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Anche De Angelis lascia Telecom Italia. Prezzo di carico a 1 euro per…

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Anche De Angelis lascia Telecom Italia. Prezzo di carico a 1 euro per Vivendi

Stefano De Angelis lascia Telecom Italia. Il manager, che ha concluso il 19 luglio il suo mandato biennale alla guida di Tim Brasil - con risultati unanimente riconosciuti eccellenti e che comunque parlano da soli (il margine Ebitda è salito oltre il 36%, livelli da incumbent più che da Olo come è Tim in Brasile) - resterà nel board della controllata carioca, come era stato annunciato al suo avvicendamento con il nuovo ceo Sami Foguel. De Angelis (51 anni il prossimo agosto) era entrato nel gruppo di tlc nel ’97, dopo una breve esperienza in Fiat, ricoprendo diversi incarichi.

GUARDA IL VIDEO / Quando Vivendi prese il controllo di Tim

In vista del suo rientro in patria gli era stata offerta la nuova posizione di direttore commerciale unico che però aveva rifiutato. La verità è che oggi non c’è più spazio per il manager nell’organigramma dell’attuale gestione. La posizione di chief operating officer non è prevista, essendo di fatto stata “spacchettata”in due direzioni affidate a manager provenienti dall’estero del gruppo: le infrastrutture a Stefano Siragusa e la direzione commerciale unica a Pietro Scott Jovane. L’unica posizione “adeguata” per l’ex ceo di Tim Brasil sarebbe stata la direzione generale che però è ricoperta dall’amministratore delegato Amos Genish e quindi non era disponibile. Così De Angelis, l’ultimo top manager della “vecchia guardia” rimasto nel gruppo dopo una serie di uscite “eccellenti”, ha deciso di lasciare.

Nel frattempo il rinnovo del consiglio Telecom - con il prevalere della lista del fondo Elliott su quella presentata da Vivendi - e la conseguente cancellazione dell’attività di direzione e coordinamento sul gruppo da parte dei francesi, è costato alla media company transalpina 512 milioni di svalutazione sulla partecipazione, ferma al 23,94% del capitale ordinario. La quota in Telecom che Vivendi ha messo insieme spendendo 3,899 miliardi - 3,64 miliardi di azioni per un costo unitario di 1,0709 ad azione - era contabilizzata nell’ultimo bilancio per 4,256 miliardi, dopo aver passato l’impairment test sulla recuperabilità del valore. La quota è stata svalutata per 512 milioni e nella relazione semstrale Vivendi spiega che nel consolidato la partecipazione in Telecom è contabilizzata a equity per 3,64 miliardi, corrispondenti quindi a 1 euro per azione. Allo stesso tempo la relazione ricorda però che il valore recuperabile al 31 dicembre era ritenuto più alto: 1,17 euro per azione. Anche a 1 euro, i titoli sono in carico a premio di oltre il 50% rispetto alle ultime quotazioni di Borsa (0,6594 euro, -0,09%, ieri).

«Nonostante l’atteso miglioramento delle prospettive di Telecom Italia (assumendo che il piano industriale 2018-2020, approvato all’unanimità dal consiglio il 12 marzo, sia effettivamente portato avanti dal nuovo board) - si legge nella relazione semestrale della media company che fa capo al gruppo Bolloré - Vivendi ha svalutato il valore della sua partecipazione, per tener conto in particolare dei rischi di esecuzione associati con il suddetto piano industriale, considerato il minor potere in capo a Vivendi di partecipare alle decisioni finanziarie e operative in Telecom Italia». Tuttavia, nonostante il cambio di governance - si legge ancora nella relazione - Vivendi ritiene di avere ancora una «significativa influenza» su Telecom, considerata l’entità della partecipazione (che ne fa il primo azionista).

Da inizio maggio, quando è stato rinnovato il consiglio, Vivendi esprime cinque consiglieri, tra cui l’ad Amos Genish, su un totale di 15 componenti. I dieci consiglieri di maggioranza, tratti dalla lista Elliott, incluso il presidente Fulvio Conti, sono tutti provvisti del requisito di indipendenza e nessuno ha deleghe operative. La situazione sembra però andare “stretta” ai francesi, che recentemente hanno espresso insoddisfazione a riguardo e non hanno escluso iniziative per tornare in sella. L’occasione potrebbe offrirsi all’assemblea che Telecom dovrà tenere prima di fine anno per nominare la società di revisione. al momento però non ci sarebbe nulla di deciso.

In Italia Vivendi detiene anche 340,246 milioni di azioni Mediaset, pari al 28,8% del capitale a al 9,9% dei diritti di voto (il resto è sterlizzato), per un prezzo di carico aggiornato il 30 giugno a 932 milioni (2,74 euro per azione contro i 2,91 euro delle quotazioni di Borsa di ieri) e perdite di valore cumulate di 327 milioni. Prossima udienza per la causa su Premium il 23 ottobre.

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