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Carel taglia il traguardo della Borsa, ecco quel che c’è da…

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primo debutto del 2018

Carel taglia il traguardo della Borsa, ecco quel che c’è da sapere

Carel è la prima matricola quest'anno a varcare il traguardo di Piazza Affari e forse, tra rinvii e ritiri, sarà anche l'unica della stagione primavera-estate. Ha iniziato il collocamento il 29 maggio ed è incappata nelle turbolenze dei mercati collegate alla gestione difficile del nuovo Governo. Ciononostante ha chiuso l'Opv con una domanda pari a 4,5 volte l'offerta base e circa 4 volte il quantitativo inclusa la green-shoe. E senza sacrificare il prezzo d'Ipo che è stato fissato a 7,2 euro per azione, esattamente a metà della forchetta indicativa iniziale che andava da 6,7 a 7,8 euro.

La società di Brugine (Padova) - che fornisce sistemi di condizionamento e refrigerazione a realtà industriali, centri di calcolo e supermercati – ha progettato con i collocatori Goldman Sachs e Mediobanca un'offerta iniziale riservata ai soli investitori istituzionali, nella scia del trend recente dove anche un marchio più conosciuto al grande pubblico come Technogym ha optato per questa strada. Il motivo è legato ai costi di comunicazione e alla “concorrenza” delle agevolazioni fiscali dei piani individuali di risparmio (Pir) che, se non in casi particolari, non giustificano lo sforzo di rincorrere il retail nella fase di presentazione dell'azienda sul mercato.

Fatto sta che le azioni saranno acquistabili dai risparmiatori solo in Borsa, in questo caso a partire da lunedì con un prezzo iniziale già valutato dagli investitori professionali. Al prezzo d'Ipo di 7,2 euro per azione (che corrisponde a una capitalizzazione di Borsa iniziale di 720 milioni), Carel esordisce con multipli di Borsa che si collocano a sconto rispetto ai comparabili più valutati.

Secondo il consensus degli analisti, l'Ev/Ebitda (enterprise value/margine operativo lordo) della matricola veneta è di 13 volte sul 2018 e di 11,9 volte sul 2019, con un p/e (rapporto prezzo utili) di 21 sul 2018 e 19,3 sul 2019. I principali titoli comparabili, entrambi svizzeri, sono Munters e Belimo. La prima, che sconta un recente profit warning, ha multipli più bassi: 12,7 e 10,9 l'Ev/Ebitda 2018-2019, 17,6 e 14,7 il p/e per gli stessi anni. Belimo è invece più “cara” con multipli Ev/Ebitda di 18,8 e 17,2,e p/e di 29,9 e 26,8. La media dei multipli Ev/Ebitda di un panel di aziende specializzate nella parte condizionamento è invece di 15,7 per il 2018 e di 14,1 per il 2019.

La società non è contendibile. Le due famiglie imprenditoriali, Rossi Luciani e Nalini, hanno fatto ricorso al voto maggiorato per mantenere il 75% dei diritti di voto, anche col flottante al 40,25% (35% senza la green-shoe), e quindi il controllo certo delle assemblee straordinarie. L'appeal per il mercato è legato piuttosto al passo da maratoneta dell'azienda, che ha mostrato negli anni una crescita costante in un settore che continua, a sua volta, a crescere, puntando sull'innovazione tecnologica (6-7% dei ricavi va in R&S) che costituisce una forte barriera all'entrata.

“La società non è contendibile. Le due famiglie imprenditoriali, Rossi Luciani e Nalini, hanno fatto ricorso al voto maggiorato per mantenere il 75% dei diritti di voto”

 

I ricavi sono aumentati dai 203 milioni del 2015, ai 231 del 2016 ai 255 del 2017, mentre il consensus vede il fatturato 2018 a 278 milioni e a 301 nel 2019. Parallela l'evoluzione dell'Ebitda, con buoni margini: 38 milioni nel 2015, 43 nel 2016, 50 nel 2017, 55,2 milioni previsti dagli analisti quest'anno e 60 milioni il prossimo. L'utile netto, sempre secondo il consensus, si attesterà a oltre 32 milioni quest'anno e a 37,5 milioni il prossimo. La quotazione – tutte le azioni sono state messe in vendita dagli azionisti attuali, senza incasso quindi per l'azienda – permetterà a Carel di considerare la crescita esterna anche con scambio azionario: in particolare l'interesse è per il Nord America (l'80% del fatturato è estero).

Quanto alla politica dei dividendi, è previsto un pay-out compreso tra il 35% e il 50%, con distribuzione degli utili subordinata a eventuali esigenze di M&A. La posizione di cassa è attiva per circa 9 milioni. Prima dell'Ipo gli azionisti hanno staccato dividendi straordinari per 30 milioni, attingendo alla cassa che era di circa 40 milioni.

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