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Ipo, non tutti restano al palo: Carel riapre la via della Borsa

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Ipo, non tutti restano al palo: Carel riapre la via della Borsa

A Piazza Affari Ipo con il contagocce. Sono poche le matricole che sfidano il momento sfavorevole sui mercati. Pronta al debutto è la società veneta Carel, mentre tra le altre poche debuttanti c’è l’altro gruppo veneto Piovan, la Garofalo Healtcare e il gruppo Manifatture Sigaro Toscano. La crisi politica italiana si è aggiunta alla serie di eventi negativi che già avevano suonato come campanello di allarme per le Borse nei mesi passati, facendo ritirare in Europa ben 12 Ipo tra aprile e maggio, tra le quali le due italiane Itema e Rainbow.

La bufera politica e istituzionale italiana potrebbe così influire sulle potenziali matricole da qui al prossimo autunno, sommata ad altri fattori come l’eccessivo affollamento creatosi sul mercato di Ipo poco attraenti, l’interesse “raffreddato” dei grandi fondi istituzionali statunitensi e, non ultimo, la revisione al ribasso degli incassi potenziali e delle valutazioni, fino a quattro mesi fa assai più elevate.

Così, a sfidare i mercati restano in pochi. Il requisito richiesto per approdare a Piazza Affari è quello di essere gruppi poco esposti sull’Italia e invece con una forte propensione all’export. È il caso del gruppo Carel, azienda veneta che produce apparecchiature per il condizionamento dell’aria e per il refrigeramento. L’instabilità politica italiana «non pensiamo possa avere ripercussioni, in vista della quotazione a Piazza Affari, perché Carel è poco esposta sul mercato italiano» spiega l’Ad Francesco Nalini.

Controllata da Luigi Rossi Luciani (60,53%) e Luigi Nalini (39,47%), Carel (assistita dal team di advisor della banca d’affari Lazard e dal pool bancario formato da Mediobanca e Goldman Sachs oltre che dai legali di Chiomenti e Linklaters) metterà sul mercato tra il 35% e il 40% del capitale (in caso di esercizio integrale della greenshoe) nel segmento Star. È stato fissato un intervallo di prezzo compreso tra 6,7 e 7,8 euro. L’Opv sarà dedicata esclusivamente agli istituzionali.

Carel sta guardando a piccole acquisizioni soprattutto fuori dai confini europei, negli Stati Uniti e in Cina. «La società non è indebitata e non ci preoccupa l’andamento dei tassi di interesse. Siamo poco esposti sul mercato italiano perché facciamo l’80% delle vendite all’estero e il 20% in Italia, ma si tratta di clienti che a loro volta esportano» continua Nalini.

Dopo la quotazione l’azienda punta a redistribuire agli azionisti «tra il 35%-50% dell’utile e si aspetta di continuare a crescere in linea con lo storico degli ultimi anni» spiega ancora Nalini. Negli ultimi tre anni Carel ha registrato una crescita media dei ricavi del 12% e degli utili pari al 21% e ha chiuso il 2017 con un fatturato di oltre 255 milioni di euro.

Dopo il debutto di Carel, da qui all’estate è difficile che ci siano altre matricole a Piazza Affari. Corre verso il debutto, ma probabilmente verso la fine dell’anno, anche il gruppo veneto Piovan, leader mondiale nella fornitura di apparecchiature per l’industria della plastica. La famiglia azionista avrebbe infatti incaricato l’advisor Lazard e un pool bancario, formato da Unicredit e Goldman Sachs, di preparare il dossier.

Mentre sullo sfondo resta anche il dossier Magneti Marelli (se ne saprà di più venerdì alla presentazione del piano Fca), entro il 2018 punta a quotarsi anche Garofalo Healtcare (assieme a Lazard, Credit Suisse ed Equita), mentre non sono ancora chiari i contorni temporali della quotazione di Manifatture Sigaro Toscano, che punta a un’Opv con l’assistenza di Unicredit e Credit Suisse. Per il resto il panorama è caratterizzato da diverse Spac che stanno cercando un target: l’ultima ad esserci riuscita con successo è Space 4 che porterà in Borsa Guala Closures.

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