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Apple, i conti record spingono verso la soglia dei mille miliardi

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trimestre sopra le attese

Apple, i conti record spingono verso la soglia dei mille miliardi

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New York - Servizi, dalle app allo streaming. E, ancora e sempre, gli iPhone. È questa la “pozione” non troppo segreta che ha messo ancora una volta le ali al business di Apple, spingendolo a riportare le migliori entrate di sempre del trimestre che conclude a fine giugno, il terzo dell’anno fiscale dell’azienda capofila - oltre che del settore tech - della capitalizzazione di Borsa.

Un risultato che ha surclassato attese già considerate robuste da parte degli analisti e promette di spingere ulteriormente al rialzo le quotazioni a Wall Street.

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Nel dopo mercato di ieri sera il titolo ha già offerto un anticipo di quel che potrebbe essere in arrivo: ha guadagnato oltre il 4%, sfiorando i 198 dollari, un potenziale nuovo massimo storico e culmine di una corsa del 28% da inizio anno che ha ormai portato la market cap vicino alla soglia storica dei mille miliardi di dollari. Vale a dire che Apple si avvia a battere il gigante di Internet e del commercio elettronico Amazon al traguardo dei mille miliardi. E a lasciarsi alle spalle i cosiddetti “Fang” sotto pressione, cioè i titoli-guida dell’ultima generazione della new economy. L’indice Fang+, che comprende Facebook, Amazon, Netflix e Google (ora Alphabet) assieme ad altre azioni d’avanguardia quali Nvidia Corp, Baidu and Tesla, è finito lunedì in territorio di correzione al ribasso, soffrendo un calo del 10% dai massimi del mese scorso dopo una stagione di bilanci contrastati.

In cifre, il giro d’affari trimestrale della società capitanata da Tim Cook ha marciato del 17% a 53,26 miliardi di dollari mentre i profitti si sono impennati del 32% a 11,52 miliardi, equivalenti a 2,34 dollari per azione. Entrambi numeri andati oltre le attese, ferme a 52,3 miliardi di revenue e 2,16 dollari di utili. L’ottimismo, inoltre, regna anche per il trimestre in corso, il quarto fiscale: le revenue dovrebbero salire di un solido 14-18% a 60-62 miliardi, contro i “soli” 59,5 miliardi ipotizzati da Wall Street.
L’exploit nella performance appena archiviata, per Apple, è stato particolarmente significativo perché il trimestre a giugno è tradizionalmente il più debole per il colosso di Cupertino, quando le vendite frenano in attesa del lancio di nuovi prodotti a settembre. Ma ieri Luca Maestri, il direttore finanziario, ha potuto dichiarare trionfante che «la crescita è stata forte ovunque nel mondo» e che, nel caso di smartphone i quali restano il cuore dell’attività, «i consumatori valorizzano le caratteristiche» dei modelli X, 8 e 8 Plus.

Gli iPhone hanno generato revenue in aumento del 20% a 29,91 miliardi, sostenute da rincari più che dal numero di cellulari venduti, lievitati di un modesto 1% a 41,3 milioni. L’iPhone X, telefono dell’anniversario decennale venduto a 999 dollari, ha rappresentato un quarto delle intere entrate e ha spinto i prezzi medi di tutti gli iPhone in rialzo di un quinto a 724 dollari, superando i 693 dollari anticipati dagli esperti. La divisione che comprende smartwatches e cuffie wireless ha da parte sua visto le entrate crescere del 37% a 3,74 miliardi.
La crescita più esplosiva ha avuto tuttavia luogo nella divisione dei servizi, dove le entrate sono balzate del 31% al record di 9,55 miliardi e a loro volta hanno battuto pronostici di 9,2 miliardi.

I servizi sono diventati il pilastro di una vera e propria transizione di Apple da gruppo trainato da hardware e gadget ad azienda che genera sempre più fatturato e profitti dagli abbonamenti e dai software. L’obiettivo di arrivare qui a 50 miliardi di entrate annuali entro il 2020 appare sempre più vicino, grazie a iCloud storage e a streaming di musica e di video. Apple riceve una commissione anche per servizi video di terzi quando vengono comprati all’interno dell’“eco-sistema Apple”, a cominciare da Netflix, e prevede incrementi annuali di questo segmento del 100 per cento. Nella musica vanta oltre 50 milioni di utenti, paganti o in prova gratuita. Gli abbonamenti legati ad Apple sono ormai complessivamente un esercito di 300 milioni, in rialzo del 60 per cento.

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Sotto il profilo della penetrazione geografica, di particolare rilievo la riscossa nell’area della Grande Cina, che ha recuperato da un andamento deludente l’anno scorso mettendo a segno una crescita nelle entrate trimestrali del 19% a 9,55 miliardi. Cook, riferendosi alla guerra dei dazi tra Washington e Pechino che potrebbe danneggiare la produzione del “made in China” anche di Apple, ha indicato di auspicare che diventi possibile raggiungere un compromesso.

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