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Astaldi, riassetto sul Bosforo nel caos della Turchia

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dismissioni a rischio

Astaldi, riassetto sul Bosforo nel caos della Turchia

(Agf)
(Agf)

La tempesta finanziaria d’agosto della Turchia scuote in pieno il ponte sul Bosforo e, dopo il Venezuela, un’altra tegola imprevista cade su Astaldi. A fine luglio tutto sembrava fatto per l’attesa vendita del ponte, di proprietà del costruttore romano: ora con la Turchia improvvisamente diventata una polveriera ed esposta alla bufera valutaria, l’affare si complica. Un Cigno Nero in piena regola: «Oggi la Turchia è un paese dove nessuno vuole investire - commenta un hedge fund che ha in mano debito di Astaldi - Qualsiasi compratore non può far altro che aspettare; mi stupirei se l’operazione venisse chiusa ora». Fonti vicine all’azienda, però, rassicurano che la trattativa va avanti.

Come contromossa per sterilizzare l’impatto della Lira Turca, oggi una valuta troppo volatile, l’operazione, che vale fino 200 milioni di euro, potrebbe essere perfezionata in dollari. A inizio estate gli investitori (in lizza per l’asset un gruppo cinese e costruttori locali) erano molto più preoccupati dalla instabilità politica (prima della rielezione del presidente Erdogan). Ora, però, con la lira crollata del 22% in pochi giorni, qualsiasi asset del paese perde valore. E la cosa avrà un impatto sulla trattativa in corso.

La cosa certa è che su Astaldi è tornata la tensione: ieri a Piazza Affari il titolo è caduto del 6% a 1,69 euro, il minimo storico per l’azienda. Male anche il debito: il bond da 700 milioni in scadenza nel 2020 è crollato di 6,45 punti scendendo a un prezzo di 72,5. Il gruppo di grandi opere (tra cui la Metro 4 di Milano, il Quadrilatero Perugia-Ancona, dove il consigliere regionale del Pd Andrea Smacchi ha denunciato cantieri fermi e operai a rischio licenziamento) è nel mezzo di una delicata ristrutturazione: gravata da 1,6 miliardi di debiti (il grosso è costituito appunto dal bond) deve chiudere un cruciale aumento di capitale, ossia iniettare nuove risorse in azienda. Servono 300 milioni. Inizialmente metà equity e metà debito, poi la ciambella di galleggiamento è stata trasformata interamente in capitale.

L’operazione è già bell’e pronta e tutta strutturata, l’hanno studiata gli advisor CitiBank e Morgan Stanley, ed è molto complessa. Prevede l’ingresso di un nuovo socio, individuato nel colosso giapponese IHI (i cui rappresentanti sono già entrati in Cda) candidato a rilevare il 18% di Astaldi; la vendita di asset per allungare 350 milioni di debiti e rifinanziarne altri 750; e la ricapitalizzazione vera e propria. Tuttavia l’intera architettura ruota attorno alla vendita del Ponte sul Bosforo, mega opera realizzata anni fa e di cui ancora oggi Astaldi è azionista. L’opera serve a reperire liquidità ed è una condizione essenziale affinché i giapponesi firmino l’accordo e le banche mettano in piedi il consorzio di garanzia, che è la chiave dell’aumento di capitale. Senza vendita del Bosforo, tutta l’operazione salta. Secondo rumors non confermati, la vendita del Ponte potrebbe essere annunciata attorno al 20 agosto, ma nell’instabilità geo-politica, i mercati hanno preferito vendere.

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