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Perché Facebook e Twitter crollano mentre l’87% delle…

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il caso dei due social network

Perché Facebook e Twitter crollano mentre l’87% delle società Usa batte le stime

Le ultime trimestrali Usa stanno specchiando evidenti contraddizioni nell’economia Usa. Questa sta galoppando - da aprile a giugno il Pil è cresciuto del 4,1% su base annua, come non accadeva dal 2014 - e non a caso l’87% delle società dell’indice S&P 500 che finora ha riportato i conti ha battuto le stime degli analisti. In questo roseo quadro microeconomico e finanziario spicca ancor di più la simultanea difficoltà di Facebook e Twitter, i due più popolari social network quotati (il terzo, Instagram, è di proprietà di Facebook e al momento non ci sono voci di spin-off e di quotazione a parte).

Giovedì Facebook ha riportato i conti evidenziando un calo di un milione di utenti attivi in Europa. Questa notizia, unitamente al rallentamento della crescita degli utili e alle difficoltà ammesse dalla società di Mark Zuckerberg di valutare gli effetti negativi delle nuove norme sulla privacy (Gdpr in Europa) introdotte dopo la scandalo Cambridge Analytica, hanno spinto Facebook da un record all’altro.

Mercoledì le azioni volavano per la prima volta a 218 dollari mentre giovedì sono piombate a 175, il 19% in meno (e ieri a 173). In termini di capitalizzazione Facebook ha volatilizzato in una sola seduta 120 miliardi di dollari. Per una società Usa quotata una perdita quotidiana di tali proporzioni finora non si era mai manifestata.

Dopo quella di Facebook è arrivata un’altra doccia fredda dalla contabilità dell’universo dei social network. I conti presentati ieri da Twitter hanno deluso gli investitori tanto che le azioni sono arrivate a perdere nel corso della seduta il 20%, emulando l’entità del calo accusato da Facebook.

Gli analisti si aspettavano una “pulizia” degli utenti da parte di Twitter - social network specializzato nel micro-blogging offrendo la possibilità di scrivere post, altresì noti come “cinguettii”, di massimo 280 caratteri - ma le proporzioni hanno spiazzato perfino i più ottimisti. Dai numeri del secondo trimestre è emerso che i profili attivi sono calati di un milione, a quota 355 milioni. Questo soprattutto perché la società ha deciso di avviare un processo di “pulizia” e di cancellazione gli account falsi.

Un po’ come le banche devono fronteggiare periodicamente i crediti deteriorati, i cosiddetti non performing loans, anche i social network sono chiamati a sbarazzarsi dei non performing users, utenti finti che non possono portare ricavi e che deteriorano la qualità della piattaforma. Conta poco che rispetto al secondo trimestre del 2017, gli utenti attivi “veri” siano cresciuti del 2,8%.

Troppo poco, considerando che la società ha già anticipato che la discesa registrata nell’ultimo quarto andrà avanti a tal punto da far scendere la massa critica fino a 330 milioni. Un problema, come visto, condiviso con Facebook.

Per il resto nel range aprile-giugno Twitter ha registrato un utile netto di 100 milioni di dollari, in netto miglioramento dal rosso di 116 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso, ma in linea con le previsioni degli analisti. Il fatturato ha raggiunto 710 milioni di dollari, battendo le stime (696 milioni). Ma questo non è bastato a placare i mercati, sorpresi in negativo dalla flessione degli utenti “veri” e dalla vulnerabilità del social ai “fake account” e al tema della regolamentazione.

Con un ribasso del 20% Twitter ha volatilizzato 6 miliardi di capitalizzazione ridimensionando il valore a 26 miliardi di dollari. In due sedute Facebook e Twitter hanno perso in Borsa un controvalore non distante dal Pil della Grecia. Ai valori correnti Facebook - che capitalizza 500 miliardi - vale 20 volte Twitter.

Anche se le dimensioni delle due società sono profondamente diverse, entrambe hanno un problema in comune: un evidente “mal di utenti” per il quale entrambe stanno prendendo di mira il Gdpr (il regolamento europeo sulla gestione dei dati al debutto il 25 maggio).

Ma accusare l’Europa e le nuove regole sulla privacy è riduttivo. Il problema numero uno è quello di reggersi su un modello di business non diversificato e legato alla redditività degli utenti (peraltro molto bassa, per Facebook si tratta di 3 dollari annui per ciascun profilo attivo), peraltro vulnerabile a shock regolamentari.

Ecco perché non stupisce che mentre 9 società su 10 dell’S&P 500 stiano stupendo in positivo gli analisti in questa nuova ondata di trimestrali Facebook e Twitter, con il loro “mal di utenti” e il loro business poco diversificato, stiano sorprendendo in negativo.

twitter.com/vitolops

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