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Da Starbucks a Nestlé: tutti i big nella partita del caffè

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sfide globali

Da Starbucks a Nestlé: tutti i big nella partita del caffè

(Afp)
(Afp)

L’annuncio dell’accordo con cui Nestlé si è assicurata la licenza per la vendita dei prodotti a marchio Starbucks in tutto il mondo e al di fuori delle caffetterie è l’ultimo tassello di una battaglia a tutto campo nel mondo del caffè, con reciproche invasioni di campo. Da un lato, i produttori di miscele hanno avviato programmi di investimento finalizzati all’apertura di caffetterie a marchio proprio. Dall’altro lato, le catene di caffetterie hanno spinto sull’acceleratore dell’espansione con programmi di aperture serrate anche in Paesi tradizionalmente ostici e fanno accordi per vendere i loro prodotti nella grande distribuzione.

Milano è un caso emblematico
Nei prossimi mesi aprirà il primo negozio in Italia di Starbucks. Esattamente un anno dopo l’apertura della prima caffetteria della neonata catena Lavazza.
A settembre, nella centralissima piazza Cordusio, Starbucks aprirà Milan Reserve Roastery, 2.400 metri quadrati nell’ex Palazzo delle Poste, 150 dipendenti e una gamma di miscele di alta qualità prodotte da una torrefazione interna con materia prima proveniente da piccoli coltivatori indipendenti di tutto il mondo. Milano è la punta di diamante di un salto di qualità programmato dalla catena presente in 76 Paesi del mondo con quasi 28mila caffetterie e 300mila dipendenti.

Da Nestlé a Starbucks, da Lavazza a Illy, i big nella partita mondiale del caffè

La sfida nella patria del caffè
«Sarà un negozio che catturerà l’immaginazione – ha detto l’amministratore delegato Howard Schultz alla presentazione – ma prima di tutto proveremo il più possibile a guadagnare il rispetto e la fiducia del cliente italiano. Noi dovevamo venire a Milano». Quasi un manifesto programmatico per una catena che pensa a una fase nuova della sua evoluzione, con un innalzamento qualitativo dell’offerta, in punti vendita selezionati, di cui Milano, Italia, la patria del caffè, è il prototipo e accordi come quello siglato ieri con Nestlé per sbarcare nella grande distribuzione la cornice di fondo.

Le mosse e l’espansione di Lavazza
Lavazza
, invece, 2 miliardi di fatturato, presente in 90 Paesi nel mondo, il produttore di miscele che apre una catena, ha inaugurato a Milano, con la collaborazione dello chef Albert Adrià, fratello di Ferran, una caffetteria gourmand in cui al caffè vengono abbinati piccoli piatti dolci e salati. Un banco, quattro aree, una torrefazione Fresh Roasted, in un ambiente design studiato per una clientela di alta gamma. «Abbiamo aspettato finora ad aprire un nostro punto vendita – ha detto Giuseppe Lavazza all’inaugurazione – perché per presentare delle vere innovazioni serve tempo. Non ci interessa uscire con delle imitazioni e soprattutto non vogliamo perdere la nostra caratteristica di fare le cose “all’italiana”, anche se a volte ci esprimiamo attraverso modi di consumo che italiani non sono. Come in tutte le cose, dipende sempre dai modi, dallo stile e dall’attenzione ai dettagli che ci si mette». Un altro passo nella strategia di Lavazza che l’anno scorso ha acquisito per 800 milioni la catena francese Carte Noire, marchio di alta gamma ben posizionato negli Stati Uniti e la canadese Kicking Horse Coffee, big nel segmento del caffè biologico e equo e solidale e che negli ultimi anni ha realizzato una forte crescita in Nordamerica. La stessa Lavazza è di recente entrata nel business del caffè solubile con una miscela, Prontissimo, distribuita da Alitalia.

Competizione a tutto campo
Una competizione a tutto campo di cui Starbucks e Lavazza sono le punte di diamante ma a cui sono iscritti tutti i big delle miscele e delle caffetterie, da Illy a Segafredo, dalla stessa Mc Donald’s a Dunkin’ Donuts. In palio ci sono le quote di un mercato globale che vale circa 50 miliardi di euro ed è in continua espansione.

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