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Euro in frenata per l’economia e il super-dollaro

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Euro in frenata per l’economia e il super-dollaro

L’euro scende sotto quota 1,17. E si riporta sugli stessi livelli di novembre. A inizio febbraio con un euro si potevano acquistare 1,25 dollari. In meno di tre mesi la divisa comunitaria ha perso quasi il 7% sul biglietto verde. Trattandosi del cambio più liquido al mondo (con scambi quotidiani superiori a 4mila miliardi) si tratta di una variazione molto profonda. Qualcuno potrebbe agevolmente trovarne la ragione nell’incertezza politica in cui versa l’Italia: ieri il presidente Sergio Mattarella ha dato al professor Giuseppe Conte l’incarico di formare un governo guidato da Lega e M5S - forze politiche con una forte accezione antisistemica - e quindi inviso agli investitori.

Ma il “caso italiano” non è l’unica molla, né la più importante, che sta facendo scivolare l’euro. Il motivo principale riguarda l’andamento dell’economia. Che sta rallentando da febbraio e sta deludendo le aspettative (non a caso l’euro perde quota da febbraio). Ieri è arrivato un altro segnale in questa direzione. A rallentare è in primis la Germania. L’indice Pmi sulle aspettative dei direttori degli acquisti delle aziende della manifattura è sceso in maggio sui minimi degli ultimi 14 mesi a 56,80 da 58,1. Gli economisti si aspettavano 57,9 punti. L’indice composito, che incorpora la componente servizi, è sui minimi degli ultimi 20 mesi. Il dato della zona euro è ancora peggiore: il Pmi aggregato è sceso più del previsto a 55,5 in maggio, minimo da febbraio 2017. Il rallentamento della crescita è evidente. La riprova arriva osservando l’indice delle sorprese economiche elaborato da Citigroup. Nell’Eurozona questo indice - che misura la percentuale di dati economici pubblicati superiori alle attese - da febbraio è sprofondato a -98%. Ciò vuol dire che negli ultimi mesi la quasi totalità dei dati è risultata inferiore alle attese.

Alla frenata economica generale si aggiunge poi un altro fattore: il super-dollaro. Da metà febbraio il biglietto verde ha guadagnato il 6,5% sulle principali divise mondiali (dollar index). E questo perché l’economia Usa continua a crescere sostenuta e con essa anche i tassi di interesse, con i titoli a 10 anni tornati sopra il 3% e quelli a 2 anni sopra il 2,5% (come nel 2008). Il super-dollaro rischia di riaprire il vaso di Pandora di alcuni Paesi emergenti. Tra questi la Turchia è quella che sta soffrendo di più: ieri la lira turca ha perso il 5,5%, costringendo la Banca centrale di Ankara ad alzare i tassi di 300 punti base, portandoli al 16,5%. Dal 2014 il dollaro ha raddoppiato il valore sulla lira turca. Chi avesse acquistato obbligazioni turche nel frattempo non coprendosi dal rischio cambio vedrebbe oggi vanificato il capitale.

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