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Bombassei: «Marchionne manager rivoluzionario per finanza e…

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INTERVISTA / 1

Bombassei: «Marchionne manager rivoluzionario per finanza e industria»

«È stato un manager rivoluzionario». Così Alberto Bombassei, fondatore e presidente di Brembo, ricorda «un amico, un grande uomo». «È molto difficile parlare della morte di Sergio. Avevo ben chiaro che sarebbe accaduto ma in questi giorni ho voluto continuare a non parlarne al passato. Ora devo farlo ed è davvero triste».

Quando lo ha conosciuto?

Poco dopo il suo avvento alla guida di Fiat. Da subito ho avuto la sensazione di un uomo con un talento e una sensibilità speciali. Con il mio ingresso nel board di Fiat Industrial, ho avuto modo di approfondire oltre all’aspetto manageriale anche quello umano. E’ nato allora un rapporto che andava oltre la stima professionale.

L’ultimo ricordo?

Qualche mese fa ha voluto incontrarmi. Credo lo abbia fatto pensando di essere stato sbrigativo in un occasione precedente, era la visita di un amico. Nonostante da manager abbia sempre fatto l’interesse del gruppo che guidava ha riservato, almeno nei miei confronti, anche questo tipo di attenzioni. E’ un privilegio verificare questa sensibilità in un uomo del genere. Nel maggio del 2014, ha voluto essere presente all’inaugurazione del nostro stabilimento in Michigan. Per Brembo gli Stati Uniti diventavano il primo mercato, ricordo bene quel giorno, per tutti noi fu un grande regalo.

Quale è il giudizio sul Marchionne imprenditore?

Quando è arrivato non era un manager con una storia nel mondo dell’auto, non era un car guy per intenderci. Forse in quella fase è stata una fortuna. Probabilmente per questo ha saputo essere rivoluzionario in tante delle decisioni prese, non solo quelle finanziarie ma anche in chiave produttiva e industriale. Marchionne è stato un uomo di grande intelligenza e coraggio, ma soprattutto di grande visione strategica. E non solo nell’auto.

A cosa si riferisce?

Riuscì ad anticipare il futuro anche quando ruppe il rapporto con Confindustria. Il presidente Boccia con il contratto dei metalmeccanici e poi con il Patto per la fabbrica ha creato requisiti coerenti con una nuova presenza di Fiat in Confindustria. Io non sono riuscito nel 2011, da vicepresidente per le relazioni industriali, a convincere l'associazione a cambiare passo e evitare la rottura con Fiat. Non è un segreto che Marchionne mi promise addirittura che sarebbe rientrato nell’associazione qualora ne fossi diventato presidente. Se ora l’operato di Boccia rendesse possibile un dialogo più fitto con la più grande azienda privata del paese sarebbe certamente una buona notizia.

Ha fatto più finanza o industria?

Essendo un esperto di finanza è riuscito a trasferire questa sua esperienza nel mondo industriale. Ha usato la finanza per risanare un’azienda che sembrava fallita partendo da una disponibilità di mezzi assai modesta. In questo quadro non va dimenticato il ruolo di John Elkann che è stata una presenza e una garanzia importante. Sono certo che saprà garantire un futuro importante al Gruppo oltre a conservarne la matrice italiana. Elkann ha grandi qualità che ora emergeranno ancor più chiaramente.

Il futuro di Fca e Ferrari?

L’eredità di Marchionne non è leggera. Ma lui stesso ha presentato il piano industriale e lo ha condiviso con la squadra di manager che deve realizzarlo. Sono certo che Manley, lui si un car guy, sarà all’altezza della nuova responsabilità. Anche per Ferrari, con cui è iniziata più di 40anni fa la storia del nostro successo, non sono preoccupato. Camilleri ha tutti i titoli per poter far bene.

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