’ultimo anno, oltre alle tante contestazioni per le concessioni da lui vinte. Un altro problema, più industriale, è stato l’avvento sulla scena di gruppi asiatici, pronti a competere con Bollorè sulle concessioni africane in Gabon, dove il finanziere bretone era in una situazione di monopolio, ma anche in Camerun, dove per anni il gruppo francese ha avuto la concessione del container terminal del porto di Douala.

I riflettori, negli ultimi anni, sono finiti poi su un fatto di cronaca avvenuto proprio in Camerun. In particolare i riflettori sono su una catastrofe ferroviaria del 2016 sulla linea Douala-Yaoundé.

Un treno della Camrail, una sussidiaria del gruppo Bollorè, era infatti deragliato a Eseka. Il bilancio era stato pesante: 79 morti e 551 feriti. Le cause e i processi su questo fronte si sono susseguiti, anche se il 90% delle famiglie delle persone decedute ha avuto un risarcimento. Erano stati puntati i riflettori su vagoni acquistati in Cina con difetti nella frenata.

Tra le società attive in Africa c’è poi anche la Socfin, gruppo belga-lussemburghese che sfrutta le palme da olio e gli alberi della gomma e che ha generato 100 milioni di euro di profitti nel 2017. La società, di cui Bollorè possiede il 38%, è stata più volte criticata dalle organizzazioni non governative per le condizioni nelle piantagioni e per l’inquinamento prodotto.

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