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Europa positiva, Milano maglia nera (-1,83%) con spread e ko Atlantia

Andamento titoli
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Milano, schiacciata da Atlantia (-22,26%), ha terminato la seduta in negativo e ha lasciato sul campo l'1,83%, dopo essere arrivata a perdere più dell'1,8%, ai minimi in un anno. Viceversa, le altre Borse europee hanno fatto bene, sostenute dall'allentamento delle pressioni sulla lira turca (oggi in rialzo del 2,4% sul dollaro e dell'1,6% circa sull'euro; la Borsa turca ha comunque ceduto il 3,2% circa), dal recupero dei tecnologici a Wall Street e dalla possibile ripresa dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina. A fine seduta Parigi ha guadagnato lo 0,83%, Francoforte lo 0,61%, Madrid lo 0,53% e Londra lo 0,8% circa, recuperando rispetto ai ribassi della vigilia. Su Piazza Affari ha pesato come un macigno il ko di Atlantia, travolta dalla bufera per il crollo del ponte Morandi di Genova e dalla possibilità che il Governo revochi alla controllata Autostrade per l'Italia la concessione autostradale (in scadenza nel 2038). Sul Ftse Mib deboli gli industriali e i bancari, con Banco Bpm (-3,96%) a guidare i ribassi. Il settore del credito paga ancora la pressione sui titoli di Stato italiani con il rendimento del Btp 10 anni in salita (al 3,12% dopo essere arrivato al 3,2%) e lo spread a 280 punti, il massimo da maggio.

Settore autostradale sotto pressione: giù Autogrill e titoli Gavio
Chiusura pesante per Atlantia a Piazza Affari. La società, che controlla Autostrade per l'Italia ed è sotto forte pressione da martedì, quando è crollato il ponte Morandi di Genova, ha terminato in ribasso del 22,26% a 18,3 euro per azione, dopo essere arrivata a perdere più del 25% a 17,265 euro, scivolando sotto la soglia dei 18 euro per la prima volta dall'autunno 2014. Nel corso della seduta il titolo aveva cercato di risollevarsi, arrivando a limitare le perdite attorno al 14% circa. Sull'andamento delle azioni hanno pesato le parole del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che minacciato di revocare ad Autostrade per l'Italia la concessione autostradale (in scadenza nel 2038). Anche il vicepremier Luigi Di Maio ha rincarato la dose e puntato l'indice contro i Benetton, azionisti di Atlantia, spiegando che «se i privati non sono in grado di gestire una parte di strada, interverrà il pubblico». Di Maio ha insistito sul fatto che la concessione può essere tolta senza incorrere in alcuna penale e/o risarcimento vista la gravità della tragedia avvenuta a Genova (le penali in teoria possono arrivare fino a 20 miliardi di euro). A fine seduta la capitalizzazione di mercato di Atlantia è pari a 15,11 miliardi euro, meglio dei 14,7 miliardi toccati nel corso della giornata, ma comunque sotto i 20,5 miliardi della chiusura di lunedì, il giorno prima del cedimento del viadotto. A questi valori, dunque, in due giorni il titolo ha perso 5,39 miliardi di capitalizzazione. Oltre alle azioni Atlantia hanno perso anche quelle dell'altra controllata della famiglia Benetton, cioè Autogrill: gli analisti comunque ricordano che dall'Italia deriva il 20% del fatturato del gruppo. Nel settore strettamente autostradale giù anche le società del gruppo Gavio, titolari di altre concessioni su tratte italiane, Sias e Autostrada Tomi, sul timore di un contesto regolatorio in Italia. Giù Autostrade Meridionali, titolare della concessione per l'A3 Napoli-Salerno e sempre controllata dal gruppo Benetton.

