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Asset management, il 2017 un anno a luci e ombre

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Asset management, il 2017 un anno a luci e ombre

Asset management, il 2017 un anno a luci e ombre (Agf)
Asset management, il 2017 un anno a luci e ombre (Agf)

Il settore dell'asset management ha vissuto un anno senza precedenti nel 2017. La crescita complessiva a livello mondiale è stata dell'11,8% trainata soprattutto dalle performance dei mercati finanziari, raggiungendo così una dimensione di 76.000 miliardi di euro (contro i 69.000 miliardi del 2016 e i 64.000 miliardi del 2015).

In termini di nuovi flussi, sempre a livello mondiale, il 2017 ha dato un contributo pressoché “neutro”. Infatti, questi sono rimasti stabili rispetto all'anno precedente, con un valore pari al 2,7% (2,9% nel 2016). Quello che ha un avuto un impatto forte è stata la voce costi che nel comparto continuano a salire, mitigando i ricavi e dunque la crescita del settore: dal 2014, in particolare l'Europa ha registrato un aumento dei costi del 6% annuo. E l' Italia si allinea a questa tendenza, anche se grazie ad un'ottima raccolta tra i clienti privati a livello europeo si aggiudicata la maglia rosa. Sono queste alcune delle principali evidenze del rapporto mondiale sull' asset management appena reso noto da McKinsey.

La geografia del risparmio gestito. In Europa Occidentale, la quota globale di asset gestiti è rimasta invariata tra 2016 e 2017 (34% vs 33%) con un effetto annuo sui flussi (annual flow effect) pari a circa il 3% (625 miliardi di euro nel 2017 contro 610 miliardi nel 2016). Il Nord America ha rappresentato circa il 50% di asset gestiti a livello globale, ma in termini di nuovi flussi ha contribuito solo per circa il 35% dei flussi (631 miliardi di euro). L'area APAC ( Asia/Pacifico) ha contribuito con circa il 25% dei flussi globali, tuttavia l'apporto percentuale è diminuito significativamente di circa il 66% rispetto al 2016 (440 miliardi di euro nel 2017 contro i 1.200 miliardi di euro nel 2016. In quella parte del mondo dove cresce la ricchezza finanziaria in modo sostenuto si sono preferite altre forme di investimento.

Costi fattore critico. Gli utili sono cresciuti del 18% rispetto al 2016 (79 miliardi di euro nel 2016 contro 93 miliardi nel 2017). Tuttavia, il rapporto costi/ricavi tra il 2016 e il 2017 si è mantenuto stabile al 65-66% con margini rimasti costanti. In Europa i margini di profitto sono leggermente aumentati da 34 basis point nel 2016 a 34,6 basis point nel 2017. I profitti operativi complessivi delle regioni sono aumentati dell'11% (15,0 basis point nel 2017). In Europa la crescita è stata più contenuta con profitti aumentati nell' ultimo anno del 7% (12,9 basis point).

L' effetto digital. Nel corso del 2017 sono emersi altri elementi che creano “frizione” e indeboliscono l'industria. In primis, L'attuale distribuzione al dettaglio (“product push”) è soggetta a molteplici attacchi, con il “digital direct” che sta conquistando spazio e la tendenza tra i clienti a diventare più autonomi in un modello di distribuzione ibrido.
La protezione dei consumatori è uno dei principali obiettivi delle autorità di regolamentazione (si vedano in questo senso tutt'e le regolamentazioni di settore MiFID, DOL, SEC - Best Interest, PRIPPS) e questo favorisce la trasparenza dei costi e rimodella il panorama della consulenza.
La tecnologia diventa una forza trainante, che consente un rapporto “costo per servizio” strutturalmente più basso, diviene fonte di competitività, crea opportunità di partnership innovative e guida il cambiamento nei modelli di business. Ma richiede continuamente investimenti tecnologici e nuove competenze. E chi non lo fa, resta indietro.

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