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Da 135 euro a 100 milioni, sui derivati l’Europa in ordine sparso…

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Da 135 euro a 100 milioni, sui derivati l’Europa in ordine sparso sulle sanzioni

La sede dell’Authority europea di vigilanza sui mercati a Parigi (Bloomberg)
La sede dell’Authority europea di vigilanza sui mercati a Parigi (Bloomberg)

Sulle sanzioni in materia di trasparenza sui derivati, le autorità europee viaggiano in ordine sparso. È quanto emerge da un rapporto pubblicato dall’Esma (Supervisory Measures and Penalties under Articles 4, 9, 10 and 11 of Emir) che mostra come dal punto di vista delle attività informative alle imprese e di supervisione ci siano aree fortemente armonizzate, ovvero per le quali le autorità nazionali viaggiano su livelli di attività simili. Meno armonizzato è l’aspetto “reattivo” alle eventuali mancanze nell’applicazione delle regole.

Va detto che mettersi in regola con Emir, che è stato definito un “macigno” soprattutto sulle Pmi, non è facile, vista la mole di obblighi che ha imposto alle aziende anche piccole. Il fine è ovviamente più che buono, come spiegava una nota della Consob del 2016: il regolamento europeo sui derivati ha introdotto, a carico delle controparti di un contratto derivato, una serie di obblighi al fine di ridurre il rischio dei mercati derivati e migliorarne la trasparenza. Si è trattato di un lavoro lungo e che non è ancora arrivato alla sua fine. Nel frattempo la Commissione Europea ha messo in consultazione alcune ipotesi di modifica di Emir per semplificare gli obblighi di comunicazione soprattutto da parte delle società non finanziarie, come raccomandato dalle principali associazioni degli emittenti tra cui Assonime.

Il report dunque riguarda lo stato della vigilanza in Europa rispetto all’applicazione del Regolamento UE n. 648/2012 sugli strumenti derivati OTC, le controparti centrali e i repertori di dati sulle negoziazioni. Si tratta non di una novità normativa, ma di un check sulla vigilanza delle autorità nazionali. E dal rapporto emerge che tutte c’è stata un’azione informativa diffusa da parte delle autorità nazionali di controllo e anche un investimento nella diffusione di tecniche di mitigazione dei rischi.

Un’altra attività messa in atto diffusamente da parte delle autorità europee, è quella delle ispezioni. In particolare, in Italia, Consob ha fatto tre comunicazioni su Emir e ha condiviso con la comunità finanziaria le maggiori difficoltà riscontrate nell’applicazione del regolamento.

Quanto alle sanzioni, dall’Italia si segnalano due sanzioni da parte della Covip. Nel nostro Paese infatti le competenze di vigilanza sono ripartite tra più autorità: Banca d’Italia, Consob, Covip, Ivass. Eppure queste due sanzioni non sono poche, visto che a parte le due inflitte dalla Covip (rispettivamente di 105mila e 60mila euro), solo un’altra è stata irrogata da un’authority europea: in questo caso la Financial Conduct Authority del Regno Unito che però ammontava a 35 milioni di sterline. L’ammontare delle sanzioni, le modalità per determinarle vedono differenze elevate: a seconda del paese in cui ci si trova possono andare da 135 a 100milioni di euro. Solo sette ordinamenti prevedono la possibilità di una sanzione penale per le violazioni in materia di Emir.

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