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Cresce la voglia di fondi tra gli italiani

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Cresce la voglia di fondi tra gli italiani

Cresce la voglia di risparmio degli italiani. I sottoscrittori di fondi comuni a fine 2017 erano 7,2 milioni, oltre 500 mila in più rispetto all'anno precedente. Il 12% degli italiani è oggi anche un investitore. La metà dei risparmiatori detiene fondi per più di 14.400 euro e dalla recente ricerca di Assogestioni ne emerge anche un identikit interessante: si riduce notevolmente il gap tra uomo e donna, l'investitore ha 59 anni, risiede nel Nord Italia e investe in media 31.200 euro.

Gli italiani vivono ormai solo come un ricordo i bei tempi di quando i titoli di Stato offrivano rendimenti a doppia cifra e, trovandosi oggi anche incagliati in un settore immobiliare sempre più illiquido, si stanno progressivamente “convertendo” ai prodotti dell'industria del risparmio gestito. Viste le crescenti difficoltà di trovare rendimenti “sicuri” sul mercato, sono sempre più coloro che abbandonano il “fai da te” per preferire i consigli dei consulenti nel tentativo di diversificare e ridurre l'esposizione ai rischi. Chi ha investito in fondi (ad esempio sul comparto azionario Italia) lo scorso anno ha realizzato in media il 21,15%, mentre nel 2017 Piazza Affari è salita meno, del 19,72%. Se facciamo lo stesso confronto a 10 anni (gli anni della crisi) i fondi Italia hanno retto meglio alle turbolenze dei mercati: hanno reso il 16,1%, contro il 12,65% del listino italiano. Meno brillante è però la performance di questa prima parte del 2018: i fondi sono saliti dell'1,33% contro il 3,13% del listino.

A dare una grande spinta alla voglia di risparmio gestito degli italiani, come sottolinea Assogestioni, sono stati soprattutto i Pir, i piani individuali di risparmio che permettono alla fine di cinque anni di investimento di avere un beneficio fiscale sulle eventuali plusvalenze. L’anno scorso hanno dato ricche soddisfazioni a tutti i sottoscrittori. L’indice Ftse Italia Pir Pmi All è salito nel solo 2017 del 34%. Da gennaio però il suo rendimento è pari a zero. Plus24 mensilmente pubblica un osservatorio per permettere ai risparmiatori di monitorare l’andamento dei principali Pir presenti sul mercato e i loro costi. Nonostante l’azzeramento della performance media di questi fondi, la raccolta continua a salire. Secondo i dati Assogestioni gli italiani che investono in fondi domestici Pir compliant sono più di 690 mila, circa 800 mila includendo i fondi esteri. Per la metà si tratta di investitori che si affidano per la prima volta ai prodotti di gestione collettiva.

Questi numeri superano di molto le previsioni sia governative, sia di mercato e testimoniano il notevole successo di questi prodotti finanziari. I Pir hanno sicuramente spronato l’interesse degli italiani verso l’industria del risparmio, ma questo non è sufficiente a dare tutte le tutele ai risparmiatori. Anche i fondi hanno rischi, costi (in alcuni casi anche elevati) e soprattutto non sempre soddisfano in termini di rendimenti. Lo sforzo che tutto il sistema dell’industria del risparmio gestito deve fare è a monte. Serve educazione finanziaria. A questo proposito, ha spiegato il presidente della Consob, Mario Nava, «c’è molto da fare. Il 40% dei cittadini non sa valutare le proprie conoscenze finanziarie, il 50% è a disagio con la finanza e un altro 50% non è interessato». Inoltre, la maggior parte degli italiani «non ha un piano finanziario né legge la specifica informazione e quasi il 40% investe senza comprendere». Proprio l’inconsapevolezza dei risparmiatori della scarsa competenza in materia finanziaria, ha sottolineato il presidente Consob, «genera attitudini che mis-informano le scelte finanziarie», con un risultato «sub-ottimale, in cui oltre la metà dei risparmiatori si affida all’informal advice», piuttosto che rivolgersi ai professionisti degli investimenti. Colmare questo gap deve essere una priorità: nell’interesse di tutta l’industria finanziaria e dei risparmiatori.

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