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Consulenza finanziaria, un advisor preparato è elemento di tutela per…

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Consulenza finanziaria, un advisor preparato è elemento di tutela per il cliente

La formazione? Bisogna crederci, perché un consulente preparato è un elemento di tutela del cliente e in un'ottica di un servizio di gestione del portafoglio è in grado anche di spostarsi dalle definizioni dei target market di riferimento (negativi o positivi, ovvero di clienti ai quali destinare o meno un prodotto). Ed è appunto il modello di gestione di portafoglio quello verso il quale le reti si stanno orientando. Ad affermarlo al convegno Efpa di Riccione, è Marco Tofanelli, segretario generale di Assoreti. Ed Efpa, come ente di certificazione della formazione è un luogo in cui il tema è di casa. Emanuele Carluccio, vice

presidente dell'associazione e responsabile del comitato sugli standard di qualificazione a livello europeo, lancia l'idea di un modello di certificazione condivisa su cui tutto il settore scommetta.

Il confronto
La questione è stata al centro di un confronto a cui hanno appunto partecipato il responsabile di Assoreti, Carluccio e i rappresentanti di alcune reti (Fideuram, Azimut, Mediolanum, Wibida), alcune delle quali hanno proprie scuole di formazione e anche standard di certificazione. Anche se tutte, come emerso dagli interventi, hanno una corposa rappresentanza di certificati Efpa al proprio interno. Dagli interventi è emersa una preferenza per un modello in cui il soggetto che eroga la formazione debba essere diverso da quello che effettua la certificazione. E se tutti hanno ritenuto necessario un alto livello di qualificazione per i consulenti, fatto di formazione ma anche di “mestiere”, come ha detto Tofanelli, richiamando anche Mifid 2 (che parla di conoscenze e competenze, queste ultime più familiarmente appunto riconducibili alla categoria delle competenze).

Certificazione e obblighi
Nella tavola rotonda è stata rappresentata l'esigenza che la certificazione non sia obbligatoria per evitare eccessi di burocratizzazione, ma anche per poter evidenziare l'impegno di chi l'abbia volontariamente conseguita.
Quanto poi ai vantaggi di una certificazione terza è stato segnalato come una “aziendale” possa essere perduta nel caso di un cambio di rete da parte del consulente. Anche se – come segnalato – farà sempre parte del suo curriculum e delle conoscenze acquisite. E anche il ruolo del portafoglio clienti che il consulente porta con sé, va valutato, secondo le indicazioni dei partecipanti, come segno di un'efficienza e di una competenza acquisita, quindi come un dato qualitativo, oltre che quantitativo. Un ulteriore passaggio da evidenziare, quello dell'importanza della finanza comportamentale nella formazione del consulente. Un dato che nelle linee guida dell'Esma sulla valutazione di adeguatezza, è stato sottolineato con particolare forza. Accompagnare il cliente nelle proprie decisioni comporta anche aiutarlo a spogliarsi degli errori comportamentali che corre il rischio di fare, per di più inconsapevolmente.

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