Finanza & Mercati

L’Eldorado dei bond è alla svolta, il mercato sta riprezzando…

  • Abbonati
  • Accedi
le 7 soluzioni per il risparmio

L’Eldorado dei bond è alla svolta, il mercato sta riprezzando il rischio

Fotogramma
Fotogramma

Negli ultimi cinque anni la capitalizzazione globale delle obbligazioni in circolazione è cresciuta di 8mila miliardi. Gli investitori hanno allocato ingenti quantità di capitali sul mercato dei bond considerato il microclima favorevole a tutte le latitudini. I titoli governativi hanno calamitato fondi grazie al “doping” delle politiche espansive delle banche centrali. Ma anche i bond più pericolosi, denominati high-yield, hanno attratto liquidità proprio perché - in un contesto di sorprendente calo dei tassi per via degli interventi delle banche centrali - hanno offerto cedole più competitive.

Questa sorta di Eldorado però potrebbe avere vita breve. In questa prima parte del 2018 ne abbiamo avuto un’avvisaglia. Dal picco di marzo a 51mila miliardi di dollari il valore dei bond è sceso di oltre 1.000 miliardi. Questo perché i tassi stanno risalendo un po’ dappertutto, in scia a una ripresa dell’inflazione e del cambio di rotta delle banche centrali che hanno avviato o stanno per avviare una fase di rialzo dei tassi. Il percorso potrebbe essere lento e farraginoso (non mancano i paradossi come quello che vede titoli per oltre 7mila miliardi di dollari viaggiare ancora a tassi negativi e in ogni caso oltre il 40% dei bond offrire non più del 2%). Ma la strada è segnata. Ecco i punti chiave da tenere in considerazione per un investimento o un’uscita dal mercato obbligazionario nel prossimo autunno.

Focus banche centrali
L’era delle politiche ultra-accomodanti è giunta al termine. «Il trend che prevale ora è per tassi globali più elevati e sono attesi ulteriori inasprimenti monetari nella seconda metà dell’anno», spiega Arif Husain, head of international fixed income della casa di investimenti T. Rowe Price. Tra le economie avanzate, queste aspettative includono la Federal Reserve, che ha già alzato nel 2018 due volte i tassi e dovrebbe aumentarli per altre due entro fine anno (da dicembre 2015 le strette ammontano a otto). È possibile che anche la Banca centrale del Canada alzi i tassi per la terza volta quest’anno mentre a inizio agosto la Bank of England ha ripreso il ciclo di inasprimento monetario (portando il costo del denaro allo 0,75%).

Anche la Svezia, dove le pressioni inflazionistiche stanno aumentando, si candida tra i Paesi prossimi all’inversione del ciclo. Senza dimenticare che la Bce a fine anno interromperà il piano espansivo da 2.400 miliardi di euro (quantitative easing) e che dopo l’estate 2019 potrebbe iniziare a ritoccare all’insù il livello dei tassi. «Il potenziale di un rialzo dei tassi sincronizzato da parte delle principali banche centrali nel breve periodo è contenuto, ma il mercato sta proiettando queste basse probabilità nel futuro. I prezzi dovrebbero fungere da segnali per il mercato», analizza Bret Barker, specialist portfolio manager for governments and rates di Tcw.

In queste condizioni, man mano che il tempo passa e le prossime strette si avvicinano, il mercato va ad adeguare gli attuali rendimenti delle obbligazioni. E l’unico modo per farlo è vendere i titoli in circolazione, facendone scendere il prezzo per portare in alto i rendimenti attesi (prezzo e rendimenti si muovono necessariamente in direzione opposta). Quindi le probabilità che nei prossimi mesi il prezzo delle obbligazioni in portafoglio scenda (e vada anche sotto 100) sono molto elevate. Ovviamente ciò costituisce un problema per chi non intende portarle a scadenza dato che quando un bond compie il suo ciclo di vita il prezzo di rimborso torna a 100 (alla pari). Allo stesso tempo la discesa dei prezzi potrebbe costituire un’occasione d’acquisto, anche se in ogni caso si procederebbe contro-trend visto che la fase di rialzo dei tassi potrebbe durare almeno 2-3 anni.

Il caso Italia
I BTp italiani meritano un cenno a parte. Oltre a risentire del contesto globale (e soprattutto dell’operato della Bce) in questa fase sono tornati sotto pressione per via dell’incertezza sulle politiche fiscali che il nuovo governo Lega-M5s intenderà adottare. Nel caso queste prevedano una rottura dei patti con l’Europa è ragionevole supporre un forte aumento dei tassi (e dello spread con il Bund). Il mercato, nel dubbio, già prezza un po’ di incertezza. I tassi del decennale viaggiano oggi 100 punti base in più (dall’1,8% al 2,8%) rispetto ai valori precedenti la nascita del governo. Tra gli appuntamenti più caldi dei prossimi mesi da monitorare: l’iter dell’approvazione delle legge di Bilancio e i giudizi sul rating italiano (con possibile downgrade) da parte di Moody’s e Standard and Poor’s.

© Riproduzione riservata