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Fca: analisti divisi sul dopo Marchionne, timori su Ferrari

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Fca: analisti divisi sul dopo Marchionne, timori su Ferrari

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Nessun dubbio sul fatto che l'improvvisa uscita di Marchionne dalla guida di Fca e di Ferrari sia una grave perdita per entrambe le aziende, anche se le preoccupazioni maggiori riguardano la Rossa mentre per quanto riguarda Fiat Chrysler l'interrogativo principale è relativo alle aggregazioni: il progetto si allontana, come dice Equita Sim, perché il gruppo ha perso un grande negoziatore che avrebbe forse trattato una grande alleanza prima di lasciare oppure una guida meno carismatica almeno sulla carta riaprirà la speculazione e le mire di altri big mondiali dell'auto su Torino? Sono queste le reazioni degli analisti delle principali case di investimento all'indomani del week end che ha sconvolto i vertici delle società della galassia Exor-Agnelli a causa del peggioramento repentino delle condizioni di salute di Sergio Marchionne.

I broker sono concordi sul fatto che Mike Manley sia «la persona giusta per guidare la prossima fase» di sviluppo di Fca, scrive Morgan Stanley, e che la sua repentina indicazione, in qualità di numero uno di Jeep e Ram (cioè i due brand che stanno spingendo i conti di Fca e che sono al centro del nuovo piano industriale), vada nel segno della continuità rispetto alla strada indicata da Marchionne: il nuovo ceo ha un track record solido si sottolinea all'unisono ma il dubbio (rileva Ubs) è se saprà essere all'altezza del suo predecessore.

Incognita M&A può provocare volatilità sul titolo
Quest'ultimo aspetto, lasciano intendere alcuni analisti, potrebbe emergere non tanto nella gestione operativa quanto nelle operazioni straordinarie: Manley «dovrà convincere il mercato di essere un bravo negoziatore anche perché lo scenario M&A resterà uno dei principali fattori di interesse per il titolo Fca», sottolinea Mediobanca Securities, aggiungendo che probabilmente il mercato si aspettava qualche operazione straordinaria come ultimo atto di Marchionne prima del suo addio programmato per il prossimo anno, mentre Akros parla proprio di una Fca a «leadership debole». Un'altra incognita per gli investitori, che Jefferies solleva, è la possibile fuoriuscita dal gruppo dei top manager che fino a venerdì erano dati in corsa per la successione a Marchionne e che sono stati delusi dall'indicazione di Manley: una preoccupazione che ha trovato immediata conferma nelle dimissioni di Alfredo Altavilla, responsabile per l'area Emea del gruppo automobilistico.

Il focus degli analisti si sposta ora su Maranello
Maggiori sono invece gli impatti dell'uscita di Marchionne da Ferrari. Due i motivi principali: in primo luogo perché, a differenza di Fca dove il percorso di avvicendamento era già stato annunciato e iniziato, in Ferrari il manager italo-canadese avrebbe dovuto rimanere ancora a lungo; in secondo luogo, perché per il Cavallino Rampante è ormai imminente la presentazione del nuovo business plan a cinque anni in cui (secondo Banca Imi) Marchionne avrebbe avuto un ruolo centrale nelle strategie di crescita futura.

La conferma della tempistica del piano, con la guida della Rossa affidata comunque a un manager di valore come Louis Camilleri, potrebbe essere secondo qualche esperto un segnale forte per il mercato anche se, pure in questo caso, non vengono taciute le doti di negoziatore dell'ex numero uno, ad esempio nella trattativa con Liberty Media per il rinnovo del contratto di Formula 1: «Marchionne era probabilmente la persona migliore per chiudere l'accordo», sottolineando gli analisti di Mediobanca Securities. Per Credit Suisse, «Ferrari perde un vincente», anche se per gli analisti della banca svizzera, «la strada è tracciata». Infatti, ricordano come il piano industriale di prossima presentazione sia stato già impostato da Marchionne e che la società è stata affidata a un manager con una storia di successo alle spalle e una profonda conoscenza della Casa di Maranello. Non mancano però le preoccupazioni, soprattutto nel breve termine, sulla capacità di non creare uno stop alla continuità del lavoro di quello che viene definito un «leader eccezionale».

(Il Sole 24 Ore Radiocor )

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