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Le grandi Ipo slittano al 2019. La Borsa si consola con le Pmi

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MATRICOLE

Le grandi Ipo slittano al 2019. La Borsa si consola con le Pmi

Borsa di Milano  (Agf)
Borsa di Milano (Agf)

Ormai è chiaro: non sarà l’anno delle gradi quotazioni a Piazza Affari. Per quelle bisognerà, si spera, aspettare il 2019. Invece il 2018 non ha mantenuto le promesse che sembrava si potessero leggere a fine dello scorso anno, con un 2017 chiuso con 32 Ipo per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro, grazie anche al ritorno in Borsa di Pirelli&C con 2,4 miliardi di euro raccolti. E per l’Italia e in generale a livello globale le stime sembravano essere rosse. In realtà il primo trimestre tutto sommato aveva tenuto: in Europa, stando ai dati Pwc, si sono registrate in tre mesi 67 operazioni per un controvalore di 12,5 miliardi di euro, contro le 54 Ipo per un totale di 4,6 miliardi di euro dello stesso periodo dell’anno precedente.

E poi cosa è successo? Investitori e bankers concordano sul fatto che sia andata aumentando l’incertezza e che, nonostante la liquidità non manchi affatto sul mercato, prevalga la prudenza nelle scelte degli investitori. Se ce ne fosse stato bisogno, ieri è arrivata l’ufficializzazione del sentiment da parte del presidente della Bce, Mario Draghi: il consiglio direttivo ha deciso di procedere con la manovra di rientro dall’attuale politica monetaria ultra-accomodante «in presenza di un’economia forte ma anche di una incertezza che è senza dubbio aumentata rispetto a qualche mese fa», ha spiegato in conferenza stampa a Riga.

La parola d’ordine, quindi, sarà “selettività” per tutto il 2018. Non un mercato primario chiuso, ma certo non un mercato per tutti. E che ci sia liquidità lo dimostrano singole case history: in Europa l’olandese Adyen, società del fintech che conta fra i propri clienti Facebook, Netflix e Spotify, ha più che raddoppiato il proprio valore di Borsa nel primo giorno di contrattazioni mercoledì scorso; in Italia, invece, a ridare fiducia al mercato, è stata la quotazione di Carel, che martedì scorso ha archiviato la prima seduta con un +14,5 per cento.

Fiducia ritrovata quindi? Più o meno. Prima dell’estate sul mercato ci si aspettano solo operazioni di dimensioni ridotte. Di ieri, per esempio, la notizia che la società Editoriale Il Fatto ha avviato la procedura per la quotazione all’Aim. E sarà proprio questo il segmento a vedere la maggiore attività nel 2018, anche per un effetto dei Pir che deve ancora riversarsi sul mercato, secondo gli esperti. D’altra parte negli ultimi mesi abbiamo assistito alla marcia indietro, ad esempio, di Rainbow e di Itema. In stand by sembrano al momento la multiutility toscana Estra che punta allo Star e Compagnia Valdostana delle Acque, che fa capo alla regione Val d’Aosta tramite Finaosta. Così come Octo Telematics, che fa le spese delle sanzioni americane alla Russia. Alla finestra il mondo delle aziende che fanno capo a Cdp, la cui assemblea il 28 giugno dovrà rinnovare il cda: Sia (49,5% detenuto attraverso Fsia Investimenti), Valvitalia (49,5% tramite prestito obbligazionario convertibile) e Ansaldo Energia (59,94%). Nella seconda metà dell’anno potrebbe approdare a Piazza Affari, invece, Sigaro Toscano. Qualche possibilità in più, sul mercato, per un’operazione a breve delle cliniche Garofalo e delle cliniche Maugeri. Mentre per nomi blasonati come Eataly è tutto rimandato al 2019 se i numeri delle previsioni saranno confermati. Tempi lunghi anche per De Cecco, che ha avviato la fase di managerializzazione dell’azienda proprio in vista di una futura Ipo.

A queste operazioni, naturalmente, si aggiungeranno le operazioni delle Spac. È stata annunciata la scorsa settimana la scelta di Innova Italy 1, veicolo quotato su Aim Italia, del gruppo Fine Foods per un reverse take-over, mentre Space4 nei giorni scorsi ha approvato l’operazione di business combination con Guala Closures. Ma altre novità sono attese entro dicembre.

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