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Gestione «letargica»: Nestlé nel mirino degli attivisti

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Gestione «letargica»: Nestlé nel mirino degli attivisti

Il gigante elvetico dell’alimentare Nestlé torna nel mirino del fondo attivista americano Third Point. Dopo le critiche già esplicitate nei mesi scorsi, nel fine settimana il fondo dell’uomo d’affari californiano Dan Loeb è ritornato sulla questione ed ha inviato una lettera al Cda di Nestlé (pubblicando anche una presentazione online) in cui deplora «l’approccio strategico confuso» del gruppo svizzero, indicando che questo può fare di meglio per remunerare gli azionisti.

Secondo Third Point, che nel giugno dell’anno scorso ha acquisito l’1,3% del capitale di Nestlé (per un valore di circa 3 miliardi di dollari, cioè 2,6 miliardi di euro), la multinazionale elvetica ha un’organizzazione «burocratica, complessa, letargica», che non avrebbe saputo stare al passo con i tempi ed avrebbe portato a perdere quote di mercato. Gli affari per il fondo andrebbero riorganizzati sulla base di sole tre divisioni.

Nestlé ha realizzato nel 2017 un fatturato di 89,8 miliardi di franchi (78 miliardi di euro) e Third Point chiede disinvestimenti per circa il 15% di questa cifra, per lasciare prodotti e marchi secondari e concentrare il gruppo sui business principali. Per Third Point, Nestlé potrebbe incrementare l’obiettivo di margine e aumentare sensibilmente i suoi utili per azione.

Tra le partecipazioni di Nestlé nel mirino di Third Point c’è in prima fila quella nella francese L’Oréal, di cui il fondo americano chiede con forza la cessione. Nestlé ha il 23,2% del gruppo francese dei cosmetici, un pacchetto che nel 2017 aveva un valore stimato in circa 25 miliardi di dollari (21,5 miliardi di euro). I guadagni derivanti da questa maxi cessione, sottolinea Third Point, permetterebbero a Nestlé nuove acquisizioni e una maggiore remunerazione degli azionisti attraverso il riacquisto di azioni proprie.

Il vertice di Nestlé ieri ha nuovamente respinto le critiche sulla lentezza e sulla redditività. Il ceo di Nestlé, Mark Schneider viene dalla tedesca Fresenius (settore medicale) e ha lasciato emergere da subito l’attenzione verso una maggiore presenza del gruppo nei prodotti salutistici, pur mantenendo i pilastri strategici, cioè caffè, acque minerali, alimenti per bambini, alimenti per animali.

La linea di Schneider sembra essere quella di rispondere soprattutto con i fatti. Con la gestione di Schneider, Nestlé ha acquisito la canadese Atrium Innovation (prodotti dietetici) e ceduto all’italiana Ferrero attività negli snack dolci Usa. Nel maggio scorso c’è stato inoltre l’accordo con cui Nestlé ha acquisito i diritti di commercializzazione di prodotti dell’americana Starbucks. Schneider ha affermato in passato di voler cedere attività marginali e di voler fare acquisizioni mirate. Secondo voci di mercato, Nestlé potrebbe ora acquisire per 2 miliardi dollari la canadese Champion Petfoods (alimenti per animali).

La nuova pressione di Third Point ieri non ha comunque fatto male al titolo Nestlé, che a Zurigo ha chiuso a 77,44 franchi (+0,70%) in una seduta debole per la Borsa svizzera. L’azione Nestlé è in calo da inizio anno. Alcuni dei rilievi di Third Point non dispiacciono al mercato, anche se la maggior parte degli analisti continua a ritenere difficile una luce verde del vertice Nestlé al fondo Usa.

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