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Tutto sui campi estivi per giovani Paperoni (con campioni di F1 e figli di…

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l’ultima frontiera del private banking

Tutto sui campi estivi per giovani Paperoni (con campioni di F1 e figli di rockstar)

(Marka)
(Marka)

Si svolgono in hotel chic e resort da sogno, ma anche in luoghi più “hipster” come le piste da bowling Lucky Strike di Manhattan. Con testimonianze di esperti delle migliori università e aziende mondiali su investimenti finanziari e immobiliari, strategie imprenditoriali, startup digitali, personal branding, filantropia. Sono gli esclusivi “summer camp” per super-ricchi organizzati dai colossi del private bank, a partire dal duo svizzero Ubs-Credit Suisse per continuare con Morgan Stanley e Citi Private Bank.

Happening per portafogli ad almeno sette zeri dove non mancano ospiti d'onore del calibro di Nico Rosberg, campione del mondo 2016 di Formula Uno, e dove a pranzo puoi incontrare il 23enne Jesse Bon Jovi, figlio della rockstar, in veste di sommelier. Le location dei corsi spaziano da New York a Londra, da Singapore a Zurigo, con un'età media dei partecipanti che si aggira sui 27 anni.

Ma a cosa servono queste scuole estive per ricchi? Ecco la spiegazione ufficiale di Citi: «Vogliamo che i giovani capiscano che, in quanto rampolli di famiglie facoltose, hanno grandi responsabilità». Alla fine, quando erediteranno i rispettivi patrimoni, farà loro comodo sapere per esempio quali sono le regole sugli investimenti immobiliari nei diversi Paesi del mondo, spiegano dalla banca statunitense.

Si tratta quindi di programmi di qualche giorno per insegnare ai Paperoni Millennials che, parafrasando Spider Man, da grandi patrimoni derivano grandi responsabilità. Più concretamente, ai giovani ricchi i “summer camp” servono per fare networking: si incontrano, si conoscono, si scambiano idee di investimento e magari ci scappa anche qualche partnership. Alle banche servono per uno scopo ben preciso: stampare a fuoco i rispettivi brand e i relativi wealth manager nella testa dei nuovi Paperoni, alcuni dei quali “self-made” (soprattutto in Asia) e quindi in parte sconosciuti al mondo del private banking.

È un investimento delle banche sul futuro dei loro patrimoni in gestione, perché in fatto di soldi i passaggi generazionali possono riservare pessime sorprese.

Il panel dei docenti è di prim’ordine. I corsi di Ubs per esempio (che si chiamano “Young Successors Program”) ospitano regolarmente Luke Williams, docente di imprenditoria e marketing alla New York University Stern School of Business, ma anche il venture capitalist della Silicon Valley Evangelos Simoudis, oppure Scott Harrison, fondatore di “Charity: Water”, una no-profit che si occupa dei problemi di approvvigionamento idrico nei Paesi in via di sviluppo.

Ma in mezzo agli espertoni, naturalmente, abbondano i wealth manager, sguinzagliati dalla banca che organizza l’evento per diventare i consulenti di fiducia dei giovani Paperoni mondiali e dei loro pingui portafogli. In fondo, Spider Man vale anche per i gestori: da grandi patrimoni derivano grandi responsabilità.

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