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I rendimenti dei private equity ancora a due cifre nel 2017

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ricercA Kpmg e Aifi

I rendimenti dei private equity ancora a due cifre nel 2017

Il mercato italiano del private equity e venture capital mantiene rendimenti positivi a due cifre. Nel 2017 secondo una ricerca di Kpmg e Aifi i rendimenti lordi (Irr ) dei 91 disinvestimenti monitorati sono stati pari al 12,5%, in leggero calo rispetto al 2016 (14,5%). Il numero di operatori che hanno partecipato alla ricerca rimane costante (39). Aumentano in maniera significativa i disinvestimenti monitorati (+42%) rispetto al 2016.

Per Max Fiani, partner di Kpmg advisory e responsabile della ricerca: «L’Irr del 2017 consolida il trend ampiamente positivo degli ultimi 5 anni, anche in considerazione dello scenario generale dei tassi d'interesse. Da segnalare una minore incidenza di grandi operazioni e la prevalenza di operazioni di mid-market con rendimenti compresi tra il 10% ed il 20%».

«Al di là della media dei risultati, che resta elevata, il miglior quartile ha conseguito rendimenti superiori al 40%: il che denota che nel nostro Paese possiamo trovare delle opportunità straordinarie» spiega Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi. La performance del 2017 è stata determinata, da un lato, dai rendimenti complessivamente positivi, dall’altro, dal minor impatto dei write off, sia totali (cioè svalutazione del 100% del valore dell'investimento), sia parziali (pari ad almeno l'80%). Nel 2017, l'incidenza dei write off risulta inferiore, sia per numero (9% nel 2017 contro 17,2% nel 2016), sia in termini di volumi di investimento (cash out), passando dal 1,4% registrato nel 2017 al 3,1% del 2016.

Il cash out complessivo torna ai livelli del 2013, anno significativo in termini di performance generale (pari a 18,2%) per effetto di tre grandi operazioni (un trade sale e due Ipo). Nel 2017, invece, il settore del private equity non è stato interessato da mega deal o Ipo, ma da una serie di buone operazioni di media dimensione.

Le operazioni di management buy out rimangono quelle con rendimento più elevato: circa 32 operazioni con Irr lordo del 13,4%. Le operazioni di replacement registrano una flessione rispetto a quelle registrate l’anno precedente, sia in termini numerici che di performance.

«Sono leggermente stupito di vedere un leggero calo dei rendimenti perché mi aspetto che finché durano queste condizioni di mercato, si possa ancora fare molto bene su operazioni in cui si è investito negli ultimi cinque anni. Ritengo invece che sia naturale aspettarsi un leggero calo di rendimenti nei prossimi anni, anche se meno rispetto ad altri mercati più “surriscaldati” e comunque in misura minore nelle operazioni sulle piccole e medie imprese» spiega Michele Semenzato, partner di Wise Sgr.

La categoria di operazioni “early stage”, storicamente interessata da elevata volatilità e da rendimenti negativi, nel 2017 registra invece un Irr pari al 2,1%, positivo per il secondo anno consecutivo.

Nel 2017 si sono verificati i massimi livelli di «cash out» mai censiti dalla ricerca. Si stima che nel decennio 2008-2017 gli operatori di private equity abbiano investito circa 21 miliardi in Italia.

«È ragionevole aspettarsi per il 2018 performance del mercato del private equity in miglioramento. Nel medio termine, ritengo che sempre più il mercato, anche in termini di performance, tenderà nei prossimi anni a polarizzarsi premiando la qualità dei team e le migliori strategie di investimento del “top quartile” del settore contro il resto del mercato» dice Fabrizio Baroni, fondatore di B 4 Investimenti.

Per Filippo Penati di Carlyle e Fabrizio Carretti di Permira «è difficile coniugare un dato apparente di rendimenti decrescenti con l’attuale scenario di valutazioni molto alte. Molti investitori finanziari ne stanno traendo beneficio, capitalizzando spesso su un arbitraggio tra multipli di acquisizione e di realizzo, oltre che sulla crescita economica generalizzata di questi anni. Questo scenario si dovrebbe mantenere per l’intero 2018».

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