Effetto domino sugli alleati spagnoli di Acs
Effetto domino di Atlantia poi sul gruppo Acs di Florentino Perez, che ha perso alla Borsa di Madrid l'1,86%, dopo essere arrivata a perdere oltre il 5% ed è stato tra i titoli peggiori del listino Ibex35. I due gruppi, infatti, sono da mesi al lavoro sul dossier congiunto per rilevare assieme la società autostradale Abertis. Il sei luglio scorso la Commissione europea ha autorizzato la proposta di acquisizione da parte di Acs (insieme alla sua controllata tedesca Hochtief, in calo del 4,52% a Francoforte) e Atlantia. Il 25 luglio l'assemblea degli azionisti di Abertis ha così approvato il delisting di tutte le azioni del gruppo spagnolo dalle borse di Madrid, Barcellona, Bilbao e Valencia. L'esclusione dalle negoziazioni è legata proprio all'opa lanciata da Acs attraverso Hoctief, che ha raggiunto un accordo con Atlantia per ottenere il controllo congiunto di Abertis dopo la battaglia a colpi di rilanci. Il titolo Hochtief AG perde in questo momento a Francoforte il 3%

Deboli i bancari, bene Unipol e Buzzi
Tornando a Milano, per quanto riguarda gli altri titoli, tra i bancari male Banco Bpme Intesa Sanpaolo, che confermano l'agosto nero del settore del creditoi titoli del comparto industriale, con Prysmian(-2,74%), Tenaris(-1,95%) e Fiat Chrysler Automobiles(-2,29%) che hanno scontato la debolezza del settore nel Vecchio Continente (l'indice Euro Stoxx 600 Industria ha guadagnato un modesto 0,2%). In calo anche Stmicroelectronics (-3,18%), nonostante la ripresa del comparto tecnologico negli Stati Uniti: ieri, quando la Borsa milanese era chiusa per festività, il Nasdaq aveva subito forti cali a causa del colosso cinese di internet Tencent, che per la prima volta in dieci anni aveva visto calare i profitti. Sul fronte opposto, è andata molto bene Buzzi Unicem (+3,03%), in rimbalzo dopo i cali precedenti, determinati dalla paura che il calo della lira turca potesse mettere il freno alla domanda di calcestruzzo. La migliore è stata Unipol(+3,59%), sostenuta dalla valutazione positiva di Banca Imi, che ha confermato la raccomandazione «buy», e dal trend positivo iniziato con la pubblicazione della trimestrale nei giorni scorsi. Unipol sostiene il comparto assicurativo e, in particolare, Unipolsai (+1,28%) e Generali Assicurazioni (+0,34%).

Tra i peggiori Bayer e Tesla
Fuori dal listino principale, tra i peggiori ci sono appunto i titoli legati alle autostrade, ma anche Bayer(-8,11%), ancora penalizzata dalla vicenda Monsanto e dai possibili ulteriori costi (dopo la maxi multa da 289 milioni) legati ad altre possibili cause sull'uso di glifosato negli erbicidi. Continuano inoltre i cali di Tesla(-4,63%), dopo che la Securities and Exchange Commission (la Consob americana) ha imposto al gruppo delle auto elettriche di fornire documenti legati ai tweet controversi scritti da Elon Musk il 7 agosto, quando l'amministratore delegato aveva detto di volere un delisting del gruppo e di avere i fondi per farlo.

In Europa bene Carlsberg e JC Decaux
Per quanto riguarda i titoli scambiati sulle altre principali piazze europee, l'effetto domino di Atlantia si fa sentire sul gruppo Acs di Florentino Perez, che ha perso alla Borsa di Madrid l'1,97%, dopo essere arrivata nel corso della seduta a perdere anche più del 5%, tra i cali maggiori dell'Ibex35, il listino di riferimento. Atlantia e Acs, infatti, sono da mesi al lavoro sul dossier congiunto per rilevare assieme la società autostradale Abertis. A Francoforte ribasso vistoso per Bayer (-4,63%), dopo le indicazioni negative di varie banche sulla vicenda glifosato, e Hochtief (-4,52%). Bene invece a Copenhagen il colosso della birra Carlsberg (+3%), dopo che la società ha alzato le guidance dell'interno anno, anticipando vendite positive su tutti i principali mercati del gruppo. Buoni rialzi a Parigi per il gruppo pubblicitario JC Decaux (+7,14%), dopo che gli analisti di Berenberg hanno alzato la valutazione sul titolo.

