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Libor, soltanto il 12% delle banche è pronto per la sostituzione

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tassi interbancari

Libor, soltanto il 12% delle banche è pronto per la sostituzione

(SintesiVisiva)
(SintesiVisiva)

Il mercato finanziario e in particolare le banche devono passare dalla teoria alla pratica. Finora in pochi si sono messi in moto per gestire la prevista fase di passaggio ai nuovi tassi interbancari che dovranno sostituire il Libor e l’Euribor, secondo un’indagine condotta in 150 tra banche, fondi pensione e corporate in 24 paesi per conto delle organizzazioni finanziarie AFME, ICMA e ISDA. Mentre questi tassi servono da riferimento per centinaia di migliaia di miliardi di dollari in prodotti finanziari, solo il 12% degli operatori intervistati afferma che l’istituzione alla quale appartengono ha messo in atto un primo piano per gestirne la sostituzione prevista tra il 2019 e il 2021.

Inoltre, solo l’11% delle oltre 150 banche, fondi pensione, aziende e altri partecipanti al mercato intervistati ha dichiarato che la propria istituzione ha stanziato un budget e risorse per affrontare questo problema. Naturalmente, le banche si trovano in uno stato dei lavori più avanzato rispetto alle società non finanziarie nella realizzazione di questo progetto. Tuttavia, solo il 25% dei rappresentanti del settore bancario afferma che la propria istituzione sta già affrontato in modo concreto l’argomento.

«È arrivato il momento in cui i partecipanti al mercato finanziario comincino ad affrontare la situazione», insiste lo studio aggiungendo che le parti interessate sono generalmente consapevoli delle sfide poste dalla fine dei tassi interbancari. Pertanto, il 53% degli intervistati afferma che una riflessione è stata lanciata internamente, ma finora nessuna decisione è stata presa.

Il tema della sostituzione del Libor (in sterline, euro, dollari, franchi svizzeri e yen), dell’Euribor e degli altri tassi interbancari adottati dai paesi, è emerso a partire dal 2012, quando scoppiò il caso della manipolazione dei tassi che ha evidenziato la debolezza del metodo di calcolo di tali tassi. Con lo scoppio della crisi, costata alla banche decine di migliaia di euro in sanzioni, l’utilizzo degli attuali tassi interbancari è diminuito diventando a sua volta uno strumento sempre più illiquido. Questi fenomeni hanno spinto l'industria finanziaria e le autorità ad iniziare ad adottare nuovi parametri di riferimento.

Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna sono già state designate alternative, rispettivamente l’indice Sofr (Secured overnight financing rate) e il Sonia (Sterling overnight index average). In Svizzera è lo Saron (Swiss average rate overnight) che andrà a sostituire il Libor mentre per l’Eurobor una decisione è attesa entro settembre di quest’anno. I prodotti interessati ai cambiamenti sono numerosissimi e riguardano diverse asset class: dai derivati, future, opzioni, mutui, carte di credito, prestiti al consumo, repo, bond corporate e governativi. Lo studio sottolinea, tuttavia, che il passaggio ai nuovi tassi di riferimento sta ancora causando molti interrogativi tra i professionisti alcuni dei quali non escludono di continuare a utilizzare i vecchi tassi se essi continueranno ad essere pubblicati. Ciò riguarda in particolare l’area dell’euro, i cui sostituti dell’Euribor e dell’Eonia non sono stati formalmente identificati.

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