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«Agricole crescerà ancora in Italia nel private e nei finanziamenti…

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INTERVISTA A JEAN-Yves Hocher

«Agricole crescerà ancora in Italia nel private e nei finanziamenti alle Pmi»


«Nel piano a medio termine del Gruppo Crédit Agricole, due linee di business sono aperte alla crescita per linee esterne, tra cui il Wealth management. In Italia, con l’acquisizione di Banca Leonardo abbiamo aumentato le masse in gestione di 6 miliardi di euro. Nell'Investment Banking puntiamo ad aumentare le nostre quote di mercato in Italia organicamente con una maggiore focalizzazione sulle piccole e medie imprese, in stretto raccordo con il network del Gruppo Bancario Crédit Agricole Italia».

Jean-Yves Hocher è vice direttore generale di Crédit Agricole S.A. con la responsabilità del polo grandi clienti, oltre a essere il numero uno a livello globale della divisione corporate & investment banking (Cib) del gruppo Crédit Agricole. A Milano per celebrare i 45 anni di CACIB in Italia - a fianco del senior country officer di Crédit Agricole in Italia Giampiero Maioli e al senior country officer di CACIB Italia Ivana Bonnet - Hocher ha risposto alle domande del Sole24Ore sui principali temi dell'industria finanziaria in Europa e in Italia.

Partiamo dall'Investment Banking. Negli ultimi anni è aumentato il dominio delle grandi banche americane, che stanno incrementando le quote di mercato anche in Europa. Quanto pesano le diverse normative di vigilanza? O semplicemente nel Vecchio Continente c'è bisogno di una massa critica più ampia, raggiungibile solo con la creazione di giganti bancari paneuropei mediante fusioni?
Dopo la prima crisi del 2007-2008 il settore dell'investment banking ha vissuto alcuni cambiamenti strutturali. Negli Stati Uniti, il mercato CIB più grande del mondo sia per volumi che per margini, ci sono solo sette banche USA, tutte di grandi dimensioni. In Europa, se consideriamo i volumi, abbiamo invece 20 banche che operano sullo stesso mercato ma con margini inferiori proprio perché la concorrenza è maggiore.

Come prevede che si uscirà da questo equilibrio precario?

Sono assolutamente convinto che alla fine altre banche d'investimento europee dovranno fare ciò che altre stanno già facendo, diventando pure banche nazionali oppure probabilmente si troveranno a ridefinire la dimensione del proprio business. A questo si aggiunge la necessità di tenere conto in prospettiva della nuova normativa di Basilea4. Per i grandi operatori del CIB la conseguenza non può che essere quella di ridurre gli attivi ponderati per il rischio accentuando la distribuzione del rischio agli investitori professionali. È quello che Crédit Agricole CIB sta già facendo e intende fare in futuro.

In Italia Crédit Agricole CIB interagisce con il polo bancario nato nel tempo attorno al Gruppo Bancario Crédit Agricole Italia. Come operate e quali opportunità vedete in questo Paese, caratterizzato dalla vasta presenza di piccole e medie imprese? Come funzionerà il vostro progetto ITACA?

L'Italia è il secondo mercato interno del gruppo Crédit Agricole. Il progetto ITACA - acronimo che sta per ITAlian Corporate Ambition, ovvero “ambizione aziendale italiana” - mira a migliorare gli utili di gruppo di Crédit Agricole puntando sulle MidCap, che rappresentano un vero potenziale nel mercato italiano. Per questo abbiamo creato un'unità dedicata alle medie imprese, garantendo loro un'offerta completa di servizi grazie al lavoro congiunto del gruppo bancario Crédit Agricole Italia e CACIB. Nel quadro del progetto Itaca, per esempio, abbiamo concluso con Granarolo SpA, principale produttore caseario italiano, un'innovativa operazione di destocking da 9,5 milioni di euro. Una soluzione pionieristica nell'industria alimentare italiana, che può esercitare una forte attrattiva su diversi clienti attuali e potenziali nel prossimo futuro.

In Italia nel settore del Wealth Management la vostra Indosuez ha annunciato da pochi mesi l'acquisizione di Banca Leonardo, che ha apportato al gruppo masse gestite per circa 6 miliardi di euro. Come programmate di integrare Leonardo nel vostro Gruppo? Che sinergie vi aspettate? Il brand di Banca Leonardo rimarrà o sarà sostituito da un altro marchio più globale, come Indosuez?

Indosuez Wealth Management e Banca Leonardo condividono culture e valori molto simili. Il nostro obiettivo è fondere le nostre attività di gestione patrimoniale in Italia nel più breve tempo possibile. Per quanto riguarda le sinergie, Banca Leonardo dispone di competenze su prodotti e servizi che integrano le nostre soluzioni di gestione patrimoniale a famiglie e imprenditori. D'altra parte, Indosuez Wealth Management porta con sé una consolidata rete finanziaria internazionale che andrà a vantaggio dei clienti di Banca Leonardo. Quanto al marchio, a oggi non abbiamo preso alcuna decisione relativa al brand. Di sicuro, non cambierà a breve.

Il mercato italiano del Wealth Management è tra i maggiori dieci al mondo. Ma non manca la concorrenza. Come intendete crescere? Quali sono le vostre caratteristiche peculiari? In sostanza, perché un cliente dovrebbe scegliere voi rispetto alla concorrenza?

Siamo convinti di proporre un modello di business che si distingue dagli altri in Italia. E ci presentiamo con la solidità finanziaria e l'ampia gamma di servizi del gruppo Crédit Agricole, tredicesimo al mondo per capitale di classe 1. Abbiamo una storia importante: Indosuez ha una rete internazionale presente in 14 Paesi da oltre 140 anni.

Negli ultimi anni a livello globale state supportando la sostenibilità ambientale e siete diventati leader nel collocamento dei Green bond. Quanto contano ancora nel vostro modo di fare business le origini della “banque verte”, com'è chiamata Crédit Agricole in Francia?

Siamo “la banque verte” e la banca del clima. Abbiamo preso seriamente questo tema per primi, con la costituzione di un team dedicato alla “sostenibilità” già dal 2009, affermandoci come leader. Pochi giorni fa CACIB ha accompagnato Hera nell'emissione del primo finanziamento sostenibile italiano da 200 milioni. Finanza verde, ma non solo, ad esempio finanza sostenibile con le obbligazioni Gender. Abbiamo mezzi e competenze per finanziare la transizione energetica. Per dare un'idea delle cifre in ballo, ricordo che Crédit Agricole CIB ha raccolto 70 miliardi di dollari tra dicembre 2015 e dicembre 2017, di cui 42,5 miliardi solo nel 2017. E a fine 2017, quando abbiamo rilanciato l'impegno a considerare le questioni climatiche nelle valutazioni dei rischi, l'obiettivo deifinanziamenti a favore dell'ambiente da parte di Crédit Agricole è stato incrementato a 100 miliardi entro il 2020.

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