Btp: rendimento 10 anni a 3,12%, spread a 280 punti
Sale ancora lo spread BTp/Bund sulla scia dei timori per la crisi della lira turca e torna a toccare livelli raggiunti a maggio in concomitanza con le difficoltà che si registravano per la formazione del nuovo Governo. Il differenziale di rendimento tra il decennale benchmark italiano (Isin IT0005323032) e il pari scadenza tedesco ha terminato la seduta a 280 punti base, in aumento di 8 punti rispetto alla chiusura di martedì. In crescita anche il rendimento del BTp benchmark decennale che ha chiuso al 3,12% dal 3,05% del riferimento precedente. Sul fronte valutario l'euro è scambiato in rialzo a 1,1396 dollari, contro gli 1,1368 dell'apertura e gli 1,1345 della chiusura di ieri. La moneta unica è scambiata a 126,226 yen, contro i 125,285 dell'apertura e i 125,67 della chiusura precedente, mentre il cambio dollaro/yen è a 110,768. Debole il petrolio: i future del Wti a settembre salgono dello 0,05% a 65,04 dollari al barile, mentre quelli a ottobre del brent calano dello 0,07% a 70,7 dollari.

Cina: invierà negoziatore negli Usa a fine mese per discutere di commercio
Spiragli nella guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Il ministero cinese del commercio ha fatto sapere che Pechino invierà un alto funzionario negli Stati Uniti alla fine del mese per riprendere i negoziati commerciali. Il vice ministro del commercio, Wang Shouwen incontrerà il Sottosegretario di Stato del Tesoro degli Stati Uniti per gli affari internazionali, David Malpass, su invito degli Stati Uniti, ha detto il ministero in una dichiarazione riportata dall'agenzia Xinhua.

Turchia: la lira risale. Qatar in aiuto di Erdogan
Lira turca in lieve recupero per il terzo giorno consecutivo dopo il crollo della scorsa settimana e Ankara in piena offensiva diplomatica per cercare di fornire ai mercati esteri un'immagine di paese in pieno controllo della situazione. Mentre la lira turca recupera oggi circa il 2% e quota a 5,81 lire turche per un dollaro (contro le 7 che servivano al picco della crisi pochi giorni fa), il potente ministro delle finanze Berat Albayrak, genero del presidente Recep
Tayyip Erdogan, si prepara per la teleconferenza che terrà nel pomeriggio con un migliaio di grandi fondi e investitori stranieri, allo scopo di rassicurarli sullo stato dell'economia e sulla determinazione del governo a porre in campo ogni misura necessaria per frenare l'emorragia di fondi. Dopo il "whatever it takes" annunciato a inizio settimana dalla banca centrale turca che ha promesso di fornire tutta la liquidità necessaria alle banche del paese perché continuino a fornire finanziamenti all'economia - ma che ha escluso di alzare i tassi per non strozzare l'economia - ieri il governo di Erdogan ha incassato la promessa da parte del Qatar di voler investire in Turchia 15 miliardi di dollari, una promessa che rappresenta un'importante vittoria politica per l'esecutivo di Ankara.

In Usa dati macro in chiaroscuro, bene quelli sul lavoro
Nei sette giorni conclusi l'11 agosto il numero di lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti è sceso di 2.000 unità a 212.000, battendo le stime degli analisti (215.000) e mantenendosi ai minimi storici. Invece l'indice delle Fed di Filadelfia, che misura l'andamento del settore manifatturiero, è sceso a 11,9 punti in agosto, deludendo le previsioni. Peggio delle stime anche il dato sull'avvio di nuovi cantieri (+0,9% in luglio, con i permessi per costruire in aumento dell'1,5%).

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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