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«E dopo Sergio»? La Fca del dopo-Marchionne sui media…

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dal financial times ai giornali tedeschi

«E dopo Sergio»? La Fca del dopo-Marchionne sui media stranieri

E ora? Sulla stampa internazionale, l’addio di Sergio Marchionne al timone di Fca ha già scatenato analisi e pronostici sull’unico, grande quesito che pende sul futuro del gruppo:  l’evoluzione del marchio nel «dopo Marchionne», come è già stato ribattezzato il periodo avviato con l’insediamento dell’ex numero uno di Jeep Mike Manley. Tutti i media esteri, dal Financial Times alla Cnn, hanno reso omaggio al manager italocanadese, seguendo da vicino l’avvicendarsi delle cariche ai vertici e il ricovero tutt’ora in corso a Zurigo . L’ondata emotiva iniziale, però, si è già trasformata nei dubbi su quello che sarà di Fca dopo la fuoriuscita della «smisurata presenza» di Marchionne, come il Wall Street Journal ha definito il suo ruolo dell’industria dell’automotive negli ultimi 14 anni.

Le Monde, Ft, Frankfurter Allgemeine: il problema è la continuità
L’uscita di scena di «Serghio», come lo chiamano a volte i commentatori Usa, è stata accolta in maniera abbastanza traumatica. Marchionne avrebbe esaurito il suo mandato a marzo 2019, ma gli otto mesi di guado sembrano già un’eredità pesante per le spalle del suo successore. Il manager, per dirla con il francese Le Monde, è il «bulldozer» che ha stravolto l’assetto organizzativo e costretto i suoi successori ad adattarsi. In questo caso, con quasi un anno di anticipo rispetto al previsto.

Il primissimo scoglio per Manley è la continuazione del piano industriale 2018-2022 presentato a giugno dal manager, con un road map che prevede il raddoppio dei profitti operativi entro il 2022 grazie alla spinta sui marchi Jeep e Ram, investimenti per l’elettrificazione delle vetture e il potenziamento della fascia luxury. Il Financial Times scrive che Manley si trova per le mani l’eredità di una «rock star» che si era fissato obiettivi ambiziosi, ma la crescita di profitti e vendite «non sarà l’unica sfida» sul suo futuro. I produttori di automobili, scrive sempre l’Ft, «stanno affrontando una pletora di cambiamenti, dalla crescita delle auto elettriche a target più rigidi sulle emissioni, diverse modalità di proprietà dell’automobile (con il boom di formule di condivisione che escludono l’acquisto, ndr) e lo sviluppo di vetture a guida assistita».

Anche se la Fca ha già previsto come affrontare queste incognite, prosegue il quotidiano londinese, «la strategia deve essere comunque eseguita». Il Frankfurter Allgemeine, il quotidiano finanziario di Francoforte (Germania), va anche più a fondo. Marchionne, scrive il corrispondente dall’Italia Tobias Piller, lascia «molti nodi irrisolti» per il futuro dell’azienda, dal ritardo nello sviluppo di nuove auto dei marchi Alfa Romeo o Fiat (con il secondo sempre più ridotto a “costola regionale”) alla difficoltà di spingere davvero su vetture elettriche e ibride. «Marchionne ha promesso di spingere su vetture elettriche e ibride, ma non ci ha investito abbastanza» scrive Piller.

Bloomberg e Reuters: il futuro sarà solo Jeep
Anche l’agenzia statunitense Bloomberg riepiloga il percorso a ostacoli che attende Manley, dall’elettrificazione delle vetture all’incremento di vendite per il segmento del lusso. Ma il futuro dell’azienda sembra vincolato al marchio guidato, fino ad oggi, dallo stesso Manley: Jeep. Marchionne aveva fissato l’obiettivo del raddoppio delle vendite entro il 2022, in crescita dagli 1,4 milioni di unità dello scorso anno. Ora Manley dovrà mantenere il ritmo di espansione, previsto, garantendo la continuità a uno dei segmenti più redditizi (e internazionali) della casata. Ma anche sobbarcarsi una lunga serie di compiti paralleli, fa notare la Reuters, citando l’urgenza di recuperare terreno sul mercato cinese e la dipendenza dal mercato del Nord America.

«La profittabilità si sta riprendendo solo gradualmente, Fca deve ancoa fare progressi significativi in Cina e l’azineda dipende dal Nord America per tre quarti dei suoi profitti» scrive l’agenzia, britannica, prima di segnalare un altro marchio «dal profilo incerto»: Ferrari. Marchionne avrebbe dovuto guidare il marchio del Cavallino fino al 2021, ma alcuni rumor lo accreditavano addirittura come acquirente del brand. «Marchionne ha fatto alcune scelte forti negli scorsi anni - scrive Reuters - In particolare aumentare la produzione oltre a un tetto autoimposto, ma era sempre stato attento a non “diluire” l’esclusività del brand». Gli analisti si domandano se il suo successore, Louis Camilleri, riuscirà a fare lo stesso.

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